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   LIVINALLONGO DEL  COL DI LANA
   
Il Comune di Livinallono del Col di Lana   Le origini del nome   Le Frazioni del Comune   Il Castello di Andraz   Museo di Storia, Usi, Costumi, Tradizioni della Gente Ladina   Mostra della Grande Guerra    La Lingua Ladina   Gemellaggio con Gubbio 
 
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Sito dell'ufficio del Turismo di Arabba

 
 

www.arabba.it

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Sito del Comune di Livinallongo del Col di Lana
("Comun da Fodom")
 

www.comune.livinallongo.bl.it

 

 Il Comune di Livinallongo del Col di Lana

     Il Comune di Livinallongo del Col di Lana  (Fodóm in ladino, Buchenstein in tedesco) è situato in Italia, nella provincia di Belluno della Regione Veneto.

     Si tratta di un "comune sparso" in quanto sede comunale è la frazione Pieve di Livinallongo.

    Fa parte del comprensorio della Ladinia.

Gli abitanti sono
1.339
Altitudine 1.475 sul livello del mare.
 

     Il territorio del Comune di Livinallongo del Col di Lana (100 Kmq) presenta la sua valle solcata dal torrente Cordevole che prende origine dal Passo Pordoi, sul versante orientale, fra il gruppo del Sella e la catena del Padon.

   Il territorio di Livinallongo è limitato quasi interamente da confini naturali, e precisamente: ad est le creste del Nuvolao lo dividono dalla Comunità di Ampezzo, mentre i dirupi del Settsass e le lunghe giogaie del Pralongié dalla Valle di S. Cassiano; ad ovest le alture di Sommamont e di Forcelle lo separano dalla Valle di Corvara, mentre il gruppo del Sella ed il Sass Beccè da Gardena e Fassa; a sud le lunghe vette della catena del Padon dalla Valle di Penia e della Pettorina ed ad est il rivo di Davedino.
   Il suo territorio presenta una caratteristica del paesaggio dolomitico, dai versanti ora rivestiti da grandi abetaie, contratti e terrazze ben coltivati, o scoscesi, ora con le alte dorsali stendentesi in verdi praterie e grandi pascoli, interrotte da massicci rocciosi.
 

    I Romani giunsero in questo territorio già nel III secolo a.C., ma ci vollero anni per assoggettare completamente le fiere popolazioni retiche che abitavano in quest'area. Nel 15 a.C. i Romani sotto il comando di Druso e Tiberio occuparono il territorio alpino, spingendosi fino alle rive del Danubio. La parte settentrionale dell'odierno Alto Adige venne successivamente divisa fra le due province Rezia (Raetia prima e Raetia secunda) e Norico (Noricum), mentre quella meridionale che includeva la Val d'Adige fino all'altezza di Merano venne inclusa nella Regio X Venetia et Histria.
   Il periodo romano si protrasse per cinque secoli e lasciò profonde tracce nella regione che fu fortemente latinizzata.



    Dopo le invasioni barbariche, il territorio fu soggetto ai Longobardi e quindi ai Franchi, fondatori del Sacro Romano Impero. Con l'imperatore Ottone I di Sassonia la zona dolomitica fu ricompresa nella Marca di Verona, a sua volta dipendente dal ducato di Baviera prima e dal 975, sotto il controllo del Ducato di Carinzia.
Qualcuno sostiene che a questo periodo risalga il Castello di Andraz situato nel Comune di Livinallongo.
 
    Del 1005 è un documento che definisce i confini della contea della Val Pusteria; forse, per la prima volta, vi sono citate alcune località livinellesi.

    Attorno al 1141 fu fondata l'abbazia di Novacella con possedimenti anche su Livinallongo: uno scritto del 1142 documenta la donazione al convento del mansus Puchberc qui dicitur Wersil, un maso identificabile con Fursil, nella zona di Colle Santa Lucia. È il primo documento che cita con sicurezza la zona. Interessante notare che per prima viene citata l'area di Colle Santa Lucia, in posizione più marginale rispetto a Livinallongo: è probabile che i vescovi si fossero preoccupati di colonizzare per primi i territori di confine.

    Nella primavera del 1796 Napoleone Bonaparte aveva passato con una forte armata le Alpi ed aveva battuto gli austriaci nella pianura Padana, conquistando con una guerra-lampo la Lombardia.
    Mentre Napoleone proseguiva con il grosso dell’esercito direttamente alla volta di Vienna, un corpo del suo esercito risaliva la valle dell’Adige per sbarrare la strada ai tedeschi che per la valle stessa potevano attaccarlo alle spalle.
    Nel marzo del 1797 i francesi erano arrivati nell’Alta Valle dell’Isarco. E di fronte al grave pericolo dell’invasione erano stati inviati rinforzi ed erano stati richiamati gli uomini validi del Tirolo per respingere il nemico, che fu fermato a Vipiteno e fu costretto a retrocedere a Bressanone. Ma i francesi contrattaccarono a Spinges, piccolo gruppo di case sopra a Sciaves e Rio di Pusteria.
    Il 2 aprile, alle 2 del pomeriggio, i valligiani dopo una strenua resistenza stavano ormai ripiegando, quando una ragazza che era in servizio presso un contadino di Spinges, uscì da una stalla, saltò oltre il muro del cimitero e davanti alla porta della chiesa, armata di una forca, atterrò (forse spaventò solo) alcuni soldati francesi, gli altri volsero in fuga. Quella ragazza era Catarina Lanz, nata a Pian di Marebbe 26 anni prima, il 21 settembre 1771, in casa di un povero contadino che l’aveva mandata come serva in Pusteria, appena quattordicenne, ad imparare il tedesco. La Lanz, dopo lo scontro di cui fu eroina, si fermò a Bressanone e a Spinges per 14 anni. Di lì andò serva di don Pietro Alton a Colle Santa Lucia, poi, dal 1851 al 1854, come cuoca presso il curato Giovanni Maneschg a Andraz.
   L’8 luglio del 1854 morì, a 83 anni, e fu sepolta nel cimitero di Pieve di Livinallongo con gli onori militari.
   Un monumento fu inaugurato in suo onore a Pieve di Livinallongo il 22 luglio 1912; questo, nel 1915, durante la grande guerra, fu portato a Corvara, poi al Museo di Rovereto, di dove nel 1967 tornò nella piazza di Pieve.
   Tornando alle vicende storiche di Livinallongo, occorre precisare che nel 1809 preoccupante divenne la rivolta contro i francesi, odiati perché offendevano la religione, e contro i bavaresi loro alleati, che si erano dimostrati duri oppressori, Napoleone decise di inviare contro i ribelli due corpi militari, in prevalenza di soldati italiani. Uno doveva entrare in Alto Adige dal Trentino, mentre l’altro dal Bellunese. Fu quest’ultimo a trovare una debole resistenza, che poteva finire in massacro: il 2 novembre, al confine veneto, 13 fra livinellesi e badioti presero a fucilate il corpo francese che saliva da Agordo, al comando del generale Peyri, ma non successe nulla: il capitano Canins, che comandava i soldati tirolesi, ordinò subito di deporre le armi, ed il generale francese, occupato il paese, si comportò amichevolmente.
   Nel 1810 Livinallongo formò l’ultimo confine del Dipartimento del Piave, confine che correva sulla cresta settentrionale dei monti. Caprile, con la parrocchia di Pieve di Livinallongo, venne aggregata alla diocesi di Belluno, e vi restò anche quando nel 1814 con le chiese di Colle e di Arabba fu restituita a Bressanone.
   Alla caduta di Napoleone, nel 1815, dopo aver fatto parte della Baviera e del Regno d’Italia, Livinallongo fu riannesso all’Austria e vi restò fino al termine della Grande Guerra.
   Nella mobilitazione generale del 2 agosto 1914 i soldati fodomi vengono chiamati alle armi ed inviati sul fronte orientale (russo). Il 24 maggio 1915, alla dichiarazione di guerra italiana, si costituisce trasversalmente lungo il territorio montagnoso del Comune di Livinallongo la linea del fronte: Marmolada, Mesola, Padon, Foppa, Col di Roda, Sief, Col di Lana, Setsass, Sasso di Stria, Lagazuoi.

   Alla fine di maggio e nel mese di giugno 1915 le truppe italiane avanzano da Caprile ed occupano Colle Santa Lucia, Monte Pore, Larzonei, Andraz, Collaz, Foram, Salesei.
   Il comando austriaco ordina l’evacuazione dei paesi e trasferisce il monumento di Caterina Lanz (inaugurato nel 1912) nel cimitero di Corvara.
    La popolazione della parte bassa della valle va profuga a Colle Santa Lucia oppure viene condotta dalle autorità italiane in Piemonte, Toscana, Abruzzi, Marche. La popolazione della parte alta della valle va profuga in Val Badia, in Val Punteria, perfino in Boemia.
    Pieve, ormai evacuata, fu occupata dalle truppe italiane  nella notte tra il 25 e 27 luglio 1915.
   Il forte La Corte risponde al fuoco delle artiglierie italiane e bombarda il territorio occupato: Pieve viene bombardata il 18 agosto 1915. Poco dopo il forte viene abbandonato ed il comando si trasferisce sul Col di Roda.

Il 26 agosto 1915 gli italiani, per risposta, bombardarono Arabba, Varda e Cherz.
Nel settembre 1915 Livinallongo è ormai deserta e distrutta, soltanto soldati italiani si aggirano per i villaggi e l’obiettivo del fronte si concentra sul Col di Lana. Ma già erano caduti 6.400 soldati italiani e 1.600 austrungarici.
L'ottobre 1915, altrettanto cruento, permise all'esercito italiano di conqustare i capisaldi (Fortino austriaco, Cappello di Napoleone e Panettone) dei tre costoni (Castello, Agai e Salesei) che puntano alla Cima Lana, rispettivamente il 29, 26 e 22 ottobre.

    Queste conquiste permesero all'esercito italiano di accamparsi proprio al di sotto della Cima e in realtà il 7 dicembre 1915 l'esercito italiano conquistò, ma subito perse, la vetta del Col di Lana;

La "dolce Conca" sede delle baracche italiane, poste proprio sotto Cima Lana, confrontata con la situazione di oggi

    Per conquistare la Cima occorse la famosa mina del Col di Lana che venne fatta saltare, per ordine del maggiore Mezzetti, dal tenente Gelasio Caetani, duca di Sermoneta, alle ore 22.35 del 17 aprile 1916. Lo scoppio della Mina provocò un cratere di 30 m x 65 m e profondo 15 m: in questa operazione 110 soldati austriaci rimangono uccisi e 170 vengono fatti prigionieri nelle caverne.

Nelle tre foto: lo schema costrittivo della galleria S.Andrea che ha reso possibile la realizzazione della Mina; Il Col di Lana i giorni successivi allo scoppio (le pareti della vetta prive di neve); Il cratere creato dalla mina, oggi sede nella prima domenica d'agosto di una Messa in suffragio di tutti i caduti, alla presenza di una guarnigione di Alpini ed una di militari Austriaci.

 

    Dovunque durante il conflitto vengono sepolti i caduti dei due fronti.

   Vengono improvvisati cimiteri italiani a Pian di Salesei, Andraz, Castello; e austroungarici a Col di Roda, Valiate, Val Parola (due) e Passo Pordoi.
 

   

   Nel 1938 verrà costruito il Sacrario di Pian di Salesei che custodisce le spoglie di 4.700 caduti ignoti, 704 noti tra cui 19 austro-ungarici.

    Nel 1935 è stata inaugurata la cappella del Col di Lana, costruita in onore dei caduti della Prima Guerra Mondiale, senza distinzione di nazionalità.
    La Cappella fu costruita su proposta di Gelasio Caetani (l'ideatore della "Mina") che allora era presidente del Comitato Nazionale per le onoranze dei Caduti del Col di Lana.
    Nel 2006 la Cappella è stata rifatta ex novo e perfettamente identica alla precedente, alla quale era stato, a suo tempo, sostituito il campanile con uno più austero.

 Nel 2012 all'interno della Cappellina è stata collocata, da un soldato italiano ed uno austriaco, una piccola statua dei S. Ubaldo, patrono di Gubbio e "Santo della Riconciliazione" al termine di una cerimonia religiosa presenziata dal Vescovo di Gubbio.

      Il monumento ai caduti sulla piazza 7 novembre 1918 a Pieve riporta i nomi di 135 caduti e dispersi fodomi della Grande Guerra ed é un numero altissimo tenendo conto del numero di abitanti.

    A cominciare dalla primavera del 1918 i profughi fodomi ritornano nella valle abbandonata dai militari e cominciano l’opera di ricostruzione del paese, abitando provvisoriamente nelle baracche militari e nelle poche case risparmiate dai bombardamenti. La ricostruzione viene aiutata dal governo italiano e dal consorzio trentino dei comuni cosiddetti conquistati o liberati. La ricostruzione avrà termine nel 1923-’24.
   Col i patti di San Germano (1923) il comune di Livinallongo viene aggregato alla provincia di Belluno.
    Nel 1933 con decreto autografo di Benito Mussolini viene aggiunto al nome del comune la denominazione “del Col di Lana” che verrà confermato nel referendum popolare comunale indetto dalla Regione Veneto nel 1983.

                                                              

  Le origini del Nome

   Attestato dal 1265 come Livinal e dal 1275 come Livinallongo, il toponimo è composto dall'aggettivo lungo e dal termine ladino livinàl "gola", "vallone franoso". Si tratta quindi di un chiaro riferimento alla morfologia del territorio, esteso sulla stretta e profonda valle del fiume Cordevole.
   Il corrispettivo ladino Fodóm viene invece ricollegato al latino fagus "faggio". Ne sarebbe una traduzione il tedesco Buchenstein, composto da Buchen "faggio" e Stein "rocca, castello" (richiamo al castello di Andraz).

 

                                                              

 Le frazioni del Comune

   Il comune è suddiviso in 17 "vicinie"
       
 (tra parentesi il toponimo in lingua Ladina):
Andraz (Andrać) - 84 ab., 1.414 m s.l.m.
Arabba (Rèba) - 275 ab. 1.601 m;
   nota località sciistica e sede di un centro meteorologico dell'Arpav
Castello (Ciastèl) - 9 ab., 1.747 m;
   vi si trova il Castello di Andraz
Cherz (Chierz) - 51 ab., 1.651 m
Contrin (Contrin) - 18 ab., 1.697 m
Corte (La Court) - 33 ab., 1.601 m
Davedino (Davedin) - 7 ab., 1.550 m
Larzonei (Larcionèi) - 20 ab., 1.577 m
Ornella (Ornela) - 67 ab., 1.485 m
Palla-Agai (Pala-Daghè) - 17 ab., 1.676 e 1.723 m
Pieve di Livinallongo (La Plié da Fodóm) - 245 ab., 1.475 m;
   Centro principale e sede del Comune
Salesei (Salejei) - 133 ab., 1.400 m
   Luogo dove si svolse la Corsa dei Ceri nel 1917
Soraruaz (Souraruać)
Vallazza (Valacia)
Varda (Vèrda) - 38 ab., 1.689 m
Visinè di Là (Visiné de Là)
Visinè di Qua (Visiné de Qua)
 

                                                              

Il Castello di Andraz

     Il Castello di Andraz sorge poco sotto il Passo Falzarego, lungo la statale delle Dolomiti, in una posizione strategica per il controllo delle vie di comunicazione che, già nel Medioevo, collegavano i territori bellunesi, e poi quelli della Serenissima, con le zone situate a nord di Caprile, appartenenti al Vescovo di Bressanone. In comunicazione con altre fortezze, il castello di Andraz faceva parte di un organizzato sistema di sorveglianza dei traffici tra Agordino e Val Pusteria. É oggi sede dell'Andraz Museo.

   Il castello di Andraz fu costruito, utilizzando pietrame del luogo, su di un gigantesco sperone roccioso che nell’era glaciale si era distaccato dal gruppo dolomitico del Settsass: queste particolarissime caratteristiche conferiscono alla fortezza un’integrazione straordinaria con l’ambiente naturale circostante e ne aumenta il fascino.

   Il castello a Livinallongo del Col di Lana, dall’ XI al XV secolo, rimase sotto il controllo dei vassalli alle dipendenze dei vescovi-conti. Dopo il 1416 se ne impossessò direttamente il Vescovado che per tutto il Medioevo ne fece un importante baluardo militare. Dal 1454 al 1460 vi trovò rifugio il Cardinal Cusano, più noto come Nicolò Cusano, filosofo della "convergenza degli opposti".
   Trovandosi a pochissima distanza da una zona ricca di risorse naturali, specialmente di legname e minerali, con la cessazione dell’attività estrattiva nel 1753 e, inoltre, con la secolarizzazione dei principati ecclesiastici, il castello cominciò a perdere di importanza.

     Nel 1802 passò alla Baviera e nel 1808 il Castello di Andraz fu venduto ad un privato che lo utilizzò per approvvigionarsi di materiali da costruzione. Il suo degrado, inesorabilmente avviato, proseguì con l’asporto di tutti gli arredi e lo smantellamento della copertura per trarne legna da ardere. Durante la Grande Guerra venne bombardato dagli Austriaci, poiché era divenuto accasermamento di truppe italiane.
    Nel dopoguerra divenne cava di pietrame per la ricostruzione del vicino abitato di Castello.

Il castello di Andraz a partire dal 1985 è diventato di proprietà della Regione del Veneto che ne ha avviato un restauro, per valorizzare ciò che è rimasto della struttura originaria. A giugno del 2012 è stato inaugurato il Museo del Castello di Andraz, aperto da Giugno a Settembre.
Contatti:
Località Andraz, 32020 Livinallongo del Col di Lana (BL), Italy
Per informazioni e prenotazioni
mobile: +39 334 3346680
email: info@castellodiandraz.it

                                                              

Museo di Storia, Usi, Costumi, Tradizioni della Gente Ladina

 

  Il Museo di Storia, Usi, Costumi, Tradizioni della Gente Ladina è un interessante museo etnografico, ricavato nell'edificio che un tempo ospitava l'ex Hotel Tyrol (l'unico edificio di Pieve di Livinallongo a non essere distrutto nel corso della Grande Guerra); offre nelle sue quattro sezioni una panoramica completa sugli usi e sulle tradizioni della cultura ladina e rappresenta l'eccellente risultato di un costante lavoro di ricerca da parte di Franco Del Tedesco, un appassionato studioso della tradizione e della cultura delle valli ladine.



   Nella prima sala sono rappresentati il sistema territoriale ladino, la tipologia delle abitazioni, la gestione comunitaria, l’organizzazione civile, religiosa e scolastica e la tipica strutturazione familiare ladina.

  Nella seconda sezione sono esposti oggetti ed attrezzi inerenti all’economia locale: agricoltura, attività boschiva ed artigianato della lana, della canapa, del ferro e del cuoio.

   La terza sala è invece dedicata alla flora, alla fauna e alla geologia del territorio.

  L’ultima sezione è focalizzata sulla storia locale: tra gli argomenti trattati anche la storia del Castello di Andràz e le vicende della Grande Guerra in particolare sul Col di Lana.

     La collezione vanta un patrimonio di circa 2000 pezzi tra oggetti di uso quotidiano, attrezzi e testimonianze fotografiche, ed è andata costituendosi poco alla volta grazie alle donazioni della popolazione e di appassionati collezionisti locali.

Contatti:
Livinallongo del Col di Lana 32020 (BL)
Tel. 0436.7193 - 338 4306071
Email: livinallongo@agordino.bl.it
 

                                                              

 Mostra della Grande Guerra

     A  PASSO PORDOI è stata inaugurata il 2 giugno 2015 La Mostra sulla Grande Guerra, voluta ed allestita dalla neonata Associazione storico culturale Col di Lana Livinallongo Buchenstein, presieduta da Valerio Troi.
   La mostra è nata per volontà di otto appassionati recuperanti e collezionisti di reperti bellici di Livinallongo, con lo scopo di mostrare al gran pubblico il lavoro di anni ed anni di appassionate ricerche sul campo, specie sul Col di Lana. Un desiderio che si è concretizzato un paio di anni fa con l’approssimarsi del centenario della Grande Guerra.

Non è una delle tante mostre dedicate alla Grande Guerra quella allestita sui circa 350 mq del Centro Crepaz. Nelle ricostruzioni fedeli di baracche austriache e italiane, trincee attrezzate con le mitragliatrici, nelle tante vetrine dove sono esposti un numero imprecisato di reperti di ogni tipo, da quello bellico a quello della vita quotidiana del soldato, nella sezione fotografica con diverse foto inedite, ci sono storia e memoria di quanto avvenuto in 3 anni di combattimenti sul Col di Lana.

    Una mostra che nasce dal cuore e dalle mani di chi l’ha ideata e voluta. Un particolare su tutti: ogni vetrina, pannello espositivo della parte fotografica, ogni allestimento (c’è anche la ricostruzione di una teleferica e di una linea elettrica) è stata fatta a mano da alcuni componenti dell’associazione sfruttando tavole e travi di vecchi “tablei” crollati sotto il peso della neve, messi e regalati per la mostra dai proprietari.

    Unica anche la sezione dedicata ai tanti oggetti fabbricati dai soldati nei momenti di “tranquillità” nelle trincee, con pezzi di filo spinato o di bombe. Insieme a questi gli altrettanto unici reperti bellici, scovati nelle case di Fodom, che una volta terminata la guerra, sono diventati attrezzi da lavoro dei fodomi, che con la guerra avevano perso tutto.
 

    Molto interessante è anche la sezione fotografica e documentaristica.

      In questa troviamo il riferimento anche alla famosa edizione della Corsa dei Ceri 1917, allorquando tanti soldati di Gubbio, al momento della chiamata alle armi, furono assegnati alla Brigata "Alpi",  formata dal 51° e 52° reggimento di Fanteria.
   L'appartenere alla stessa brigata fu il motivo per cui in tanti si ritrovarono insieme a combattere sul Col di Lana e questo permise loro di tributare, con un edizione straordinaria della Festa dei Ceri, l'omaggio al proprio patrono, Sant'Ubaldo, proprio nell'anno in cui ne veniva proibito lo svolgimento a Gubbio (vedi).

 La mostra resterà aperta fino all’autunno 2018, ogni giorno, dalle 10 alle 17,30 da giugno ad ottobre.
 

                                                              

 La Lingua Ladina

    Tempo fa la lingua ladina era la più diffusa nelle regioni dell’arco alpino, mentre oggi il ladino è presente solo in alcune valli dolomitiche nell’Italia e nel Cantone di Grigioni in Svizzera.
    Questa lingua risale al periodo della presenza dei romani nella zona alpina. Il condottiere romano Druso conquistò nel 15 a.C. la regione alpina e dalla fusione dell’antica cultura celtica-reta con quella dei romani nacque il "Ladino". La lingua ladina stessa si è sparsa quindi già nel primo secolo d.C..
    Il ladino venne parlato allora nell’area tra il fiume Danubio a nord fino al Lago di Garda nel sud, e dal passo St. Gotthard ad ovest fino a Trieste ad est. Ma solo in alcune valli dolomitiche la cultura e la lingua ladina ha potuto sopravvivere. Le cinque vallate della Ladinia: la Val Badia dove si parla il Badiot, la Val Gardena con il Gherdëina, la Val di Fassa (Fascian), Livinallongo (Fodom) e Ampezzo (Ampezan); con i loro ca. 30.000 abitanti, costituiscono quel che rimane di un territorio, dove si parla e si scrive il ladino, in passato molto più espanso.


    Dopo la fine della 1° Guerra Mondiale e l’aggregazione dell’Alto Adige all’Italia, anche le aree nelle quali venne parlato ancora il ladino vennero unite all’Italia. Durante il fascismo il ladino venne inoltre dichiarato un dialetto italiano. Ma i ladini lottano per il riconoscimento come gruppo etnico proprio e naturalmente anche per la lingua propria. Solo di seguito al secondo statuto d’autonomia dell’Alto Adige vengono riconosciuti diritti della minoranza ladina.

Nella Ladinia è nettamente la lingua più parlata, e insieme a altre caratteristiche culturali e non, funge da fattore unificatore, distinguendo la Ladinia dal resto del territorio alpino.

Nell’Alto Adige il ladino è oggi anche materia obbligatoria nelle scuole ladine ed esistono inoltre diverse pubblicazioni in lingua ladina, come per esempio libri o giornali. La Ladinia dispone inoltre di un giornale "La Usc di Ladins" e di alcune trasmissioni televisive e radiofoniche in lingua ladina.

 

                                                              

 Gemellaggio con Gubbio

 

 

    Il 1° marzo 2014 è stato firmato l'atto di Gemellaggio tra il comune di Livinallongo del Col di Lana ("Comun da Fodom") e il Comune di Gubbio.

 

 

 

Le ragioni del Gemellaggio

    Nel periodo 1914-18 l'Europa ha vissuto gli anni tristi e drammatici della Grande Guerra. Anche tanti giovani eugubini furono chiamati alle armi e molti di loro furono assegnati alla “Brigata Alpi" che aveva sede in Perugia ed era formata dal 51° e 52° reggimento di Fanteria.
   Questo fu il motivo per cui, in tanti, si ritrovarono insieme a combattere su un fronte comprendente il “Col di Lana” che, con le sue migliaia di morti, da allora viene chiamato anche "Col di Sangue".
   Un decreto del governo italiano, all'inizio della guerra, aveva vietato le riunioni pubbliche, le processioni civili e religiose.
   Pertanto la Giunta e il Sindaco di Gubbio, deliberarono di annullare la Festa dei Ceri del 1916 lasciando capire che anche le feste degli anni seguenti sarebbero state sospese finché "gli animi di tutti siano ritornati gioiosi e felici".
    Ma oggi possiamo giustamente ritenere che la Festa del 1917 sia stata regolarmente effettuata!
   Infatti, i soldati eugubini del 51° reggimento, considerato che la Festa dei Ceri non poteva esser fatta a Gubbio, decisero di farla lassù, alle pendici del Col di Lana, appena qualche centinaia di metri al di sotto della prima linea.
   Le grandi e sanguinose azioni di guerra in questo settore si erano svolte soprattutto nei primi due anni di guerra (1915 e 1916), pertanto nel 1917 il fronte era relativamente calmo: gli italiani avevano conquistato la cima del Col di Lana costringendo gli austriaci ad arretrare di qualche decina di metri, sul Monte Sief: pochi metri, ma sufficienti per rendere relativamente più tranquilla la vallata sottostante verso Pian di Salesei (località del Comune di Livinallongo del Col di Lana), sede dell’accampamento militare.
    Qui i soldati decisero di fare la Festa dei Ceri.
    La cosa fu decisa con diversi mesi di anticipo. I soldati eugubini ebbero l'aiuto del Capitano Rinaldo Chelli (pluridecorato e autore delle foto giunte a noi) e dell'alto comando militare, pertanto fu possibile costruire appositamente tre Ceri con relative barelle e statue dei Santi.
   Quei soldati riuscirono davvero a coinvolgere tutti: la Festa dei Ceri, in quel luogo di sangue, divenne la festa e l'esaltazione della vita!
   Qualche nome di quei eroi "ceraioli": Filadelfo Agostinucci (1° Capitano dei Ceri), Salvatore Albini, Angelo Camponovo, Alessandro Farneti, Ettore Ferranti, Basilio Grasselli, Guido Maranghi, Raffaele Mazzacrelli, Giulio Menichetti, Giovanni Panfili, Settimio Rosati, David Tasso, Adolfo Vispi e tutti gli altri eugubini che formavano il 51° fanteria.
    Quel 15 maggio 1917 fu un giorno piovoso, ma il programma della festa si svolse regolarmente e come scrisse Gerardo Dottori: "...un Cappellano benedisse Ceri e Ceraioli: i quali in grigio-verde, con un fazzoletto rosso al collo e al canto della famosa marcia dei ceraioli, issarono le tre grandi "macchine" e si slanciarono su per l'erta mulattiera del Col di Lana che conduce a Salesei ...tutti si slanciarono all'inseguimento dei "matti di Gubbio" ...e ognuno voleva raggiungere uno dei Ceri per poter dare il cambio, la "spallata" …. e tutti erano pervasi da una commozione profonda che provocava le lacrime, ...da un entusiasmo travolgente per cui tutti correvano su per la faticosa via a zig-zag che in venti minuti fu superata e il Cero del Santo protettore di Gubbio, S. Ubaldo, toccò la piccola spianata della baracca blindata dove risiedeva il comando del 51° fanteria. Fu un vero assalto - incruento - al Col di Lana, al quale però nessuno ostacolo, anche cruento, avrebbe potuto resistere tanto fu l'entusiasmo che si propagò rapidamente a tutti i convenuti."
   Il rito fu compiuto, la tradizione rispettata! Certo non fu come arrivare alla Basilica di S. Ubaldo, in cima al monte Ingino, per depositare i Ceri dinanzi il sacro corpo del Protettore, ma c'è da giurare che ognuno di quei grandi idealmente vi giunse con tutto il proprio cuore!