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| ORIGINE del CASTELLO DI COSTACCIARO | ||
2006
Costacciaro,
01 Settembre 2006
Stampa Tip. Eugubina- Gubbio - Agosto 2006
N.B. Dal testo si
riproduce, con il permesso dell'autore, la parte che riguarda l'origine del
Castello di Costacciaro.
Le origini del castello di
Costacciaro
Come è noto il castello di Costacciaro fu fondato dal comune di Gubbio
attorno alla metà del XIII secolo. La documentazione conosciuta
e quella acquisita di recente non hanno però permesso di
stabilire se il castrum sia stato realizzato ex novo oppure siano
state riutilizzate precedenti costruzioni. La questione, dunque,
resta ancora aperta.
Per meglio
inquadrare il periodo storico o perlomeno per
tentare di individuare le ragioni che spinsero il comune eugubino a costruire
Costacciaro è necessario riassumere per sommi capi la
situazione in cui si venne a trovare Gubbio attorno alla metà del XIII
secolo, soprattutto in rapporto al comune di Perugia che sempre
impedì agli eugubini di espandersi verso i propri confini o
verso quelli dei suoi più o meno periodici alleati (Cagli, Sassoferrato,
Gualdo, Nocera).
Già nel XII
secolo la storia dello sviluppo del comune di Gubbio appare strettamente legata
a quella del comune di Perugia. Richiamato
brevemente alla memoria il conflitto
contro le undici "città" nemiche
citato dal beato
Giordano nella "Vita di Sant'Ubaldo",
ma sul quale non è stato ancora reperito alcun documento,
si giunge all'atto del 28 febbraio 1183 con il quale Gubbio,
non si bene per quali ragioni, si sottomise a Perugia.
Nonostante
ciò, grazie alla politica filo imperiale svolta forse più per necessità di
contrastare in qualche modo il giogo perugino che
per intima convinzione, Gubbio poté ritornare ben presto in possesso
della propria autonomia dando nel contempo inizio ad una
notevole espansione, urbana e territoriale, tanto da costringere Cagli
a fare atto di sottomissione nel 1199.
Le mire
espansionistiche di Gubbio, soprattutto verso Nocera e Fossato, ebbero subito la
conseguenza di inasprire nuovamente
i rapporti con i perugini. Nel 1216 diversi feudatari del
confine sud sottomisero a Perugia i propri castelli sui quali, però,
Gubbio diceva di vantare alcuni diritti. La reazione eugubina
fu immediata e alcuni di quei luoghi fortificati furono assaltati,
danneggiati e distrutti. La guerra con Perugia fu inevitabile
e, purtroppo per Gubbio, si risolse con un lodo veramente
nefasto emanato nel 1217, per comune accordo, addirittura
dal podestà di Perugia! Per Gubbio non fu più possibile immaginare alcuna
espansione verso i confini perugini, cioè a sud
est e a sud ovest del suo distretto. Fu quindi giocoforza rivolgersi
verso nord e, soprattutto, verso nord est, in direzioni cioè
dove non esistevano città potenti come Perugia, ma anzi si
trovavano territori dipendenti - direttamente o indirettamente -
da Cagli, da Sassoferrato e, soprattutto, dall'Eremo di Fonte
Avellana.
I semplici feudatari laici, inoltre, potevano essere adeguatamente
"convinti" a cedere i propri beni con opportuni accordi.
Quest'ultimo è il caso che portò nel 1234 alla fondazione del
castello di Pergola.
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Tra gli
anni trenta e gli anni cinquanta del XIII secolo il comune di Gubbio iniziò una
vera e propria fase di penetrazione verso la
Flaminia e il territorio marchigiano. In poco meno di trent'anni gli
eugubini fondarono o, in almeno un caso, consolidarono i castelli
di Pergola (1234), Cantiano e Colmatrano (1235), Serra Sant'Abbondio
(ca. 1257) e Costacciaro (1258-1263). Nello stesso
periodo si ebbero inoltre le sottomissioni di Montesecco (1250), l'acquisizione
di Fossato (1251) e - pare - di Sigillo (1249). Scheggia già da tempo gravitava
nel distretto territoriale eugubino
(1163, diploma di Federico Barbarossa).
Per contro, dopo il periodo
filo imperiale durante il regno di Federico II (morto nel 1250), Gubbio fu
costretta dalle circostanze a scontrarsi ancora una volta - e non sarà l'ultima
nei travagliati rapporti che caratterizzarono questi due comuni durante buona
parte del medioevo - con Perugia (1256-1259) e il conflitto si concluse
di nuovo con la vittoria del Grifo.
Pochi anni dopo, in seguito al
definitivo passaggio di Gubbio nell'orbita ecclesiastica, la città ebbe modo di
sperimentare la benevolenza dei papi Urbano IV e Clemente IV i quali, tra i vari
benefici, confermarono agli eugubini il possesso dei castelli edificati poco
prima.
La costruzione di Costacciaro
si verificò durante quella che possiamo
considerare la seconda fase di espansione di Gubbio verso
il versante nord est, dove più numerosi erano i possedimenti degli avellaniti
di Santa Croce. L'abbazia di Sant'Andrea dell'Isola dei Figli di Manfredo, la
cui storia meriterebbe di essere ricostruita in dettaglio, dipendeva dai
benedettini di Fonte Avellana il cui controllo si estendeva su molte chiese,
castelli e nuclei abitati fino alle porte di Pergola. Gubbio, nella suo opera di
espansione, potè contare anche sul
tacito consenso, se non sulla connivenza, del
vescovo diocesano desideroso anch'egli di togliere agli avellaniti
terre, anime e decime. In fin dei conti si può affermare che almeno in quella
fase storica gl'interessi del potere laico e di quello religioso coincisero. Tra
l'altro nel 1254 il Rettore del Ducato di Spoleto ordinò a Giacomo, vescovo di
Gubbio, di non molestare ne i monaci dell'eremo di Fonte Avellana, ne i
confratelli del monastero dell'Isola dei Figli di Manfredo.
Fu proprio durante la guerra
con Perugia e immediatamente dopo che Gubbio costruì altri due importanti
luoghi fortificati: Serra
Sant'Abbondio (per controllare la pianura verso Sassoferrato)
e Costacciaro.
Conosciamo alcuni dati sulla
storia iniziale di questo castello soprattutto grazie a due cause civili che si
svilupparono tra l'ottavo e il nono decennio del XIII secolo. Gli atti di queste
cause contengono notizie molto interessanti, anche se in parte già note.
Assieme a nuove informazioni nel frattempo acquisite esse ci permettono di
ricostruire quanto accadde allora.
Tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta del Duecento il comune
di Gubbio "sobillò" gli abitanti della zona nord est del suo
territorio contro i monaci di Fonte Avellana: una mossa strategica destinata a
dare i suoi frutti. In tale operazione
furono distrutti, o comunqne fortemente danneggiati, i
castelli di Montesecco (diocesi di Cagli), Lecce (diocesi di Nocera),
Campetri, Capitale, Isola dei Figli di Manfredo e Villa Sorte
(diocesi di Gubbio), tutti appartenenti - direttamente o indirettamente - agli
avellaniti. Gli abitanti di questi luoghi (alcuni dei quali riparati e
ricostruiti dai padri di Fonte Avellana dopo
il 1265) andarono a popolare Pergola, Serra Sant'Abbondio e
Costacciaro.
La documentazione disponibile
relativa alla causa con il Rettore del
Ducato di Spoleto che per competenza territoriale rivendicava alla
Curia romana anche il possesso di "Castrum Collis Stacçarij"
non è univoca sulla data di
costruzione di questo castello. Negli atti
prodotti gli eugubini affermarono che Costacciaro era stato edificato
- su loro iniziativa - attorno al 1258-1263 dalle famiglie dell'Isola e del
castello dell'Isola dei Figli di Manfredo le quali, in
origine, appartenevano all'abbazia di Sant'Andrea, a sua volta dipendente
dell'eremo di Fonte Avellana. Il castello, dalla sua costruzione al 1280-1285
(periodo a cui risalgono i documenti di questa
causa), fu sempre in dominio e alle dipendenze del comune di Gubbio, così come
lo furono gli uomini che lo abitarono.
Per l'edificazione del castello Gubbio spese 15.000 libbre di denari ravennati.
L'appartenenza al comune di Gubbio delle famiglie che una volta abitavano la
villa di Isola risultava anche dall'arbitrato dato
alcuni anni prima dal cardinale Liberto che riportò
il consenso del pontefice e l'approvazione del priore di Fonte
Avellana. Con questo ricorso Gubbio intendeva respingere la sentenza emanata dal
Rettore del Ducato di Spoleto che rivendicava alla Santa Sede il possesso dei
principali castelli fondati pochi decenni prima.
L'arbitrato del
cardinale Liberto appena richiamato è molto interessante.
L'atto risale al 10 novembre 1265. Con questo arbitrato si poneva fine alla
vertenza sorta tra Gubbio e Fonte Avellana
per la distruzione dei castelli di cui si è già detto. Molto interessanti sono
i passaggi che riguardano Isola:
- gli uomini del castello di Isola avrebbero dovuto restituire al monastero
avellanita i loro feudi e le loro proprietà entro il 13 dicembre;
- gli uomini di Isola avrebbero dovuto pagare 200 libbre di denari ravennati
entro il 13 dicembre per la loro affrancazione (erano infatti servi della
gleba);
- il comune di Gubbio avrebbe dovuto far restituire entro il 6 gennaio la
metà di tutti i beni dal medesimo concessi in enfiteusi agli abitanti di Isola
o da detti abitanti comprati; il monastero avrebbe potuto o acquistare l'altra
metà o lasciarla in enfiteusi ai possessori;
- il luogo ove sorgeva il castello di Isola sarebbe rimasto in proprietà degli
avellaniti che lì avrebbero potuto fabbricare abitazioni per i propri
lavoratori;
-gli uomini di Isola, dopo aver soddisfatto le condizioni sopra riportate,
sarebbero diventati liberi ed affrancati e il comune di Gubbio non avrebbe
dovuto gravarli di tasse maggiori rispetto a quelle applicate dal
monastero;
- il comune di Gubbio sarebbe rimasto
responsabile del comportamento degli uomini
di Isola, specie in caso di molestie nei confronti del monastero
di Fonte Avellana o di quello di Sant'Andrea dell'Isola dei
Figli di Manfredo.
Il primo documento coevo che cita esplicitamente il castello di
Costacciaro risale al 14 dicembre 1265 e riguarda una circostanza
abbastanza importante. Un certo maestro Elia, uditore generale del papa, si
rivolgeva al podestà e al capitano del popolo del
comune di Gubbio affinchè non avessero osato intromettersi nella
causa in corso tra l'eremo di Fonte Avellana e l'abbazia di Sant'Andrea, da una
parte, e il comune del castello di Costacciaro ("Commune
Castri Collistazarij") dall'altra, pena la scomunica! Scomunica
che invece - almeno così sembra - aveva già colpito i sindaci di Costacciaro
Ugolino e Bentivoglia per una precedente lite
con la parte ecclesiastica. L'esito di questa causa e l'eventuale revoca della
scomunica ci sono del tutto ignoti. Sappiamo invece che
il 4 ottobre 1267 Albertino da Montone, priore di Fonte Avellana,
incaricò Forte, camerlengo dell'eremo, di ritirare presso il
sindaco del comune eugubino il residuo delle 200 libbre occorrenti
per l'affrancazione degli abitanti di Isola, pagamento che fu quietanzato in
Gubbio il 21 dicembre seguente.
Altri documenti interessanti risalgono al settembre 1285 quando il comune di
Gubbio ratificò la vendita fattagli da Filippo "Bennesinne"
di un pezzo di terra, posto nel castello, sul quale era
stato costruito l'edificio che ospitava il "comune", cioè la sede
del capitano - sempre eletto dagli eugubini - e del consiglio degli
uomini dell'Università del castello di Costacciaro. Un documento del 1535
attesta che la sede del comune era allora ubicata lungo il corso principale. Si
tratta forse dello stesso edifico
duecentesco?
Lo sviluppo
di Costacciaro fu abbastanza rapido, tanto che circa 20 anni dopo la sua
fondazione si ebbero numerosi contrasti tra i suo abitanti, che tendevano a
trasformare la pendici del Monte Cucco in aree coltivabili, e l'abbazia di
Sant'Andrea che, proprietaria di quei
terreni, intendeva usarli per il pascolo dei propri
armenti. Su questo ennesimo contrasto esistono numerosi documenti
pubblicati nelle Carte di Fonte Avellana e relativi ad alcune deposizioni
rese da molti abitanti del luogo. Gli atti di questa ennesima lite, databili al
periodo 1287-1289, sono molto importanti perché confermano tra l'altro che
Costacciaro fu edificato tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni
sessanta del XIII secolo. Anche in questo caso, purtroppo, nulla si conosce
della conclusione della lite anche se, visto come andarono poi le cose, c'è da
ritenere che l'abbazia di Sant'Andrea dovette piegarsi a queste nuove
circostanze.
Sullo sfondo di questi
avvenimenti si trovano documentati alcuni esponenti della famiglia Guelfoni che
da sola - è bene ricordarlo - meriterebbe uno studio appropriato. La signoria
rurale dei Guelfoni, infatti, fu molto importante per la storia di Costacciaro:
poco conosciamo di essa. Quello che intanto possiamo dire, anche in base alla
documentazione disponibile, è che i Guelfoni mai esercitarono alcun potere
politico su Costacciaro. Per Gubbio
questo castello era molto importante e al pari degli altri (p.e. Pergola,
Cantiano, Serra Sant'Abbondio) lo
governava tramite un proprio ufficiale (in questo caso si trattava di un
capitano) cui spettava, tra l'altro, la convocazione del consiglio, vero organo
amministrativo di autogoverno di Costacciaro. Il capitano era affiancato nelle
proprie funzioni dal camerlengo, probabilmente da un notaio e, all'occasione, da
uno o più sindaci. A capo dell'Università vi erano quattro consiglieri,
denominati nel XV sec. "li quatro" o "massari".
Molto suggestivo e solenne appare un documento del 4 luglio 1274 quando nella
casa del comune, su mandato del capitano Giacomo di Suppolino, si riunì il
"parlamento seu arenga Communis et Universitatis Castri collis staçarij"
per eleggere un procuratore, "de voluntate dicti parlamenti et ipsum
parlamentum totum auctoritatem dicti
Capitanei".