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26-30 settembre 2018 - Festival del Medioevo a Gubbio


   Ritorna a Gubbio il "Festival del Medioevo" dal 26 al 30 Settembre 2018. Dieci secoli di storia (476-1492) raccontati dai grandi autori italiani e europei, appuntamenti culturali, mostre, mercati, esibizioni e spettacoli arricchiti dalla Fiera del Libro Medievale.

    “Barbari. La scoperta degli altri” è il tema che caratterizza questa IV edizione del Festival.

   Cinque giorni per affrontare un viaggio lungo dieci secoli, con la scoperta degli “altri” come filo conduttore. Barbari. Stranieri. Sconosciuti. Invasori e migranti: nuove genti sul palcoscenico della Storia. Mescolate dai commerci e dalle guerre. Capaci di trasformare in profondità i costumi, le abitudini e anche le parole della vita quotidiana. Sono lontani, diversi, misteriosi. Ci obbligano a rimarcare i confini, i limiti mutevoli della Storia e della Geografia che segnalano una fine e annunciano un inizio. Divisioni che separano e insieme uniscono. Noi e loro. Dentro e fuori. Identità e alterità, ridefinite di continuo nel crocevia delle lingue e dei popoli e nelle vicende dei singoli individui. E nuovi mondi, svelati dai viaggi, dall’arte, dalle scoperte scientifiche e dalle innovazioni tecnologiche.
    Un racconto infinito, fatto di incontri e di scontri: dagli Alemanni ai Vandali, dai Pitti agli Unni. E poi i Visigoti e gli Ostrogoti, i Sassoni, gli Angli e i Franchi. Svevi, Slavi e Berberi. Il dominio dei Longobardi. La civiltà dei Bizantini. I Mongoli e i Turchi. L’epopea dei Vichinghi. Gli Arabi e i Normanni.
    Un Medioevo lontano dagli stereotipi, da leggere come una bussola per capire meglio la società del XXI secolo. Grazie alle lezioni di Storia, le interviste e i “faccia a faccia”, i più importanti storici italiani e europei, insieme a scrittori, giornalisti e uomini di spettacolo, si misurano in una vera e propria sfida culturale: quella di raccontare al grande pubblico in modo “facile” e appassionante mille anni di storia, dalla caduta dell’impero romano alla scoperta dell’America (476?1492).
   Tutti gli incontri sono gratuiti e a ingresso libero. Molti e qualificati i protagonisti delle tre precedenti edizioni: Alessandro Barbero; Franco Cardini; Jacques Dalarun; Chiara Frugoni; Massimo Montanari; Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri; Jean Claude Maire Vigueur; Attilio Bartoli Langeli;Maria Giuseppina Muzzarelli; Tommaso Di Carpegna Falconieri; Amedeo Feniello; Alberto Grohmann; Alessandro Vanoli; Francesco Benozzo; Massimo Campanini; Riccardo Fedriga; Franco Franceschi; Gabriella Piccinni; Giorgio Ravegnani; Umberto Longo; Massimo Miglio; Marina Montesano; Antonio Musarra; Enrica Neri Lusanna; Alessandro Marzo Magno; Leopoldo Freyrie; Sergio Rizzo; Enrico Malato; Elena Percivaldi; Francesca Roversi Monaco, Ian Wood e molti altri.

    Il Festival è arricchito da molti eventi collaterali (mostre, rievocazioni, film, concerti, spettacoli, giochi di ruolo e visite guidate) tra i quali spiccano alcuni appuntamenti fissi come la  Fiera del Libro Medievale. Tutto quello che c’è da leggere e sapere per conoscere meglio l’Età di Mezzo. Le maggiori case editrici italiane e i piccoli editori specializzati presentano al vasto pubblico degli appassionati i saggi, i romanzi, le biografie, gli approfondimenti tematici e i grandi classici che hanno per oggetto dell’età medievale. Miniatori e calligrafi dal mondo. Medioevo e futuro si incontrano in un evento dedicato alla moderna arte amanuense. Le botteghe e i mestieri. L’artigianato medievale presentato dai migliori espositori nazionali in modo filologicamente corretto. La Tavola rotonda del Web. Evento specifico dedicato ai siti specializzati sul Medioevo, costruito in collaborazione con Italia Medievale, Feudalesimo e Libertà, fenomeno social di goliardia e satira politica e MediaEvi, pagina Facebook specializzata nell’analisi dei medievalismi.  Medioevo dei bambini. Giochi, letture, animazioni, laboratori d’arte e corsi di disegno riservati ai più piccoli.

   Il Festival è realizzato dall’Associazione culturale Festival del Medioevo in collaborazione con il Comune di Gubbio. La manifestazione gode del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Si avvale anche dei patrocini scientifici dell’ISIME, l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo e della SAMI, la Società degli Archeologi Medievisti Italiani. All’iniziativa collabora in modo operativo la Fondazione Giuseppe Mazzatinti. La RAI, con i canali tematici di Rai Storia e RAI Radio3, è stata media partner dell’evento in tutte le edizioni, con il mensile MedioEvo e il sito web Italia Medievale. Più di 50.000 persone hanno partecipato all’ultima edizione 2017). Sergio Mattarella ha conferito per due anni consecutivi la Medaglia d’Oro della Presidenza della Repubblica alla città di Gubbio come “espressione di apprezzamento per l’alto livello culturale del Festival del Medioevo”. Nel 2016 il Festival del Medioevo ha vinto anche il Premio Italia Medievale, riservato alle istituzioni “che si sono particolarmente distinte nella promozione e valorizzazione del patrimonio medievale italiano”.

   Tanti appuntamenti pertanto per un programma ricco il cui obiettivo è quello di far conoscere Gubbio nel mondo e a tal proposito si ricordano i collegamenti radio televisivi, pubblicazioni su pagine di quotidiani nazionali e anche la diretta streaming scaricando sul proprio tablel o smartphone l’applicazione gratuita Arancia Live, per usufruire di un servizio che permetterà ad appassionati e studiosi che non potranno essere a Gubbio di seguire i tanti appuntamenti del Festival.

 


  

 Calendario degli Eventi


 

11 Settembre 2018 - Festa della Traslazione di S.Ubaldo


   Come ogni anno, si è rinnovato il tributo di affetto e di devozione verso il nostro patrono, S. Ubaldo, nel giorno che ricorda "La Traslazione", cioè il trasferimento (824 anni fa) in cima al monte del Suo Corpo, 34 anni dopo la morte, l' 11 settembre 1194, due anni dopo la sua Canonizzazione.
   Gli eugubini, con ogni mezzo, hanno raggiunto la
Basilica; nel pomeriggio anche una processione è salita dal Duomo.
   Alcuni eugubini sono "andati a S. Ubaldo" di buon mattino, portandosi il pranzo al sacco, e come usava un tempo, hanno atteso la sera vicino al Patrono, ma questa tradizione si sta affievolendo. Moltissimi invece sono saliti nel pomeriggio per assistere alla Santa Messa, celebrata Don Mauro Salciarini che nell'occasione ha festeggiato il traguardo dei 50 anni di sacerdozio, omaggiato sia dal Sindaco Stirati che dal Rettore della Basilica, Mons. Fausto Panfili.

   Alla celebrazione hanno preso parte tutti i rappresentanti delle famiglie ceraiole, in primis i Capodieci della festa 2018 Fabrizio Martini, Giorgio Angeloni e Giovanni Vantaggi. Presente anche Fabio Mariani prresidente dell’Università dei Muratori assieme ai Capitani della festa 2018 Francesco Rossi e Mauro Guardabassi. Il sindaco Filippo Mario Stirati, nel rivolgere il proprio saluto a don Mauro, lo ha ringraziato per il grande lavoro svolto durante questi 50 anni. In precedenza anche mons. Fausto Panfili ha speso parole di ringraziamento per don Mauro, consegnando una ceramica ispirata a un fatto della vita di Sant’Ubaldo. Assente giustificato il vescovo mons. Luciano Paolucci Bedini, impegnato a Roma assieme a tutti i giovani vescovi italiani per un corso di aggiornamento.

   Al termine della messa, tutti poi si sono trasferiti nel chiostro per un piccolo rinfresco offerto dall’Università dei Muratori in collaborazione con le Famiglie Ceraiole.

18-19 Agosto 2018 - il "Tofeo Fagioli" - cronoscalata Gubbio-Madonna della Cima


    Gubbio 19 agosto 2018: Il pilota sardo Omar Magliona (Norma M20 Fc Zytek) ha vinto, per la prima volta, la Cronoscalata Gubbio-Madonna della Cima "Trofeo Fagioli" e ritorna in testa al Campionato Italiano Velocità Montagna.
    La classica manifestazione motoristica eugubina, organizzata al top dal Comitato Eugubino Corse Automobilistiche (CECA) lungo i 4150 metri del percorso che attraversa la Gola del Bottaccione con i 264 partenti e il grande pubblico, ha poi premiato sul podio generale Domenico Scola (2°) con l'Osella Pa2000 Honda e Domenico Cubeda (3°) su Osella Fa30 Zytek, mentre Michele Fattorini, partito tra i favoriti, è stato costretto al ritiro. Invece Uberto Bonucci è stato il più veloce fra le auto storiche.
    L’organizzazione del Trofeo Fagioli 2018 è stata, come di consueto, di alto livello e qualità tant’è che “raddoppierà”, visto che organizzatori e Gola del Bottaccione ospiteranno anche il FIA Hill Climb Masters con tutti i campioni europei, dal 12 al 14 ottobre prossimo.

   Il Trofeo Mauro Rampini, dedicato dall'Organizzazione al famoso personaggio eugubino recentemente scomparso e tante volte protagonista nel Trofeo Fagioli, riservato al primo pilota umbro al traguardo, è andato al tuderte Alessandro Alcidi, classificatosi 16° assoluto sull'Osella Pa21JrB,
 
   
Classifica assoluta dei primi 10: 1. Magliona (Norma M20 Fc Zytek) a 3'07”43; 2. Scola (Osella Pa2000 Honda) a 2”06; 3. Cubeda (Osella Fa30 Zytek) a 2”81; 4. Marino (Lola Evo Zytek) a 8”14; 5. Conticelli F. (Osella Pa2000 Honda) a 11”77; 6. Liber (Gloria C8P Suzuki) a 14”09; 7. Pezzolla (Osella Pa21 Bmw) a 14”38; 8. Rea (Ligier Js51 Honda) a 17”04; 9. Conticelli V. (Osella Pa30 Zytek) a 18”14; 10. Farris (Osella Pa2000 Honda) a 19”15.

    Anche l'eugubino Paolo Biccheri è salito sul podio risultando anche il migliore fra le aspirate della categoria sulla Renault Clio Cup.
 

   

17-18-19 Agosto 2018: Gubbio “Mercato Medievale”


   Gubbio: Venerdì 17, sabato 18 e Domenica 19 agosto 2018 - Nel cuore antico della città tre giorni per respirare l’atmosfera del mercato che caratterizzava la vita del mercante e del cittadino, dell’uomo medievale.
    I prodotti tipici eugubini, dell’agricoltura, dell’artigianato, della manifattura, dialogano da sempre con la Città, con il suo vasto territorio.
   Ecco allora riproduzioni di armi, oggetti in ferro battuto, ceramiche in stile, legature e lavori in pelle, manufatti in gesso, trine e merletti, ma anche miele e confetture, salumi, birra artigianale, olio, pane di farina eugubina e "crescia", alimento antichissimo del popolo umbro.
   E ancora, giochi medioevali, rappresentazioni, dame e cavalieri, musici e soldati saranno di contorno al mercato, mentre la Locanda renderà unica l’esperienza della visita perché vi potrai assaggiare tutte le prelibatezze presentate nei banchi. Sarà una festa per lo spirito, per la vista e per il palato.
   In questo mercato vige però una moneta autonoma e se vorrete effettuare acquisti dovrete necessariamente passare per il nostro Banco di Cambio, immergendovi una volta di più nell’atmosfera coinvolgente della Gubbio medioevale.
www.mercatomedievaledigubbio.it
 

14 Agosto 2018: "Il ruolo delle Ferrovie nella Prima Guerra Mondiale" - M. Pietrangeli


  Pubblicato il libro "Il ruolo delle Ferrovie nella Prima Guerra Mondiale" scritto a quattro mani dall'Ing. Michele Antonilli e dall'eugubino Generale Mario Pietrangeli per la casa editrice Amarganta.

 

5 Agosto 2018: Cima Col di Lana “Commemorazione dei Caduti dell Grande Guerra”


   Dopo la grande e commovente celebrazione del Centenario dei Ceri sul Col di Lana, quest'anno è continua la tradizionale ed annuale commemorazione di tutti i Caduti della Grande Guerra che come di consueto si svolgerà a Livinallongo, in vetta al Col di Lana domenica 5 agosto 2018.   (Vedi)

 

7 Luglio - 4 Novembre 2018: Mostra “Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi”


   Inaugurata e visitabile fino al 4 novembre 2018, la mostra“Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi”. Un viaggio alla scoperta di pitture su tavola, sculture, miniature e documenti risalenti all’epoca di Giotto, tra la fine del 1200 e la seconda metà del 1300, periodo in cui la città di Gubbio, la terra di Oderisi,  fu particolarmente attiva anche in campo artistico. L’esposizione si articola in tre prestigiose sedi della storia, dell’arte e della cultura cittadine: Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano e Palazzo Ducale.

   La mostra, si legge nella presentazione, ”è allestita in tre sedi diverse, perché ci sono opere inamovibili, ma anche perché ci sono luoghi ricchi di significato e intrisi di bellezza: il Palazzo dei Consoli che sorge sopra una favolosa terrazza che lo fa somigliare a quelle città che i santi portano in cielo nei polittici degli altari; il Museo Diocesano che sorge accanto alla chiesa cattedrale e infine il Palazzo Ducale, che nacque come sede del Comune e finì per essere la residenza di Federico da Montefeltro, signore di Urbino. Lungo questo percorso si potranno calcare le impronte degli uomini e delle donne di quel tempo antico, per vedere dalla stessa prospettiva e intendere con lo stesso gusto un’arte civica e religiosa insieme".

   Sono stati restaurati per l’occasione dipinti rimasti nascosti per lungo tempo dallo scenario della storia dell’arte. Saranno visibili al pubblico dipinti su tavola, sculture, oreficerie, manoscritti miniati che presentano l’attività artistica di grandi come Guido di Oderisi, ovvero il Maestro delle Croci francescane, il Maestro della Croce di Gubbio, Palmerino di Guido, Mello da Gubbio e il Maestro di Figline.

Nella sede espositiva di Palazzo Ducale è disponibile l’audioguida della mostra.
Orari: Da lunedì a domenica dalle 10 alle 19.
Biglietti: Intero 12 euro, ridotto 10 euro, ridotto speciale per scuole e ragazzi da 7 a 25 anni 6 euro.

info: www.gubbioaltempodigiotto.it

07  Luglio 2018: Mostra delle foto dell'Eugubino Giuseppe Calzuola


    Si è inaugurata a Gubbio sabato 7 Luglio (resterà aperta fino al 21 Luglio) la mostra delle foto dell'Eugubino Giuseppe Calzuola, famoso fotografo sportivo.

   Giuseppe Calzuola è un eugubino che ha raggiunto una grande notorietà nel mondo della fotografia sportiva.
    E' nato a Gubbio nel giorno di ferragosto del 1935 a S. Martino in Colle, successivamente la sua famiglia si trasferì nella frazione di Raggio, ma all'età di 20 anni Giuseppe emigrò a Roma dove iniziò a lavorare in un negozio di abbigliamento.
    A Roma si è sposato ed ha due figli.
   Ben presto il giovane Giuseppe allargò la cerchia di conoscenze e si attorniò di nuovi amici, tra cui uno che lo iniziò all'arte della fotografia, sportiva in modo particolare.

Ha seguito ben 5 mondiali di Calcio (Spagna 1982, Messico 1986, Italia 1990, Stati Uniti 1994, Francia 1998)


   E' stato presente anche a fatti drammatici come la strage avvenuta allo
stadio Heysel di Bruxelles il 29 maggio 1985, poco prima dell'inizio della finale di Coppa dei Campioni di calcio tra Juventus e Liverpool, in cui morirono 39 persone, di cui 32 italiane, e ne rimasero ferite oltre 600.
   Nel 2012 ha ricevuto il "premio Ussiroma" istituito dal "Gruppo Romano Giornalisti Sportivi".

   Nel 2015 ha pubblicato il libro "Quarant'anni negli stadi del mondo" (Edizioni Eraclea) dove in 96 pagine ha raccolto le sue foto più famose, con la prefazione di Italo Cucci, Mario Sconcerti e Giampiero Galeazzi.

Luglio 2018: Ricordo di Eugubini nel Mondo scomparsi, grandi amici della nostra Associazione


   Di tanto in tanto siamo costretti anche a pubblicare cattive notizie, come quelle relative alla scomparsa di Eugubini nel Mondo, che negli anni hanno sostenuto ed aiutato l'attività della nostra associazione.
    Lo scopo evidente è quello di alimentarne il ricordo presso tutti coloro che hanno avuto l'occasione di conoscerli. Tracceremo quindi una breve nota biografica di tre di questi Eugubini, nati a Gubbio ma vissuti in tre stati diversi e scomparsi negli ultimi tempi: Gino Tosti (Canada), Giuseppe Bedini (Francia) e Furio Ceccacci (Spagna).

Gino Tosti
 

    Gino Tosti era nato a Gubbio nel 1928, emigrò in Canada nel 1951, dopo che, nel 1948, a 20 anni era andato in Francia clandestinamente e vi era rimasto tre anni.

    Il suo primo lavoro in Canada fu, ovviamente, il minatore e per 18 mesi fu occupato in una miniera di Virginiatown, nel nord dell'Ontario, dove si estraeva l'oro, ad una profondità di 1300 metri.

 
     Nel 1953 si trasferì a Montreal, dove conobbe Liana Burattini, che nel 1958 divenne la signora Tosti s che gli ha dato tre figli: Dino, Enrico e Roberto.


   Intanto nel 1955 andò a lavorare con la Nortel, una multinazionale che opera nel campo delle telecomunicazioni, e ha continuato tale lavoro fino alla pensione (1991).


   E' deceduto il 2 giugno 2017 dopo una breve malattia.
 


Giuseppe Bedini

 

    Giuseppe Bedini era nato a Gubbio il 12/3/1952 a San Giovanni, al " fondaccio", e aveva mantenuto una casa in  via Piccardi, dove frequentemente ritornava.


   Viveva in Francia ad Ottange (vicino la frontiera con Lussemburgo, zona Esch-Sur-Alzette ) dal 1958, da quando suo padre, Bedini Ottavio, e sua madre Fagiani Dina andarono emigranti in Francia.

 
   Ad Ottange ha
sposato Back Maria Francia ed ha avuto una figlia Maria Laura, maestra elementare che abita con il suo compagno Floren a S.Tropez dove fa l'insegnante e gli ha dato un nepotino di nome Lemy, nato il 15/3/2017
   Ha lavorato come magazziniere in una acciaieria per 40 anni ed
era in pensione da 4 anni.


   Giuseppe è morto il 31 maggio 2017 dopo 2 anni e mezzo di malattia. Di fede Sant'Ubaldara, ha voluto indossare per l'ultimo viaggio la divisa da ceraiolo e durante la funzione funebre tenutasi il 2 giugno un sestetto di fiati ha suonato "O Lume della Fede" come Lui aveva espressamente richiesto.


Furio Ceccacci
 
   Furio Ceccacci era nato a Gubbio il 4 febbraio 1938, in via Mazzini n°35, nel quartiere di San Pietro.

    All'età di 9 anni, nel 1947, seguì la sua famiglia che emigrava in Francia, con lui oltre ai genitori (Ubaldo detto "Merillo" e Antonia Belardi, detta "La Scajona") ci sono due fratelli e una sorella (Carlo, Alvaro e Maria Gabriella). Poi nel 1950 è arrivata un' altra solella (Anna Vera).

   Sono gli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, anni di carestia per molte famiglie eugubine che vedevano nell'emigrare in cerca di lavoro l'unica possibilità per migliorare le proprie condizioni di vita e garantire un futuro migliore alla propria famiglia.

   Furio in Francia ha studiato con impegno e presto ha trovato lavoro nella industria siderurgica a Villerupt (ai confini con il Lussemburgo) e successivamente a Fos sur Mer, in Provenza.

   Nel 1960 ha sposato Ofelia, una donna di origine spagnola che gli ha dato due figli (Nelly e Alexandre) con i  7 nipoti che seguirono.
   Dopo la pensione si è trasferito in Spagna, in Andalusia, nella cittadina di Lanjaron e qui è deceduto il 14 giugno 2018.

    Furio ha sempre custodito nel cuore il ricordo della sua città natale e le sue tradizioni.
 Sue sono le foto che ci ha inviato e relative all'improvvisate Feste dei Ceri realizzate dai nostri emigranti a Villerupt negli anni '50.

30 Giugno  2018 - Thann (Francia): Cremation des Trois Sapins


Festa a Thann in onore di St. Thièbaut (S.Ubaldo)

il 30 giugno a THANN festa (Cremation des trois Sapins) in onore di St Thiébaut (S.Ubaldo) 
Tra i "Crematores 2018" il Presidente dell'Università dei Muratori: Fabio Mariani

Nel calendario della festa anche il concerto dei "Cantores Beati Ubaldi"

24 giugno2018: 100 anni fa moriva il caporale Settimio Rosati


    Esattamente 100 anni fa, il 24 giugno 1918, moriva a Bligny in Francia, in seguito a ferite da schegge di granata, il caporale eugubino SETTIMIO ROSATI.
    E’ l’unico dei 13 componenti il comitato organizzatore dei Ceri sul Col di Lana che non ritornò alla fine della guerra.
    Aveva 29 anni (era nato il 17 gennaio 1889) ed abitava a Gubbio in via dei Consoli, di professione muratore, aveva superato indenne il sanguinoso fronte della Marmolada-Col di Lana e anche il fronte del Piave, ma nel marzo 1918, a seguito di uno scambio di truppe con la Francia, lo Stato Maggio dell'esercito Italiano decise l'invio, sul fronte francese, del II Corpo d'Armata italiano, composto anche della Brigata «Alpi» di cui Settimio e tanti altri numerosi eugubini facevano parte con il loro 51° reggimento Fanteria.
    Nei giorni 23-24 giugno i tedeschi sferrarono un violentissimo attacco contro i reparti della Brigata «Alpi» per impadronirsi della Montagna di Bligny, senza peraltro riuscire nell’intento, ma in quella battaglia la fortuna abbandonò Settimio.
    Al termine della guerra, pochi mesi dopo (novembre 1918) gli italiani morti su quel lontano fronte delle Ardenne saranno oltre 5.400 di cui la stragrande maggioranza è sepolta nel cimitero militare italiano costruito proprio a Bligny.
    Nel prossimo mese di settembre la nostra associazione Eugubini nel Mondo organizzerà un viaggio, nel fine settimana dal 21 al 24, che oltre Reims, Esch sur Alzette, Marcinelle e Bruxelles prevede anche una visita al Sacrario Militare di Bligny…. Per chi fosse interessato :)

                                                

22 giugno 2018 - 40 Martiri di Gubbio: 74° anniversario


    Il 22 giugno 2018 sono passati 74 anni dall’eccidio, da quella tragica mattina in cui quaranta eugubini innocenti morirono sotto i colpi dell’esercito nazista.

 I nomi dei 40, la loro età:

Allegrucci Giuseppe, anni 34
Baldelli Carlo, anni 34
Baldoni Virgilio, anni 38
Bartolini Sante, anni 55
Battaglini Enea, anni 20
Bedini Ferdinando, anni 39
Bedini Francesco, anni 50
Bellucci Ubaldo, anni 34
Cacciamani Cesare, anni 52
Cacciamani Enrico, anni 50
Cacciamani Giuseppe, anni 19
Farabi Gino, anni 39
Felizianetti Alberto, anni 23
Gaggioli Francesco, anni 17
Ghigi Miranda, anni 30
Ghigi Zelinda, anni 61
Lisarelli Alessandro, anni 23
Marchegiani Raffaele, anni 57
Mariotti Ubaldo, anni 18
Migliarini Innocenzo, anni 40
Minelli Guerrino, anni 27
Minelli Luigi, anni 42
Moretti Franco, anni 21
Moretti Luigi, anni 22
Pannacci Gustavo, anni 36
Paoletti Marino, anni 30
Piccotti Antilio, anni 41
Pierotti Francesco, anni 40
Profili Guido, anni 54
Rampini Raffaele, anni 43
Rogari Nazzareno, anni 50
Romanelli Gastone, anni 17
Roncigli Vittorio, anni 38
Roselli Luciano, anni 23
Rossi Domenico, anni 41
Rossi Francesco, anni 49
Scarabotta Enrico, anni 36
Sollevanti Giacomo,anni 18
Tomarelli Luigi, anni 61
Zizolfi Giovanni, anni 23
 


   Riportiamo in sintesi la storia attraverso la
ricostruzione della storia fatta dal Prof. Giancarlo Pellegrini: «All’alba di giovedì 22 giugno 1944, a Gubbio, in una città desolatamente deserta perché terrorizzata dal coprifuoco e dai rastrellamenti dei giorni precedenti, 40 cittadini innocenti, tra cui due donne, venivano trucidati per rappresaglia dall’esercito tedesco, poiché due giorni prima, nel pomeriggio del 20 giugno, in un bar del centro – il caffè Nafissi o "de la Caterina" – era stato ucciso un tenente medico e gravemente ferito un sottotenente da una pattuglia Gap, con una operazione eseguita da detta pattuglia fuori degli ordini ricevuti.
   Dopo la liberazione di Roma da parte degli Alleati (4 giugno 1944), l’esercito tedesco si stava ritirando verso il nord, verso la linea Gotica.
Si era nella fase di passaggio del fronte e in quei giorni a Gubbio sembrava che l’esercito tedesco avesse pressoché concluso l’arretramento delle truppe oltre i confini di questo territorio comunale.
   Il movimento partigiano, operante nella zona, aveva coltivato il progetto di voler realizzare la liberazione della città prima dell’arrivo degli Alleati, che il 13 giugno avevano liberato Terni, il 16 giugno Foligno ed il 20 giugno Perugia.
   Nel pomeriggio del 20 giugno, in un clima euforico e confuso, nell’illusione che fosse possibile liberare la città dall’esercito tedesco, mentre un gruppo di partigiani – con i loro capi a cavallo – scendeva verso la città dagli stradoni del monte Ingino, una pattuglia Gap – che aveva ricevuto l’ordine di recarsi in località Mocaiana dove due o tre soldati tedeschi stavano facendo azione di saccheggio ed incutevano terrore alla popolazione – iniziò invece in città il pedinamento dei due ufficiali tedeschi, affrontandoli nel bar con l’esito sopra indicato: l’uccisione di uno (Kurt Staudacher) e il ferimento dell’altro (Hermann Pfeil).
   Mentre i patrioti scappavano verso il monte, l’ufficiale ferito riuscì a farsi strada con la pistola in pugno e a raggiungere il comando tedesco.
   La reazione fu immediata: il battaglione tedesco presente nella zona subito piazzò cannoni, mitragliatrici, iniziando dalla piazza del Mercato sia un’intensa sparatoria verso il monte e verso diversi palazzi cittadini, sia il rastrellamento, prendendo in ostaggio gli uomini che incontravano o che trovavano nelle abitazioni.
   Verso la sera del 20 giugno, sembrò che tale azione di rappresaglia fosse sospesa, dopo che il vescovo mons. Beniamino Ubaldi, portatosi presso il comando tedesco situato presso l’Albergo S. Marco, aveva cercato pietosamente di far ricadere su elementi slavi la responsabilità dell’uccisione del tenente medico, ricevendo da quel comandante tedesco l’assicurazione che venivano sospesi i rastrellamenti e l’azione conseguente, purché non si fossero verificati altri incidenti.
   Non fu così. Qualche ora dopo la situazione precipitò. Nella notte furono ripresi i rastrellamenti. Furono presi uomini e donne, giovani e meno giovani, alcuni rilasciati dopo interrogatori sommari, altri trattenuti.
   Inutile risultò, nella mattina del 21 giugno, un secondo intervento presso il nuovo comandante tedesco da parte dello stesso vescovo Ubaldi, il quale, essendosi reso conto della tragedia che stava per abbattersi sulla popolazione eugubina, non esitò a offrire sé stesso pur di salvare gli ostaggi e la città. Ebbe un rifiuto sdegnoso.
    All’alba del 22 giugno fu eseguita la rappresaglia.

   I quaranta designati, dall’edificio scolastico delle Scuole elementari di via Perugina, dove erano stati tenuti in ostaggio, furono condotti in un luogo poco distante, dove poi è stato costruito il Mausoleo e in una fossa, fatta scavare da altri ostaggi poco prima a ridosso del muro che ancora conserva i segni delle pallottole, legati come bestie da macello affinché non potessero fuggire, furono uccisi con scariche di mitra, poi finiti a colpi di pistola e ricoperti appena con qualche manciata di terra.
   Tra le quaranta vittime ci furono due donne (madre e figlia), due non nativi del territorio eugubino (uno, un contabile di Gualdo Tadino; l’altro, un vicebrigadiere dei carabinieri, nativo di Mirto, in Sicilia); ci furono giovani e meno giovani, studenti, operai, artigiani, contadini, un professionista, alcuni con la responsabilità di famiglie numerose.
   Ha scritto don Origene Rogari poco tempo dopo la strage: «Un genio infernale parve avesse scelto di proposito alla strage quaranta innocenti, quaranta casi tutti pietosissimi […] Una madre e la figlia, un figlio unico di madre inferma, padri di cinque, di dieci figli, un padre di cinque bambini già orfani della mamma, due fratelli insieme, un padre e il figlio, onesti lavoratori dei campi e della città, due sordomuti, che non udirono la loro condanna / che profferir non poterono la loro difesa».

 

 

 

   La rappresaglia era stata ordinata dal Generale dr. Johann Karl Boelsen, allora comandante della 114° Jäger Division, cui apparteneva il battaglione di reggimento, che aveva subito l’uccisione del tenente medico e il ferimento del sottotenente.
   La strage dei Quaranta Martiri, effettuata il 22 giugno 1944, non può essere isolata dal contesto di altri episodi dolorosi e tragici, che la popolazione del territorio subì da parte delle truppe nazifasciste.
   Tra le vicende più opprimenti si ricordano: il rastrellamento del 27 marzo 1944, che sui confini del territorio comunale recò un numero alto di morti e arresti, nonché distruzione di case e di edifici; un secondo rastrellamento, iniziato il 7 maggio nel Buranese e continuato nei giorni successivi, con un numero inferiore di morti ma non di atrocità; la presa in ostaggio di 230 persone (anche vecchi, donne e bambini), che si erano rifugiate presso il Convento di S. Ubaldo nel luglio 1944, sottoposte a privazioni indicibili per l’assenza di cibo e di altri generi necessari, e terrorizzate dal fatto che i bombardamenti annunciati e temuti non avrebbero lasciato scampo.
   La strage dei Quaranta Martiri produsse inevitabilmente a Gubbio polemiche a non finire, lacerazioni, un clima pesante, che riguardò sia i rapporti tra le forze politiche antifasciste, sia i rapporti tra le famiglie dei Quaranta e ciò che era espressione del movimento partigiano.
   Poiché diffusa era la convinzione dell’inopportunità delle due iniziative partigiane (sia la discesa dal monte per liberare la città sia l’attacco ai due ufficiali tedeschi presso il caffè cittadino), di conseguenza si attribuiva al movimento partigiano locale la responsabilità di aver provocato la rappresaglia tedesca.
   Si chiamavano in causa sia gli esecutori materiali della sparatoria al caffè (Belardi, Ferretti, Paoletti, sfiorando anche Capannelli, del quale forse non si aveva una spiegazione esauriente di quel che fece); sia il comando della Gap (Amelio Gambini); sia il comando del gruppo di partigiani che doveva liberare Gubbio (Bruno Enei, nonché Stelio Pierangeli, il quale aveva impartito l’ordine di discesa); sia i vertici dell’antifascismo locale (avvocati Salciarini e Rossi).
   Una responsabilità tutta particolare veniva attribuita a Ladislao Rossi, ritenuto il delatore che avrebbe rivelato al comando tedesco che l’uccisione dell’ufficiale medico era stata opera di elementi della resistenza locale.
    Queste congetture danno il quadro tormentato delle fratture che si erano andate consumando nella comunità eugubina.
    Di fronte alle accuse, alle insinuazioni, che coinvolgevano molti, ognuno di questi ha cercato di sgombrare il terreno dalle accuse che lo riguardavano, riversando le responsabilità su altri, con un rimpallarsi a catena di responsabilità e polemiche a livello cittadino, senza riuscire a far luce sulla vicenda.
   Anche il tentativo, effettuato sullo scorcio del 1944, di coinvolgere questura, prefettura, comando militare provinciale in una indagine per accertare eventuali responsabilità e per iniziare un procedimento penale non sortì alcun effetto; l’allora questore Guerrizio giunse alla conclusione che nessuna responsabilità, in ordine alla successiva rappresaglia, potesse essere addebitata sia ai componenti della pattuglia Gap.
   Ben presto a livello provinciale si lasciò perdere tutto.»

  Ci permettiamo di richiamare alla memoria anche
 i fatti bellici di quel 1944, in Italia.

      Il 1944 fu l'anno della "guerra a Gubbio". Infatti la nostra città finì per trovarsi al "fronte" in mezzo gli opposti schieramenti. Gli Alleati, dopo lo sbarco in Sicilia (10 luglio 1943) avevano iniziato la loro risalita lungo la penisola italiana e avevano condotto una lunga e accanita battaglia per occupare il settore di Cassino la cui conquista (18 maggio 1944) permise alle divisioni britanniche e statunitensi di continuare l'avanzata verso il nord unendosi, il 25 maggio, presso Littoria con le truppe sbarcate ad Anzio il 22 gennaio 1944. Insieme continuarono l'avanzata verso Roma, che cadde nelle loro mani il 4 giugno 1944, due giorni prima del grande sbarco nel nord dell'Europa, in Normandia (6 giugno). La loro avanzata proseguì poi in direzione di Livorno e Firenze, ma i Tedeschi costituirono una prima linea di sbarramento (Linea del Trasimeno) e contestualmente una nuova e robusta linea di difesa più a nord, la cosiddetta linea gotica, posta attraverso l'Appennino tosco-emiliano. 

   L' 11 giugno 1944, superati il lago di Bolsena ed i monti Sabini, il fronte sul territorio italiano correva approssimativamente lungo la zona Talamone, Orbetello, Mandano, Sorano ed Orvieto, per poi scendere, nella valle del Tevere e del Nera, tra Narni e Terni, fino a sud di Rieti e di Cittaducale.
   Il 20 giugno 1944 il X Corpo d'armata britannico occupava Perugia senza difficoltà; incontrava invece alcuni ostacoli già sulle colline che si trovano a nord del nostro capoluogo di Regione. Quei primi ostacoli dimostravano che "La fase di inseguimento delle truppe di Kesselring in ritirata era terminata. La linea tedesca era stata adesso ristabilita. Kesselring aveva ripreso il controllo delle sue formazioni ed era più che mai deciso a ripetere i successi difensivi dell'anno precedente. Gli Alleati avrebbero dovuto pagare in uomini e soprattutto, in tempo, per ogni chilometro della loro avanzata dal Trasimeno alla linea Gotica" ( W. Jackson).
   Il 30 giugno 1944 si era conclusa la “Battaglia del Trasimeno”, che aveva visto scontrarsi lungo la “Trasimene Line” la X Armata Tedesca e l’VIII Armata Inglese. La “Trasimene line”, o “Albert line” come la indicavano i tedeschi, era una linea difensiva realizzata dai tedeschi che partiva da Castiglion della Pescaia sul Tirreno per raggiungere l’Adriatico poco a sud di Ancona.
   Dopo giorni di combattimenti con alterne vicende, le forze alleate riuscivano finalmente ad entrare in possesso di Arezzo (16 luglio 1944) e dintorni. Siena era già conquistata (3 luglio 1944). Sul fronte adriatico Partigiani e militari italiani avevano liberato Macerata il 30 giugno, e successivamente le truppe alleate raggiungevano la zona di Ancona ed iniziava la battaglia per la città, terminata il 18 luglio con la sua conquista. Lo stesso giorno  sulla costa tirrenica, si verificava un cedimento del fronte tedesco e gli alleati raggiungevano l'Arno ad est di Pisa, mentre il giorno successivo (19 luglio) entravano in Livorno. Pisa per la liberazione dovrà attendere il 2 settembre, mentre Firenze sarà liberata l'11 agosto.
   Gubbio fu liberata il 25 luglio 1944
e fino quel giorno fu duramente bombardata dalle artiglierie tedesche che, dai monti circostanti, battevano la vallata per contrastare e rallentare l'avanzata delle truppe di liberazione.
   Da questo quadro storico, seppure scarno e necessariamente schematico, si può capire come il territorio del nostro Comune insieme a quello dei comuni limitrofi (Umbertide, Pietralunga, Cantiano, Scheggia, Costacciaro, Sigillo, Fossato di Vico e Gualdo Tadino) venne a trovarsi in una fascia geografica che vide, soprattutto nel periodo marzo-luglio 1944, un progressivo intensificarsi di operazioni e scontri bellici tra gli opposti schieramenti, con l'aggiunta delle forze partigiane.
   Purtroppo in mezzo a tante armi c'erano anche tanti civili inermi che spesso sono stati oggetto e vittime di ingiustificate violenze e di crudeli esecuzioni.
   

    Per l'occasione ricordiamo che un anno fa è stato pubblicato il libro di Giacomo Marinelli Andreoli, “Nel segno dei padri – la storia di Guglielmina e Peter che è il risultato di un lungo lavoro realizzato sul carteggio intercorso tra Guglielmina Roncigli (figlia di Vittorio Roncigli, uno dei 40 martiri) e Peter Staudacher (figlio di Kurt Staudacher, l'ufficiale medico tedesco, ucciso a Gubbio, che rappresentò il motivo della fucilazione dei 40 civili).

   La loro storia di amicizia epistolare – si protrasse fino al 2012 quando la Roncigli si è spenta improvvisamente per un male incurabile.

     Per quanto riguarda il Comune di Gubbio, oltre alla ricordata crudelissima esecuzione dei "40 Martiri" del 22 giugno 1944, occorre ascrivere alla storia anche la morte di tanti altri civili innocenti, come le nove vittime  del bombardamento del 13 giugno a Branca, le due di S.Angelo dopo Serra, le tre di Villamagna, le tre di Padule e di S. Martino che recentemente sono state riportate alla memoria da Gianluca Sannipoli, e poi molti altri casi singoli.
   Oggi purtroppo dobbiamo affermare che non esiste un elenco preciso e definitivo, riteniamo infatti che l'elenco contenuto nella delibera n° 312 adottata dalla Giunta Municipale di Gubbio in data 13 aprile 1954 ( ricordata in un recente lavoro di Don Ubaldo Braccini & Fabrizio Cece) sia poco attendibile in quanto accomuna civili non armati "morti in seguito a rastrellamento" e "morti in combattimento". L'elenco inoltre è anche alquanto incompleto giacché alcuni morti non vi figurano affatto. Per esempio non vi figura Ubaldo Palazzari, figlio di "Rigo de Ragnetto", 18 anni, morto a Fontanelle il 4 luglio 1944, colpito da una scheggia di bomba mentre si trovava davanti la sua casa colonica.
   Vorremmo ritornare, con discrezione, a sollecitare nuovamente la stesura di un elenco definitivo, per poter restituire alla memoria anche i nomi di altri "morti civili non combattenti" che trovarono la morte nel Comune di Gubbio a seguito dei fatti storici sopra ricordati, nel 1944.
    Il Consiglio Comunale di Gubbio ha pienamente recepito tale richiesta tant'è che, nel gennaio 2011, ha approvato all'unanimità' un ordine del giorno (a firma dell'allora Presidente del Consiglio Antonella Stocchi) tendente ad
«incaricare studiosi/ricercatori per la stesura di un elenco definitivo, per restituire alla memoria i nomi dei civili che trovarono la morte nel nostro comune; individuare, in collaborazione con gli enti e le associazioni interessate, un luogo ove sistemare una lapide o altro elemento commemorativo riportante i nomi di tutte queste vittime innocenti della guerra».
   Vogliamo sperare che il tutto non cada nel dimenticatoio, anzi auspichiamo che il nuovo Consiglio Comunale e il nuovo Sindaco, Prof. Filippo Stirati, voglia dar seguito a tali decisioni tendenti a realizzare una degna sistemazione ad una lapide o cippo riportante i nomi di tutte quelle vittime della guerra, innocenti e dimenticate, morte a causa della guerra, pur non essendo in guerra.
     Pubblichiamo un elenco, pur incompleto e sicuramente perfettibile.

                                      

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