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   CRONACA LUGLIO 2010
   
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05 luglio 2010: Commemorazione di Umberto Paruccini e il ricordo di tanti altri
09 luglio 2010: Festa dei Ceri e UNESCO: Convegno a Gubbio
25 luglio 2010: Il Catria: un monte, una festa, un programma!

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05 Luglio 2010 - Commemorazione di Umberto Paruccini e il ricordo di tanti altri


   Come tutti gli anni è stata ricordata l'uccisione di Umberto Paruccini, il pompiere eugubino che perse la vita, nel 1944, sul terzo stradone del monte Ingino, mentre si recava a portare i viveri ai circa 300 civili tenuti in ostaggio, dall'esercito tedesco, presso la Basilica di S. Ubaldo.
   Umberto Paruccini era nato nel 1914, finiti gli studi, affiancò suo padre Carlo nell'attività di vendita e riparazione di biciclette, moto e articoli da caccia. All’ inizio della seconda guerra mondiale fu chiamato a combattere su vari fronti, infine anche in Africa, dove rimase ferito in uno scontro a fuoco in terra libica e per questo fu richiamato in Italia ed incorporato nel locale distaccamento dei Vigili del Fuoco, esattamente il 10 giugno 1944.
   Il 1944 fu l'anno della "guerra a Gubbio". Infatti la nostra città finì per trovarsi al "fronte" in mezzo gli opposti schieramenti. Gli Alleati, dopo lo sbarco in Sicilia (10 luglio 1943) avevano iniziato la loro risalita lungo la penisola italiana e avevano condotto una lunga e accanita battaglia per occupare il settore di Cassino la cui conquista (18 maggio 1944) permise alle divisioni britanniche e statunitensi di continuare l'avanzata verso il nord unendosi, il 25 maggio, presso Littoria con le truppe sbarcate ad Anzio il 22 gennaio 1944. Insieme continuarono l'avanzata verso Roma, che cadde nelle loro mani il 4 giugno 1944, due giorni prima del grande sbarco nel nord dell'Europa, in Normandia (6 giugno). La loro avanzata proseguì poi in direzione di Livorno e Firenze, ma i Tedeschi costituirono una prima linea di sbarramento (Linea del Trasimeno) e contestualmente una nuova e robusta linea di difesa più a nord, la cosiddetta linea gotica, posta attraverso l'Appennino tosco-emiliano.

   L' 11 giugno 1944, superati il lago di Bolsena ed i monti Sabini, il fronte sul territorio italiano correva approssimativamente lungo la zona Talamone, Orbetello, Mandano, Sorano ed Orvieto, per poi scendere, nella valle del Tevere e del Nera, tra Narni e Terni, fino a sud di Rieti e di Cittaducale.
   Il 20 giugno 1944 il X Corpo d'armata britannico occupava
Perugia senza difficoltà; incontrava invece alcuni ostacoli già sulle colline che si trovano a nord del nostro capoluogo di Regione. Quei primi ostacoli dimostravano che "La fase di inseguimento delle truppe di Kesselring in ritirata era terminata. La linea tedesca era stata adesso ristabilita. Kesselring aveva ripreso il controllo delle sue formazioni ed era più che mai deciso a ripetere i successi difensivi dell'anno precedente. Gli Alleati avrebbero dovuto pagare in uomini e soprattutto, in tempo, per ogni chilometro della loro avanzata dal Trasimeno alla linea Gotica" ( W. Jackson).
   Il 30 giugno 1944 si era conclusa la
“Battaglia del Trasimeno”, che aveva visto scontrarsi lungo la “Trasimene Line” la X Armata Tedesca e l’VIII Armata Inglese. La “Trasimene line”, o “Albert line” come la indicavano i tedeschi, era una linea difensiva realizzata dai tedeschi che partiva da Castiglion della Pescaia sul Tirreno per raggiungere l’Adriatico poco a sud di Ancona.
   Dopo giorni di combattimenti con alterne vicende, le forze alleate riuscivano finalmente ad entrare in possesso di
Arezzo (16 luglio 1944) e dintorni. Siena era già conquistata (3 luglio 1944). Sul fronte adriatico Partigiani e militari italiani avevano liberato Macerata il 30 giugno, e successivamente le truppe alleate raggiungevano la zona di Ancona ed iniziava la battaglia per la città, terminata il 18 luglio con la sua conquista. Lo stesso giorno  sulla costa tirrenica, si verificava un cedimento del fronte tedesco e gli alleati raggiungevano l'Arno ad est di Pisa, mentre il giorno successivo (19 luglio) entravano in Livorno. Pisa per la liberazione dovrà attendere il 2 settembre, mentre Firenze sarà liberata l'11 agosto.
   Gubbio fu liberata il 25 luglio 1944 e fino quel giorno fu duramente bombardata dalle artiglierie tedesche che, dai monti circostanti, battevano la vallata per contrastare e rallentare l'avanzata delle truppe di liberazione.
   Da questo quadro storico, seppure scarno e necessariamente schematico, si può capire come il territorio del nostro Comune insieme a quello dei comuni limitrofi (Umbertide, Pietralunga, Cantiano, Scheggia, Costacciaro, Sigillo, Fossato di Vico e Gualdo Tadino) venne a trovarsi in una fascia geografica che vide, soprattutto nel periodo marzo-luglio 1944, un progressivo intensificarsi di operazioni e scontri bellici tra gli opposti schieramenti, con l'aggiunta delle forze partigiane.
   Purtroppo in mezzo a tante armi c'erano anche tanti civili inermi che spesso sono stati oggetto e vittime di ingiustificate violenze e di crudeli esecuzioni.
   Per quanto riguarda il Comune di Gubbio, oltre alla crudelissima e tristemente famosa esecuzione dei "40 Martiri" del 22 giugno 1944, occorre ascrivere alla storia anche la morte di tanti altri civili innocenti, come le nove vittime  del bombardamento del 13 giugno a Branca, le due di S.Angelo dopo Serra, le tre di Villamagna, le tre di Padule e di S. Martino che recentemente sono state riportate alla memoria da Gianluca Sannipoli, e poi molti altri casi singoli.
   Oggi possiamo tranquillamente affermare che non esiste un elenco preciso e definitivo, riteniamo infatti che l'elenco contenuto nella delibera n° 312 adottata dalla Giunta Municipale di Gubbio in data 13 aprile 1954 ( ricordata in un recente lavoro di Don Ubaldo Braccini e Fabrizio Cece) sia poco attendibile in quanto accomuna civili non armati "morti in seguito a rastrellamento" e "morti in combattimento". L'elenco inoltre è anche alquanto incompleto giacché alcuni morti non vi figurano affatto. Per esempio non vi figura Ubaldo Palazzari, figlio di "Rigo de Ragnetto", 18 anni, morto a Fontanelle il 4 luglio 1944, colpito da una scheggia di bomba mentre si trovava davanti la sua casa colonica.
   Vorremmo sollecitare la stesura di un elenco definitivo, per poter restituire alla memoria i nomi dei "civili non combattenti ed innocenti" che trovarono la morte nel Comune di Gubbio a seguito dei fatti storici sopra ricordati, nel 1944.
   Vogliamo anche proporre alle istituzioni e agli enti interessati di dare, all'interno dell'area ove sorge il Mausoleo dei 40 Martiri, una degna sistemazione anche ad una lapide o cippo riportante i nomi di tutte queste vittime della guerra, innocenti e dimenticate.
 

                                                     

09 Luglio 2010 - Festa dei Ceri e UNESCO: Convegno a Gubbio

  Presso la Sala Consiliare del Palazzo del Comune si è tenuto un seminario per l'inserimento nelle lista dell'UNESCO della Festa dei Ceri come patrimonio immateriale dell'Umanità.
 
Alla presenza del sindaco Maria Cristina Ercoli, dell'assessore comunale alla cultura Lucio Panfili, dell'assessore alla Cultura del Comune di Perugia Donatella Porzi, e di Monsignor Panfili in rappresentanza della Diocesi, hanno relazionato anche il Presidente della Università dei Muratori (Aleandro Alunno), il Presidente del Maggio Eugubino (Lucio Lupini), i Presidenti delle Famiglie Ceraiole (Ubaldo Minelli, Enzo Panfili, Alfredo Minelli), la Dott.ssa Luciana Mariotti del Ministero dei Beni Culturali e la etnoantropologa Prof.ssa Luisa Vietri.

   La dott.ssa Luciana Mariotti ha sottolineato quanto sia fondamentale che Gubbio abbia una consapevolezza forte del fatto che la Festa dei Ceri debba essere trasmessa all'intera umanità e per questo salvaguardata.
   "Leggendo la documentazione - ha spiegato Luciana Mariotti - ho potuto constatare con piacere che c'è una comunità intera che vuole che la Festa dei Ceri diventi un bene immateriale dell'umanità, e il fatto che la Soprintendenza intervenga per salvaguardarli testimonia che esiste il giusto approccio. Naturalmente esistono anche altre candidature, e l'idea è anche quella di prenderne in considerazione alcune a tema, come potrebbe essere ad esempio, nel caso dei Ceri, quella delle feste con macchine a spalla, ma visto che il criterio deve essere ancora approvato l'obiettivo è quello di candidare quanti più elementi possibile. La Festa dei Ceri è una delle più complesse insieme al Palio di Siena, e tutto questo è testimoniato dal fatto che Gubbio ha ricevuto molte schede relative alla documentazione da presentare, perché l'inventarizzazione è basilare."

  
Di questo ha parlato l'etnoantropologa Prof.ssa Luisa Vietri, incaricata dal Comune di compilare la documentazione per la candidatura: "Ho lavorato sul concetto di catalogazione-documentazione, inserendo gli aspetti dei Ceri con il supporto di materiale fotografico ma anche attraverso testimonianze dirette. Il prodotto finito è una serie di schede compilate da inoltrate al Ministero dei Beni Culturali che a sua volta presenta la candidatura al comitato internazionale dell'Unesco."

   La procedura iniziata diversi anni fa, va avanti quindi con la consapevolezza che il patrimonio della Festa dei Ceri rappresenti una identità forte e profonda da consegnare ai beni immateriali dell'umanità, come è stato sottolineato dai presidenti dell'
Università dei Muratori, del Maggio Eugubino e delle Famiglie Ceraiole.

                                                         

25 Luglio 2010 - Il Catria: un monte, una festa, un programma!

   Il Monte Catria è una montagna alta 1702 m. situata nei comuni di Cagli, Cantiano, Frontone e Serra Sant'Abbondio, in provincia di Pesaro e Urbino (Regione Marche) e nel comune di Scheggia e Pascelupo, in provincia di Perugia (Regione Umbria).
   La sua mole è stata considerata sacra fin dall'antichità. Venerata dagli antichi Umbri, nel 1300
Dante Alighieri ha reso celebre la montagna nella Divina Commedia (canto XXI del Paradiso),  ricordando l'eremo di Fonte Avellana, fondato alle sue pendici nel X secolo, dove sono vissuti 76 tra santi e beati.
  
Apparentemente questa montagna avrebbe pochi contatti con Gubbio, ma non è così! Basti pensare ai stretti legami che nella storia la nostra città ha avuto con i comuni sopra ricordati e compresi nell'area del Monte Catria, alcuni dei quali (Serra Sant'Abbondio) sono stati addirittura fondati dal libero Comune di Gubbio e di altri (Cantiano e Scheggia Pascelupo) che ancora oggi fanno parte della Diocesi di Gubbio oltre ad avere avuto stretti rapporti politici già molto prima del 1300, per non parlare del lungo periodo fino al 1631 allorquando si trovarono tutti compresi nel Ducato di Urbino.

   Il 24 e 25 luglio sul Catria si è volta la festa della montagna che ha avuto un grande successo con la partecipazione di oltre tremila persone. Tante sono state le iniziative culturali e manifestazioni lucido-sportive, tra cui anche la: "Aquiloni in volo! – Laboratori di costruzione degli aquiloni", organizzata dai ragazzi e ragazze della Associazione Eolo Kite di Gubbio.

  Nell'occasione si è svolta la tavola rotonda per parlare del “futuro della popolazione su un Catria cuore dell’Appennino in tre province” (le tre province interessate sono: Pesaro-Urbino, Ancona e Perugia).
  Infatti su proposta del Presidente dell’Assemblea regionale marchigiana, Vittoriano Solazzi e del vice-presidente del Consiglio umbro, Orfeo Goracci, amministratori delle Marche e dell’Umbria hanno relazionato sul progetto di
“distretto rurale Appennino Centrale umbro-marchigiano” di cui si sta parlando da diversi anni.
   Ne è scaturito l'impegno di lavorare affinché le rispettive Regioni legiferino riguardo l’istituzione del distretto rurale partendo da un unico documento, (quello stesso che Goracci sta sottoponendo al Consiglio Regionale dell'Umbria) fino a convocare in seduta comune, forse entro l’anno, i due Consigli Regionali.
   L'istituzione del
“distretto rurale Appennino Centrale umbro-marchigiano”
rappresenterebbe già di per sé un chiaro segnale anche per Gubbio che con quelle realtà marchigiane ha avuto da sempre (più e molto prima che non con il centro-sud dell'Umbria) contatti politici, sociali ed economici. Il "distretto" significa trasformare il territorio in un sistema produttivo locale costituito da imprese agricole e non, che attuando politiche di diversificazione produttiva, di integrazione economica, sociale e di coesione, e nel rispetto degli equilibri naturali, fa interagire tra loro le imprese, trasforma l’area da marginale in un polo d’attrazione garantendo vivibilità per i residenti. I privati ne sarebbero la parte attiva e il pubblico trasformerebbe le loro attese-pretese in interventi normativi e in investimenti strutturali.
  Le premesse ci sembrano buone, non resta che sperare di vederle trasformate in realtà, un tempi rapidi.

   Il "distretto rurale Appennino centrale umbro-marchigiano" coinvolgerebbe una popolazione di oltre 100.000 abitanti.

  Solo sul lato marchigiano, tra Acqualagna, Apecchio, Cagli, Cantiano, Frontone, Piobbico, Serra Sant’Abbondio vivono più di 23.000 persone. Per l’Umbria i comuni naturalmente coinvolti sono: Gubbio, Gualdo Tadino, Umbertide, Fossato di Vico, Sigillo, Scheggia Pascelupo, Costacciaro, PietralungaMontone.

                                                     

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