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   MAPPA E MONUMENTI DELLA CITTA'
   

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Chiesa di S.Francesco


Costruita insieme al convento tra il 1230 e il 1240, quindi pochissimi anni dopo la morte di Francesco (1226). Il campanile ottagonale fu completato invece più tardi (1477)
   L'opera è stata attribuita all'architetto frate Bevignate di Cingoli, ma non è certo, infatti egli sarebbe nato nel 1250

     Il complesso sorge nello stesso luogo ove era situata la casa degli Spadalonga, amici di Francesco, che lo accolsero affettuosamente quando, nel 1207, si spogliò degli abiti che indossava e con un misero camiciotto, lasciò la sua famiglia e Assisi, rifugiandosi a Gubbio.

      La traccia dei muri della Casa degli Spadalonga è conservata e ben visibile nella sacrestia


  
   Sul lato sinistro, di fronte al giardino pubblico, si trova una porta d'ingresso laterale in stile romanico, a due aperture di cui una murata, sopra vi è un bellissimo rosone.

    La facciata, non terminata nella sua parte superiore, presenta il portale principale, in stile romanico, sormontato da un rosone, sistemato solo nel 1958.

   In quell'occasione furono chiuse anche le due finestre rettangolari aperte nel 1700 sopra la porta, quando venne trasformato in senso barocco l'interno della chiesa.

    E' la sola chiesa a tre navate della città.  All'interno 14 grandi pilastri ottagonali di pietra sorreggono la volta impostata ad uguale altezza in tutte tre le navate.
    Le volte e i capitelli sono il risultato della ristrutturazione del 1754. La Cappella a destra è divisa da una volta quattrocentesca.
    Nella parte superiore si osservano frammenti di affreschi trecenteschi; sotto la volta, al centro Cristo Redentore, ai lati gli Evangelisti.

    Nel Convento è notevole, per il suo valore storico-artistico, il "Chiostro della pace", sul quale si affaccia la "Sala del Capitolo" dove, un tempo, i frati si riunivano per decidere sulle norme della loro vita conventuale (quando non fu più utilizzata per tali scopi, per molti anni e fino pochi decenni fa ha rappresentato il magazzino di deposito del sale dei Monopoli di Stato, la cosiddetta: "salara").

    Dallo stesso "chiostro della pace" si accede al "Refettorio", ora trasformato in sala congressi, e al "chiostro maggiore", il vero e proprio chiostro del convento, non aperto al pubblico, se non in occasioni eccezionali come rassegne d'arte e spettacoli classici.

 

 

    Nello spazio tra la chiesa e il vecchio ospedale, in pratica sulla sinistra della facciata, al confine dell'orto dei frati, è stato posto nel 1997 un monumento bronzeo che raffigura S. Francesco e il lupo.

    L'opera, dell'artista Roberto Bellucci, è stata realizzata da un comitato cittadino insieme al contributo del Comune e delle antiche corporazioni medioevali come l'Università dei Muratori, dei Fabbri, dei Falegnami, dei Calzolari, dei Sarti e della Società Operaia di Mutuo Soccorso. Esso ricorda il famosissimo ammansimento del Lupo ad opera del Santo

 

    In occasione del Grande Giubileo del 2000, nella Chiesa e nel Convento di S. Francesco è stato fatta un'importante opera di restauro e consolidamento dalle ditte: Pierotti Carlo di Gubbio, Calosi del Mastio di Firenze e EdilFaramelli di Gubbio, su progetto degli Ingegneri: Marco Balducci, Roberto Regni, Roberto Radicchia e degli Architetti: David Pasquinelli e Raffaele De Angelis.

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 Monumento ai Caduti nella Grande Guerra (1915-1918)


     Appena terminata la Grande Guerra (1915-1918) a Gubbio si decise di costruire un monumento che ricordasse i combattenti caduti.
    Il monumento, opera dello scultore perugino Enrico Cagianelli (1886-1938), è costituito da un fante in bronzo, appoggiato alle rocce, in alto una torre medioevale.
    Fu inaugurato il 16 maggio 1924, alla presenza del Re d'Italia Vittorio Emanuele III.
    Il 14 maggio 1927, a cura della Sezione Romana della Pro-Gubbio, fu aggiunta al monumento la corona in bronzo con la dedica:
  "GLI EUGUBINI LONTANI AI GLORIOSI CADUTI - MAGGIO 1927"

I combattenti eugubini caduti nella Grande Guerra furono 722.
    A Loro erano stati dedicati, nel 1924, anche i lecci del Viale della Rimembranza.
     L'8 giugno 2003 è stata collocata una stele commemorativa, su iniziativa del Rotary Club Gubbio, proprio all'inizio di tale viale.
   In pratica essa sostituisce le targhette che 80 anni prima erano state poste alla base di ciascuna pianta del viale e che recavano il nome di ogni soldato eugubino, morto durante la 1° Guerra Mondiale.
Ora, in un unico luogo, sono idealmente raggruppati tutti i nomi dei nostri caduti.

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Logge dei Tiratori


L'edificio che ora viene indicato con questo nome è in realtà costituito da due diverse costruzioni: la Chiesa dei Bianchi con l'attiguo Ospedale della Misericordia, attivo fino al 1628 (al piano stradale) e la Loggia dei Tiratori vera e propria (al piano superiore).
 
   Chiesa ed Ospedale, la cui amministrazione era affidata alla "confraternita laica della Beata Vergine Maria", sono dell'inizio del 1300. Oggi, in alcuni giorni della settimana è sede di un mercatino soprattutto di frutta.

    Solo all'inizio del Seicento (1603) il complesso venne sopraelevato e dotato della vasta loggia adibita a "Tiratoio dei Pannilani": questa Loggia è una delle pochissime rimaste in Italia e sicuramente la più grande e meglio conservata.
    Sotto la loggia venivano poste ad asciugare, all'ombra, dopo aver ricevuto la tinta, le stoffe di lana ben tese in modo da assumere lunghezza e larghezza determinate.
    La sua costruzione sta a testimoniare la potenza raggiunta dalla "Corporazione dell'Arte della Lana" che a Gubbio aveva creato una vera e propria industria molto rinomata anche fuori dei confini del Ducato di Urbino, di cui Gubbio faceva parte.

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 S.Maria dei Laici (detta dei Bianchi)


    Questa chiesa fu costruita nel 1325 insieme, pochi anni dopo, all'ospedale in futuro chiamato "Spedal Grande" e il loggiato antistante, per le quali opere la comunità di Gubbio donò la pietra, dalla Confraternita dei Laici della Beata Vergine Maria.
   Nel periodo 1400/1500 la Chiesa era parte integrante dell’ospedale; quando quest’ultimo venne trasferito in un’altra parte della città essa restò indipendente dal complesso ospedaliero che venne venduto alla Corporazione della lana, la quale, agli inizi del 1600 secolo, vi costruì sopra la “Loggia coperta” per alloggiarvi 40 “tiratori per la lana” e vi ricavarono 7 botteghe.
   Nel 1467 venne edificato anche un campanile a vela con laterizi e vennero realizzate due finestrature sul fronte nord e sud per dare luce al presbiterio.
Lungo le pareti della chiesa corre un ciclo composto da 24 tavole e realizzato intorno al 1607 da Felice Damiani con tema la “Vita della Vergine“.
    Interessante la presenza nella chiesa,sulla parete di sinistra, del dipinto ad olio, noto come l’Annunciazione di Federico Barocci (Urbino, 1528/1535 – Urbino, 30 settembre 1612). L'opera fu commissionata l'8 aprile 1610 dal Priore Conte Muzio Beni della Confraternita dei Bianchi a Federico Barocci che, tuttavia, non portò a termine l'incarico. Il dipinto fu ultimato dall'allievo Ventura Mazzi da Cantiano entro il 1619.
   Il complesso era di proprietà del Comune di Gubbio e ogni Capitano del popolo entrando in carica ne prendeva solennemente possesso, mentre l'amministrazione era affidata alla Confraternita di Laici della Beata Vergine Maria (una delle molte corporazioni medievali, esistenti in Gubbio).
    Architettonicamente la Chiesa è organizzata su due livelli: al primo una cripta affrescata, al secondo la zona per il culto.

     E' a navata unica con copertura a capriata lignea.
     L'interno della chiesa era un tempo completamente affrescato, ma nel 1600 gli affreschi furono ricoperti con l'intonaco. Ora la Chiesa non è più consacrata. Molto interessante la relazione storico-artistica di Paolo Salciarini.

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 Chiesa di S.Giovanni


     Questa chiesa occupa presumibilmente il luogo ove esisteva un' antichissima chiesa dotata di fonte battesimale e con ogni probabilità sul sito occupato in precedenza dal primitivo Duomo di San Mariano.
    La costruzione del tempio nelle forme attuali avvenne nella prima metà del Duecento. La chiesa ha una facciata gotica ma il campanile è romanico.
    L'interno è costituito da una singola navata con grandi arconi ogivali di pietra che sorreggono il tetto, caratteristica questa delle chiese gotiche eugubine di quei tempi.
   L'abside è quadrata, mentre il tetto è sostenuto da archi in pietra su colonne binate.
   L’interno “fu rimesso nell’antico stile gotico circa l’anno 1865”. Tra le opere d’arte presenti in chiesa vanno ricordate: la S. Barbara e la S. Lucia di Benedetto Nucci (1° altare sin.); la Vocazione di S. Pietro (1573) di Giovanni M. Baldassini (2° altare dx)    I dipinti murali della cappella del battistero furono eseguiti nel 1828-29 dall’eugubino Annibale Beni. Il fonte è opera lapidea datata 1510. Resti di affreschi gotici e tardogotici sono visibili sulle pareti della chiesa.
  
    Dal 1998 al 2011 all'esterno della chiesa sono state girate numerose scene dello sceneggiato di Don Matteo dalla prima all'ottava stagione.

 

   La piazza antistante si presenta con una riqualificazione realizzata su progetto di Gae Aulenti che lo donò al Comune.
    L'architetto era molto legata a Gubbio dove aveva ricevuto anche il premio Bandiera. A Gubbio era solita invitare gli amici più cari come Umberto Eco.


 
   L'opera ha saputo restituire alla città quello che era solo “un’anonimo parcheggio”, come ricordò il Sindaco Orfeo Goracci, che la convinse a ridisegnare la piazza di don Matteo. Gaetana Aulenti, per tutti Gae, per tutti la signora con la sigaretta sempre in bocca aveva  convinto pure Luca Ronconi a trasferirsi nelle campagne eugubine.

 

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Chiesa di S.Domenico


   Inizialmente la chiesa, costruita nel 1186, era dedicata a S.Martino, ma un secolo più tardi (1287) fu ingrandita e dedicata a S.Domenico, ma la piazza anistante, nonostante fosse attribuita a Giordano Bruno, ancora per gli Eugubini è la "Piazza di S. Martino", da nome anche del Quartiere di appartenenza.

  Dall'inizio del Trecento passò ai Domenicani, che ottennero il permesso di ampliarla oltre la cinta delle mura.

    Una grande opera di restauro, ultimata nel 1765, conferì alla chiesa l'aspetto attuale.
   In tale trasformazione andarono perdute molte cappelle laterali e molti degli affreschi che ornavano tutta la chiesa, l'interno divenne a croce latina.
   Oggi possono essere ammirati affreschi della scuola eugubina del '400 (nella seconda cappella a sinistra di Ottaviano Nelli, pregevoli tele ed una bella scultura lignea (Madonna del Rosario) dei primi del '400.
   La facciata è rimasta sempre incompiuta, recentemente restaurata.
   Una bella pietà in terracotta del 1400 e un leggio finemente intarsiato sono conservati all'interno della chiesa. Lo stile gotico dell'altare maggiore viene datato verso la prima metà del '300, mentre la mensa d'altare è precedente e risale al 1134. L'archivio e la ricca biblioteca del convento sono stati recentemente riorganizzati.

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Palazzo del Capitano del Popolo


  

   Costruito verso la metà del 1200, era la residenza del Capitano del Popolo, carica che aspettava al capo e rappresentante dei lavoratori che costituivano le corporazioni e aveva l'incarico di difenderli nei confronti del podestà, il quale poteva essere o apparire come il difensore della nobiltà e della borghesia.

   Quando nella seconda metà del 1300 la città passò sotto i Duchi di Urbino la carica e l'ufficio del Capitano del Popolo venne soppresso e il palazzo fu venduto.
 
   Per alcuni anni vi abitarono i Conti Gabrielli che nel 1800 lo vendettero, così il palazzo fu adattato come abitazione di diverse famiglie finché l'eugubino Dante Minelli lo acquisto e restaurò, riportandolo all'antico splendore, nei primi anni 1970.

   Il Palazzo è costituito da un piano terra, con il locali che erano a disposizione del pubblico; dal piano di mezzo dove era il salone di rappresentanza; e l'ultimo piano dove era sistemato il corpo delle guardie che il Capitano aveva a disposizione.

    Il “pietrone” o “petrone” è una pietra di forma ovoidale, inserita nel selciato davanti al Palazzo del Capitano del Popolo ma che in realtà era l’antica residenza della Famiglia Gabrielli: non esistono notizie certe sulle origini di tale pietra, tante le ipotesi che nel corso del tempo sono state formulate, ma per ora nessuna fonte ha trovato una corrispondenza nella documentazione d’archivio.
    I primi cenni sulla esistenza di questa particolare pietra li abbiamo nella metà del XVII secolo in quanto era diventato il vocabolo con il quale indicare una parte della parrocchia di San Secondo o del quartiere di San Martino: l’attuale “pietrone” risale ai mesi precedenti la Pasqua del 1949. Il precedente, in forma più tondeggiante, era tutto sconnesso e rotto in varie parti, dava piuttosto l’impressione di una vecchia macina da mulino posizionata lì proprio per far da supporto al "cataletto del Cristo Morto", durante la Pocessione del Venerdì Santo, per non depositarlo sulla fanghiglia della strada, che per la stagione in cui si celebra il Venerdì Santo, era quanto mai frequente: nei registri d’amministrazione della Confraternita di S.Croce della Foce sono annotate quasi tutti gli anni le spese per la pulitura dal fango quella parte di strada che va dalla chiesa di Santa Croce al “petrone”.
   Ancora oggi sopra il “pietrone” durante la Processione del Venerdì Santo il cataletto con il Cristo Morto viene fermato ed “offerto” per circa 15 minuti alla venerazione dei fedeli.

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Palazzo del Bargello


    Solido, austero e piccolo palazzo costruito nel 1302, fu il primo palazzo pubblico. Conserva perfettamente la sua struttura originaria in stile gotico. Il suo nome gli deriva dal "Bargello" che, in età comunale, era un magistrato con funzione di polizia.

    Il palazzo ha la struttura architettonica tipica delle case eugubine di quell'epoca: al piano terra la grande porta, a livello del terreno, per entrare nella bottega o fondo; lateralmente una porta molto stretta con apertura sollevata da terra di circa 80 cm. Questa porta internamente comunica con la bottega e attraverso una ripida scaletta interna immette al piano superiore. Per accedere alla porta, esternamente veniva appoggiata una scaletta di legno di tre gradini che di notte veniva ritirata. Questo tipo di porta molto diffuso in quasi tutte le case di quel periodo, oggi viene chiamata "Porta del Morto" e tale definizione deriva probabilmente dal fatto che in un certo periodo l'ingresso abitudinario delle case fosse quello della bottega, perché più comodo. Pertanto la piccola porta d'ingresso finiva per essere aperta solamente in occasione dei funerali, per far uscire la bara.
    Attualmente il Palazzo è sede della Società Balestrieri che vi ha allestito anche il Museo della Balestra, con manufatti, oggetti ed armi che ruotano intorno al mondo del Palio della Balestra che ogni anno si svolge nell'ultima domenica di Maggio.
    Nella piazzetta antistante, detta Largo del Bargello, si trova la celebre Fontana di S. Giuliano, detta la "Fontana dei Matti". Secondo un'antica tradizione tuttora in uso, infatti, lo straniero che compie tre giri di corsa intorno ad essa, mentre altre persone lo bagnano con l'acqua, acquisisce la cittadinanza di Gubbio ed il titolo onorifico di Matto d'Agobbio ossia la patente di "Matto onorario di Gubbio": ma matto, in tal caso, non significa squilibrato o demente bensì, facendo riferimento alla proverbiale imprevedibilità e ironia tipica degli eugubini, mattacchione e bizzarro.

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 Fonte e Chiesa di S.Giuliano


    Davanti il palazzo del Bargello, una caratteristica piazzetta con al centro la Fonte di S.Giuliano, la celebre "Fontana dei Matti", del 1500, dove, secondo una vecchia tradizione, il turista che vi compie tre giri di corsa acquista, di diritto, la cittadinanza eugubina e quindi potrà usare per sé il titolo di "Matto".
   Nel 2001 sulla Fontana è stato eseguito un importante e radicale lavoro di restauro.
   Nel 2002 è stato pubblicato, con una splendida veste tipografica, il libro "La fontana del Bargello tra storia e restauro". Autori: Fabrizio Cece, Ettore A. Sannipoli, Alessandro Bazzoffia. L'opera assume un' importanza fondamentale per le molte notizie sulla storia della
fontana (fons Sancti Juliani eugubii) e sul suo recente lavoro di restauro, eseguito appunto nel 2001.
 
   La Chiesa di S.Giuliano costruita, ai primi del 1200, sopra la seconda porta della cinta umbra (porta tessenaca); come testimonia un documento del 2 gennaio 1182 in cui Papa Lucio III conferma alla Canonica di S. Mariano (antico nome dell’attuale Cattedrale) il possesso di privilegi e beni, tra cui una “capellam Sancti Iuliani supra portam civitatis positam”; e un altro risalente agli anni compresi tra il 1188 e il 1194 in cui il vescovo Bentivoglio ribadisce alla Canonica di S. Mariano il possesso della “... ecclesiam Sancti Iuliani positam supra murum civitatis Eugubini”.

    La facciata della chiesa presentava in origine una struttura semplice, tipica dell’epoca romano-gotica.
    Fu modificata nel ‘600 con l’aggiunta di un portale in arenaria, un balcone e un campanile terminante a cupola che verso il 1950 fu abbattuto, in quanto pericolante. Nel 1969, il Comitato Romano dell’Associazione “Maggio Eugubino” restaurò a proprie spese questo antichissimo luogo sacro consolidandone lo stabile, riaprendo le quattro grandi porte laterali ed elevando il frontale con l’eliminazione del moncone del campanile secentesco.

     Attualmente l'Università dei Sarti vi festeggia il proprio santo protettore: S.Omobono.

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Palazzo dei Consoli, Palazzo del Comune, Piazza Grande


    Il Palazzo del Popolo, poi detto dei Consoli, ai tempi del libero comune, era la sede del potere esecutivo, dei Consoli, appunto.
    Le deliberazioni del 13/12/1321 e del 18/1/1322 stabilivano che i palazzi fossero costruiti in un luogo che confinasse con tutti 4 i quartieri per realizzare così un centro di governo che non fosse inserito in alcun quartiere in particolare, ma li toccasse tutti. Per attuare il progetto fu necessario colmare la mancanza di terra tra i due palazzi con le 4 grandi volte (Arconi) che sorreggono Piazza Grande.

 La costruzione del palazzo e della piazza, venne intrapresa nel 1332; a distanza di soli quattro anni venne posto in opera il portale d'ingresso del Palazzo dei Consoli, come riporta l'epigrafe..."quando fu posta questa pietra anno 1336 nel mese ottobre".
 

    Nel 1338 il Palazzo dei Consoli fu inaugurato, seppure ancora non totalmente completato.
La costruzione dell'intero complesso architettonico è attribuita al celebre architetto eugubino Matteo di Giovannello, detto Gattapone; mentre il portone principale del Palazzo dei Consoli e le due finestre laterali sono attribuite ad Angelo da Orvieto.

    La grande scalinata immette nel grande "Salone dell'Arengo" grandioso ambiente, coperto da una unica volta a botte, che occupa quasi lo spazio dell'intero piano: era, ai tempi del libero comune, il luogo delle adunanze di tutti i capi famiglia della città per essere consultati prima delle decisioni più importanti.
    Attualmente nella sala è sistemata la Collezione Archeologica; nei locali adiacenti sono conservate le celebri Tavole di Gubbio (Tavole Eugubine) e una raccolta di monete medievali della zecca di Gubbio e di altre zecche dell'Italia centrale. La città di Gubbio ebbe infatti una zecca famosa dal 1400 al 1830.

    Nelle sale del piano superiore è sistemata una interessante Pinacoteca con opere, prevalentemente di scuola umbra, dal XIII al XVIII secolo.
  

   Ai lati del tetto i merli e la torre campanaria, che raggiunge l'altezza da terra di 52 m. e ospita il Campanone, gigante di 21 quintali di bronzo, rifuso nel 1769, che ricorda la voce del Libero Comune di Gubbio.

 



      Il Palazzo del Podestà, attuale sede del Comune, occupa il lato orientale della piazza. Anche questo palazzo fu costruito dal Gattapone, però rimase purtroppo incompiuto. I lavori per la costruzione del Palazzo del Podestà vennero interrotti nel 1350 in occasione della temporanea presa del potere da parte di Giovanni Gabrielli.

    Probabilmente doveva avere la stessa altezza e lo stesso coronamento di merli del Palazzo dei Consoli. Lungo gli spigoli dell'edificio che guardano la piazza sono chiaramente visibili sulla pietra i segni della brusca interruzione dell'opera (1350) allorquando la democrazia comunale lasciò il passo alla voglia di potere del signorotto di turno, Giovanni Gabrielli, che divenne, con un colpo di mano, signore di Gubbio.
   Questo Palazzo, originariamente composto di due distinti corpi di fabbrica, venne ampliato nei secoli successivi, infatti la costruzione in mattoni che gli è stata addossata a sinistra risale alla fine del 1600.

    Eccezionale e ardito è il criterio adottato nella costruzione dell'edificio: un unico pilastro centrale sul quale poggiano robusti archi che si congiungono ai muri perimetrali e sorreggono il carico delle volte e dei solai.
    A seguito dei danni provocati dal terremoto del Settembre 1997, tutto il Palazzo è stato sottoposto ad un importante lavoro di restauro e di consolidamento, terminato nel 2003.
    Nella copertura della parte trecentesca sono state utilizzate originali soluzioni tecniche per ridurre, il più possibile, il peso del tetto.
    Le volte della "sala trecentesca" sono state consolidate mediante l’impiego di particolari fibre per garantire una grande leggerezza e resistenza.
    Per l’abbattimento delle barriere architettoniche sono state installati anche due ascensori che consentono di salire fino alla "sala trecentesca".

 Piazza Grande, rappresenta una tra le più suggestive realizzazioni urbanistiche medievali. Di fatto è un ardito sistema di comunicazione tra i due palazzi e pertanto contemporaneo alla loro realizzazione. E' una piazza pensile, sorretta per la maggior parte da quattro Arconi.  

     In questa piazza si svolgono importanti e fantastici momenti della Festa dei Ceri. Nella stessa circostanza gli Arconi sottostanti vengono utilizzati per preparare e servire il pranzo a diverse centinaia di "Ceraioli".

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Palazzo Ducale


       Opera realizzata per volontà del Duca Federico da Montefeltro negli anni immediatamente seguenti il 1474.
Il Palazzo fu progettato probabilmente dall'architetto dalmata Luciano Laurana, ma fu ultimato dal senese Francesco Di Giorgio Martini.
Presenta molte analogie con il corrispondente palazzo ducale di Urbino.

   Il Palazzo è composto di due corpi di fabbrica raccordati da un bel cortile, la cui parete cieca nasconde i resti medievali della (Torre) Corte Longobarda e del vecchio Palazzo del Comune. Ha un meraviglioso giardino pensile che offre un eccezionale panorama sulla città sottostante.
   Inoltre la Cattedrale è di fronte, vicinissima all'ingresso principale del Palazzo.

   L'interno era provvisto di opere di grandi artisti, purtroppo quando la famiglia dei Montefeltro e dei Della Rovere, loro successori per linea femminile, si estinse con la morte, senza eredi, del Duca Francesco Maria II nel 1631, il palazzo fu acquistato da privati che vendettero tutto quello che potevano. Così, porte, finestre, camini e persino mattoni dei pavimenti sono sparsi in tutti i musei del mondo. Il Famoso e bellissimo studio del Duca Federico, intarsiato e intagliato dai migliori artisti dell'epoca, attualmente si trova nel Metropolitan Museum di New York ma qui, a Gubbio, nel suo locale originario, è stato riposizionata una copia di grande pregio (vedi) realizzata dalla bottega Minelli di Gubbio, nei primi anni 2000 ed inaugurato nel settembre 2009.

    Il Palazzo è l'unico esempio del Rinascimento in una città prettamente e totalmente medievale, esso si distingue per la finezza architettonica e la ricercatezza delle decorazioni, soprattutto nel grande salone che ancora presenta il pavimento originale, nei capitelli del cortile, nei portali e nei camini.

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 Duomo


    L'attuale Cattedrale fu costruita nell' ultimo ventennio del 1100, infatti intorno i 1190 i canonici di San Mariano ottennero il permesso di trasferire in essa le reliquie dei Santi Martiri Eugubini: Giacomo e Mariano.
 
   Questa costruzione subì modifiche e ampliamenti anche importanti.
 
   All'inizio del 1300 fu costruita la facciata che lascia intravedere alla sua destra la facciata di una chiesa più antica, di stile romanico, che ricorda il primitivo complesso del duomo.

   L'interno, a croce latina, è caratterizzata da unica grande navata, con dieci arcate ogivali che sorreggono il tetto a doppio spiovente.
 
   Vi sono conservate opere di Benedetto Nucci e di suo figlio Virginio (1545-1621), Dono Doni, Antonio Gherardi, nonché eccezionali opere di intarsio degli eugubini L. e Giacomo Maffei.

   Nel Duomo si trovano le tombe di vari Vescovi, Beati e Santi: Pietro Gabrielli (1326-1345) e Gabriele Gabrielli (1377-1383); Beato Forte Gabrielli (970-1040), S.Giovanni da Lodi (1040-1105), Beato Villano, vescovo di Gubbio dal 1206 al 1240 e amico di S.Francesco al punto da concedergli nel 1213 il permesso di costruire un piccolo convento presso la Chiesa della Vittorina, luogo dove sarebbe avvenuto l'incontro di S.Francesco e il Lupo.
 
   Nell'attiguo Palazzo dei Canonici della Cattedrale è ospitato il Museo del Duomo che in varie sale conserva oltre a numerose opere in pietra di epoca romana e medievale anche opere pittoriche del 1200, 1300 e 1400. Inoltre, al piano terra, è conservata la famosa "Botte dei Canonici" eccezionale opera del 1500, costruita senza cerchi di ferro, che contiene 387 "barili" di vino (circa 200 ettolitri).

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S.Francesco della Pace (detta dei "Muratori")


   Chiesetta costruita nel 1608, appartiene all'antica corporazione denominata "Università dei Muratori".
 
   Secondo la tradizione, la chiesa sarebbe stata costruita nel luogo ove era vissuto, fino alla morte, il lupo ammansito da S.Francesco.

    Nel 1871 poco lontano dalla chiesa, lungo via Savelli della Porta, nel corso dei lavori per la costruzione dell'Edicola del Crocifisso, fu ritrovato veramente lo scheletro di un lupo, che venne poi sepolto nella stessa chiesa. Nel 2003 un importante lavoro di restauro ha permesso di riportare alla luce e rendere utilizzabili anche due locali sotterranei situati al di sotto del pavimento della chiesa e raggiungibili mediante una scaletta interna ed ora nella cripta è conservata la pietra che ricopriva la tomba del lupo, reperto altomedievale, dove è scolpita una singolare, bella croce.
   Da un piccolo ingresso sulla destra si può accedere alla grotta abitata dal lupo per circa due anni dopo l’incontro con S. Francesco.


   Nella Chiesa molte cose ricordano l'incontro di S.Francesco e il lupo: Il piccolo bassorilievo, raffigurante il lupo, sull'architrave della porta; l'altare costituito dalla pietra su cui S.Francesco avrebbe sostato al momento del patto con il lupo; la statua in carta pesta, che raffigura il Santo con il lupo mentre stipulano il patto.
 

      La Chiesa ha anche un ruolo importante per quanto riguarda la Festa dei Ceri.
      Infatti qui sono conservate le statue di Santi (S. Ubaldo, S. Giorgio e S. Antonio) che ogni 15 maggio vengono posizionate sopre i rispettivi Ceri.
      In pratica il cerimoniale della Festa dei Ceri inizia presso questa chiesetta al mattino della Festa per concludervisi poi a tarda sera.

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 S.Maria Nuova


    Questa chiesa è caratterizzata da una porta principale posta sulla parte sinistra, e non al centro, della facciata.
    La sua costruzione risale alla fine del 1300. All'interno un unica navata.
   Di tutti gli affreschi, nella trasformazione che l'interno subì nel 1600, si sono salvati soltanto la celebre "Madonna del Belvedere" di Ottaviano Nelli (1375-1450), San Michele Arcangelo, attribuito ai fratelli Salimbeni di San Severino e Sant'Antonio Abate, attribuito al pittore trecentesco Mello da Gubbio.

    Nella "Madonna del Belvedere" vi è raffigurata la Madonna col Bambino tra angeli musicanti, un Santo col libro in mano e la palma del martirio, probabilmente San Pietro in un' insolita iconografia senza la chiave, Sant’Antonio abate sulla dx (non visibile nella foto) e committenti della famiglia Pinoli.
    È uno degli esempi più raffinati del gusto gotico internazionale in Umbria.
   Il dipinto fu realizzato, molto probabilmente, subito dopo il ritorno di Ottaviano Nelli da Urbino, attorno al 1417.

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Chiesa dei Neri


    Questa chiesa, barocca, è detta anche Chiesa di S.Giovanni Decollato. E' affidata alla Famiglia dei Santantoniari che vi celebra la festa di S. Antonio Abate e l'investitura del proprio capodieci.
   Tale donazione alla Famiglia dei Santantoniari  è stato suggellata dal Vescovo di Gubbio S.E. mons Pietro Bottaccioli con atto notarile firmato dall'allora Presidente della Famiglia Pietrangelo Farneti in data 16 luglio 1992.

    Il 15 maggio, in questa chiesa viene fatta sostare la statua di S.Ubaldo che attraversa Gubbio, in processione, immediatamente prima della Corsa dei Ceri. Tale statua viene riportata in Cattedrale il giorno successivo, festa del Patrono S. Ubaldo.
    Precedentemente, fino a all'inizi degli anni 1980, la statua veniva riportata direttamente al Duomo, mentre si stava svolgendo la Corsa dei Ceri.

    Dal 1975 nella chiesetta vi si celebra ufficialmente, il 17 gennaio di ogni anno, la festa di S. Antonio Abate, di cui si conserva all’interno, su un’importante teca, una reliquia “insigne”, prelevata, nel 2012, dall’urna delle Sacre Reliquie del Santo conservata nella Cattedrale di Arles (Francia).

    L’elegante interno della chiesa è ad un’unica navata con l’altare maggiore e due altari laterali, con due pale d’altare (sec. XVI) di Pierangelo Basili e di Federico Brunori ed un pregevole Crocifisso sei/settecentesco.

    Sulle pareti laterali della chiesa sono collocate venti telette raffiguranti episodi della vita di S. Giovanni Battista, databili ai primi del 1600.

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Monastero e Chiesa di S.Marziale


    Questa chiesa un tempo era intitolata a S.Andrea, da cui prese nome, nella seconda metà del 1200, uno dei quartieri della città. Secondo alcuni (Don Antonio Menghini, 1820) "la chiesa di S.Andrea una volta fu tempio di Marte" e ciò spiegherebbe il suo nome attuale "marziale".
   La sua costruzione risale a metà dell'anno 1000, e pertanto sarebbe l'edificio sacro più antico esistente entro le mura della città.
   Nel 1533 venne inglobata nel monastero di S. Marziale, che la delimita da due lati.
 

   La principale caratteristica di questo edificio romanico consiste nella pianta basilicale zoppa: due navate separate da archi e grossi pilastri: quella maggiore provvista di abside e una navata più piccola sul lato sin.
   Presente il "coro delle monache" dove sono conservati alcuni dipinti, tra i quali la Madonna col Bambino e Santi di Benedetto Nucci (1553).
   La chiesa manca di una vera e propria facciata.

   La chiesa si trova proprio di fronte l'Arco di San Marziale (l'antica la Porta Vehia, appartenente alla mura di epoca umbra databile al IV-III secolo a.C. e che era una delle tre porte della cinta muraria di allora).

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Chiesa e Convento di S.Agostino


    La costruzione di questo complesso fu iniziata nel 1249 su terreno donato dal Comune.
La chiesa, al suo interno presenta una sola navata e una struttura ad arconi trasversali che sorreggono il tetto e che la rendono simile alle altre chiese eugubine dell'epoca; la facciata fu rifatta in mattoni nel 1790 e non presenta particolari caratteristiche.
    All'interno, affreschi  dell'abside e dell'arco trionfale, eseguiti di Ottaviano Nelli: le "Storie di S.Agostino" (1410-20) nell'abside e il "Giudizio Universale" (1424-27) nell'Arco trionfale, riscoperto nel 1902 quando fu liberato dall'intonaco che lo ricopriva.

    Le "Storie di S.Agostino" è un ciclo composto da 25 scene di cui 22 sono ben conservate, con 31 episodi distinti, ed è fondamentale per la storia iconografica agostiniana. Gli affreschi ricoprono interamente la volta e le pareti del coro. Furono commissionati dalla Comunità dei frati agostiniani del luogo: il contratto fu stilato presso il famoso notaio Ser Guerriero. Ottaviano Nelli dipinse questi affreschi nel pieno della sua maturità artistica. Il ciclo è uno dei primi e più completi cicli della vita del santo, i cui temi, ripresi in parte dai testi agostiniani, in parte dalle leggende medioevali, ebbero una grande influenza sulla iconografia agostiniana posteriore. L'importanza del ciclo eugubino è fondamentale per la storia iconografica agostiniana poichè preannuncia l'opera di Benozzo Gozzoli e nello stesso tempo racchiude in sè le tradizioni del Trecento da Guariento a Pavia risalendo fino a Erfurt.

    Il "Giudizio Universale" completa il ciclo absidale dedicato alla vita di Sant’Agostino. In alto è la scena di Cristo che scende dal cielo per giudicare l’umanità e appare nella “mandorla”, seduto sopra l’arcobaleno che simboleggia la nuova alleanza tra Dio e il suo popolo. La mandorla è sostenuta da un coro si serafini color rosso fuoco. Gesù è abbigliato con un mantello che lascia visibili la ferita del costato e i fori dei chiodi sulle mani e sui piedi. La pronuncia del giudizio è simbolizzata dalla posizione delle mani: il palmo della mano destra è aperto nel gesto dell’accoglienza dei beati e il dorso della mano sinistra esprime la volontà di allontanare gli empi. Intorno ai serafini si muove una seconda corolla di angeli: sono i cherubini. Un gruppo di angeli mostra ai risorti gli strumenti della Passione di Gesù (la croce, la colonna della flagellazione, la spugna imbevuta d’aceto sulla canna, la lancia, la corona di spine). Due angeli vestiti di bianco suonano le lunghe trombe chiamando i morti al giudizio. Schierato ai due lati del giudice troviamo il tribunale celeste, composto dagli Apostoli, i cui nomi sono trascritti sui cartigli; gli apostoli indossano tunica e mantello e siedono sui troni, con i piedi poggiati su pedane. Due cortei di beati procedono sulle nubi e s’inginocchiano di fronte al Giudice. A sinistra il primo posto è occupato da Maria, la madre di Gesù; dietro di lei c’è Santa Caterina d’Alessandria, riconoscibile dalla sua corona di regina; il gruppo è chiuso dai progenitori Adamo ed Eva. Il corteo di destra è aperto dall’altro intercessore, San Giovanni Battista; al suo seguito sono i Papi, i Vescovi e i Sovrani santi.

    Sotto le nuvole, che segnano il confine tra la Terra e il Cielo, la scena cambia. Al centro è la nuda terra dalla quale risorgono i morti. Un risorto, che espone al pubblico le sue terga, scoperchia un sarcofago di marmo. Il cadavere in esso contenuto si rianima e si appresta ad uscirne. Una donna risorta scavalca le pareti di un secondo sarcofago. La maggior parte dei morti riemerge tuttavia da avelli circolari e alza gli occhi al cielo nell’attesa di conoscere il proprio destino. Le anime dei buoni sono avviate verso il Paradiso. Tuttavia alcune di loro, quelle individuate e addentate da serpenti velenosi, sono costrette prima a un periodo di purificazione nel Purgatorio. Il regno intermedio dell’espiazione è rappresentato da una fornace infuocata nelle cui fiamme i purganti sprofondano e si sollevano secondo la gravità della loro pena, fino all’intervento liberatore dell’angelo. I beati sono accompagnati dagli angeli sino alla porta del paradiso, dipinto nella forma di una città medievale cinta di mura. I santi Pietro e Paolo accolgono i beati e li introducono nella Gerusalemme celeste.
    Sull’altro versante gli angeli minacciano i peccatori con la spada e li spingono verso l’inferno. Dalle caverne infernali spuntano mostruosi diavoli macrocefali che accolgono irridenti i condannati, li arpionano con forconi e runcigli e li sottopongono alle pene del contrappasso e a fantasiose torture. Agli avari viene versato oro fuso in bocca. I superbi sono inviati a umilianti forche caudine. I commercianti e gli artigiani fraudolenti sono puniti dai diavoli con i loro stessi strumenti di lavoro. I peccati sessuali sono puniti con lo strazio degli organi genitali.

   Inoltre altre opere pittoriche interessanti come: "Gesù e la Samaritana" (1580), di Virgilio Nucci (prima cappella sin.); la "Madonna del Soccorso", di ignoto della fine del sec. XV (5a cappella sin.); la "Madonna di Grazia", affresco attribuito a Ottaviano Nelli (3a cappella dx.); il "Battesimo di S. Agostino" (1594), di Felice Damiani (4a cappella dx).

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Statua di S.Ubaldo


     Quest'opera, collocata in cima al Corso Garibaldi, non è antichissima. E' stata realizzata con denaro pubblico e privato nel 1774. L'idea di collocare in quel luogo una statua del Patrono era nata a causa del cedimento del muro esistente. Il progetto si rafforzò negli anni che si avvicinavano al 1760, sesto centenario della morte di S.Ubaldo.
 
    Ma non fu possibile realizzarla per tale ricorrenza, a causa della difficoltà nella raccolta dei finanziamenti: infatti in un primo momento vi fu collocata una statua in legno, ma nel 1774 tutto era finito!
    Purtroppo non si conosce il nome degli artisti che realizzarono l'opera.

    La Statua e l'intera edicola è stata sottoposta ad un radicale intervento di restauro nell'anno 1999, su iniziativa della Famiglia dei Sangiorgiari che ha promosso la costituzione di un "comitato cittadino" formato anche dagli altri enti ceraioli (Famiglia dei Santubaldari, Famiglia dei Santantoniari, Università dei Muratori, Associazione Maggio Eugubino), civili e religiosi.

    Grazie alla raccolta di denaro pubblico e privato, realizzata dal Comitato, è stato possibile finanziare il restauro, ottimamente eseguito da esperti artigiani locali. Ma grande è stata anche la volontaria partecipazione di eugubini che hanno messo a disposizione la loro opera.
   Per l'occasione si è anche realizzato un nuovo impianto elettrico di illuminazione.

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Monastero e Chiesa di S.Pietro


    Di esso non si conosce l'esatta data di fondazione, ma certamente nell'Alto Medioevo la chiesa costituiva, dopo la Cattedrale, il principale edificio religioso eugubino.
 
   La facciata della Chiesa presenta tracce di tre epoche diverse.
  Alla prima epoca appartengono le colonne del portico che un tempo doveva ornare la facciata (VIII - IX sec.), ma che ora sono inglobate nel muro; la parte superiore della facciata è del 1200, mentre le due finestre rettangolari sono della fine del 1500.

 

 

  L'interno nel 1200 fu ridotto da tre a un'unica navata, con il tetto sorretto da sette archi sul tipo delle altre chiese eugubine di quel tempo.


   Nel 1505 ai Benedettini subentrarono gli Olivetani, che trasformarono radicalmente l'antica abbazia e l'interno della chiesa, dove oltre a varie altre opere d'arte, è conservato un grandioso organo intagliato, opera degli eugubini Antonio e Giovanni Maffei.

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 Casa di S.Ubaldo



E' una bella caratteristica casa signorile eugubina la cui attuale facciata è del 1300: quella originaria doveva essere più avanti, in mezzo alla via e forse fu abbattuta per far spazio alla costruzione del Palazzo dei Consoli.
Quindi è possibile che la sua costruzione fosse anteriore al 1300, ma non anteriore al grande incendio del 1126.
Il fatto che sia appartenuta alla famiglia Baldassini spiegherebbe la tradizione che la ritiene la casa natale di
S.Ubaldo nonostante che il Santo sia nato nel 1085.

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 Teatro Romano



Fu costruito nell'ultimo periodo della Roma repubblicana, forse al tempo della Guerra Civile, tra Cesare e Pompeo, quindi a metà del primo secolo a.C.
Fu restaurato ed ampliato da Gneo Satrio Rufo, governatore di Gubbio durante l'impero di Augusto (31 a.C. - 14 d.C.).
Ne rimangono arcate, pilastri e gradinate della cavea.


Era uno dei teatri più grandi del mondo romano ( secondo soltanto al Teatro Marcello di Roma): la parte riservata al pubblico, "cavea", di cui restano 22 gradini, ha un diametro di 70 metri e poteva ospitare circa seimila spettatori.
La "Cavea" infatti era molto più alta dell'attuale, in quanto era appoggiata a due file di archi, ma praticamente nulla resta della parte superiore.

Una prima rovina il teatro la subisce nel 772 d.C. durante l'occupazione dei longobardi, guidati dal Re Desiderio. Ma la rovina maggiore avvenne nell'alto Medioevo, quando il teatro venne considerato una cava di pietra per la costruzione della nuova Gubbio.
Pur tuttavia, oggi, durante il periodo estivo, in quello che resta dell'antico teatro vengono rappresentate grandi opere, soprattutto del teatro antico greco-latino.
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 Mausoleo


Secondo lo storico latino Tito Livio l'edificio è la tomba di Genzio, re degli Illiria, (parte occidentale della penisola Balcanica) che fatto prigioniero dai romani, nel 168 a.C. fu tenuto prigioniero a Gubbio e qui morì e fu sepolto.
Secondo altri sarebbe la tomba di un certo Lucio Pomponio Grecino, figlio di un console romano.
Ha un altezza di 9 metri, l'esterno doveva essere rivestito di pietre che nel medioevo furono asportate e utilizzate per la costruzione di qualche edificio. L'interno è ben conservato, anche se ha perduto le lastre di marmo; presenta una volta a botte, illuminata da una piccola finestra posta sopra la porta.
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 Mausoleo dei 40 Martiri


Cappella costruita dal comitato "pro Quaranta Martiri", progettato dell'architetto Pietro Frenguelli di Perugia, sul luogo dove il 22 giugno 1944 vennero fucilati 40 ostaggi innocenti dalle truppe naziste in ritirata, per rappresaglia, a seguito di una operazione effettuata dalle formazioni partigiane.



I loro nomi, la loro età:
Allegrucci Giuseppe, anni 34
Baldelli Carlo, anni 34
Baldoni Virgilio, anni 38
Bartolini Sante, anni 55
Battaglini Enea, anni 20
Bedini Ferdinando, anni 39
Bedini Francesco, anni 50
Bellucci ubaldo, anni 34
Cacciamani Cesare, anni 52
Cacciamani Enrico, anni 50
Cacciamani Giuseppe, anni 19
Farabi Gino, anni 39
Felizianetti Alberto, anni 23
Gaggioli Francesco, anni 17
Ghigi Miranda, anni 30
Ghigi Zelinda, anni 61
Lisarelli Alessandro, anni 23
Marchegiani Raffaele, anni 57
Mariotti Ubaldo, anni 18
Migliarini Innocenzo, anni 40
  Minelli Guerrino, anni 27
Minelli Luigi, anni 42
Moretti Franco, anni 21
Moretti Luigi, anni 22
Pannacci Gustavo, anni 36
Paoletti Marino, anni 30
Piccotti Antilio, anni 41
Pierotti Francesco, anni 40
Profili Guido, anni 54
Rampini Raffaele, anni 43
Rogari Nazzareno, anni 50
Romanelli Gastone, anni 17
Roncigli Vittorio, anni 38
Roselli Luciano, anni 23
Rossi Domenico, anni 41
Rossi Francesco, anni 49
Scarabotta Enrico, anni 36
Sollevanti Giacomo,anni 18
Tomarelli Luigi, anni 61
Zizolfi Giovanni, anni 23
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 Chiesa della Madonna del Prato




Elegante chiesa in stile barocco fatta costruire dal vescovo di Gubbio
Alessandro Sperelli (1644-1672) nella seconda metà del sec.XVII.
Presenta una pianta a croce greca, con un bella cupola centrale decorata con un grande affresco di F. Allegrini.



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 Chiesa della Piaggiola



Dedicata a S.Maria della Piaggiola, costruita nel 1624, è l'ultima opera pubblica realizzata in Gubbio prima che la città passasse dal ducato di Urbino allo Stato della Chiesa (1631).
Nonostante la sua facciata sia incompiuta, il suo interno è molto interessante e rappresenta il miglior esempio di arte barocca esistente in Gubbio.
Attualmente la chiesa non è aperta al culto.


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 Chiesa della Vittorina


   La tradizione fa risalire la sua costruzione all'anno 853, a ricordo di una vittoria sui Saraceni. Ma la vera fama di questa chiesetta e' legata all'episodio dell'incontro di S.Francesco e il lupo di Gubbio narrato nel XXI racconto dei Fioretti.
   Infatti la tradizione vuole che in questo luogo, intorno al 1220, S.Francesco incontrò e ammansì un lupo che uccideva animali e uomini.
   S.Francesco ottenne in uso la Chiesa della Vittorina dal vescovo di Gubbio: Beato Villano, nel 1213, per realizzarvi il primo insediamento dei frati francescani, trasferitisi qualche decennio più tardi (1241) nel Convento di San Francesco.

   La chiesa è della fine del 1200, ma la parte originale è soltanto l'abside con la piccola finestra romanica. Infatti verso la metà del 1500 subì una notevole trasformazione, a tale epoca risalgono la maggior parte degli affreschi presenti, opera di Virgilio Nucci.
  La chiesa oggi, si presenta all'esterno con una struttura a capanna, realizzata prevalentemente in pietra con inserti in cotto. Evidente la grande semplicità dell'edificio che accorpa in un unico volume i luoghi di culto e alcuni ambienti un tempo destinati ai religiosi.


  All'interno presenta una sola navata a pianta rettangolare.
A destra dell'ingresso si trovano una cappella, la sagrestia e l'accesso al piano superiore.
Attualmente, la Chiesa e' circondata da un parco con olivi e altre piante, realizzato nei primi anni '90.



   Un monumento a bassorilievo in bronzo che illustra l'incontro tra S.Francesco e il lupo è stato collocato davanti la chiesa nel 1973.
L'opera è stata realizzata dallo scultore Farpi Vignoli di Bologna, su commissione dell'Associazione Maggio Eugubino.

   Dal natale 1988, per ricordare che S.Francesco è stato l' "inventore" del primo presepe (a Greggio - Rieti - nel Natale 1223), ogni anno viene realizzato, nel parco intorno la chiesetta, il Presepe della Vittorina per festeggiare la Natività del Signore come il Santo aveva insegnato e in un luogo, tra i più importanti del francescanesimo. L'opera viene annualmente realizzata dai volontari appartenenti all'Associazione Culturale S. Francesco e il Lupo.

   Nel 1999 la chiesa è stata oggetto di una sostanziale opera di restauro, grazie all'interessamento della ditta Air Liquide Italia, per rimediare ai danni provocati dagli eventi sismici degli ultimi due decenni.

   Una statua in bronzo raffigurante l'incontro di S.Francesco e il lupo è stata inaugurata e collocata nelle immediate vicinanze della Chiesa il 7 aprile 2002. L'opera è stata realizzata dallo scultore Francesco Scalici, su iniziativa di un spontaneo comitato cittadino coordinato da Giammario Flamini.

   Nel 2008 è stato presentato il libro “La chiesa di Santa Maria della Vittorina a Gubbio”, elegante monografia firmata dagli studiosi Fabrizio Cece e Ettore Sannipoli, contenente anche una nota introduttiva di fra' Luigi Marioli, dei frati conventuali francescani di Gubbio, il quale nel corso della cerimonia di presentazione dell'opera, ha definito la chiesa della Vittorina come la "Porziuncola di Gubbio".
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 Chiesa di S.Secondo


La chiesa ed il convento di S.Secondo costituiscono un complesso monumentale di cui abbiamo notizia fin dal sec.XII.

A tale epoca appartiene il Chiostro, per la cui costruzione sono state usate colonne provenienti da edifici dell'antica città.

In questa canonica il giovane
Ubaldo Baldassini ricevette i primi insegnamenti scolastici, intorno agli anni 1100.

La Chiesa attuale è il risultato di diversi interventi di ristrutturazione, ma ancora conserva vari elementi architettonici che testimoniano la sua lunga vita, come l'abside che rappresenta uno splendido esempio di gotico eugubino del 1200.
L'altare, anch'esso gotico, porta la data 1336.
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 Basilica di S.Ubaldo


La Basilica occupa il luogo dove sorgeva un'antica chiesetta, dedicata a S.Gervasio. Divenne chiesa di S.Ubaldo da quando, l'11 settembre 1194, gli eugubini vi trasportarono il Suo corpo.

Nei secoli seguenti la chiesa fu restaurata ed ampliata in più occasioni. Nel 1514, le duchesse d'Urbino, Elisabetta ed Eleonora Della Rovere, nipoti di Papa Giulio II, ricostruirono ed ingrandirono notevolmente la chiesa: fu costruito il chiostro, l'interno divenne a tre navate, Il convento raggiunse le dimensioni attuali. Nella seconda metà del 1800 è stato restaurato l'altare di marmo e costruita nel 1886 l'urna di bronzo dorato, che contiene il corpo di S.Ubaldo, su disegno del conte Carlo della Porta. Questa urna è stata restaurata nel 1996, su iniziativa della "Famiglia dei Santubaldari", con contributi pubblici e privati, dal Prof. Francesco Scalici, docente presso l'Istituto Statale d'Arte di Gubbio.

Dal 1916 al 1922, grazie alla tenace azione di Padre Emidio, il francescano, rettore del Santuario, è stata realizzata una grande opera di restauro ed ampliamento della chiesa. La generosità di tanti eugubini, insieme a quella del vescovo Nasalli Rocca e del Papa Benedetto XV, ha permesso di aumentare le navate da tre a cinque, di costruire il nuovo campanile (1919) sostituendo quello vecchio cadente che era posto all'altro estremo della chiesa. Anche l'altare fu adattato per sorreggere l'urna del Santo e tutto intorno fu costruita una cancellata che è stata rimossa quando negli anni '80 l'altare è stato spostato, dalla sua posizione sotto la cupola, verso l'abside per ingrandire la navata centrale.

La Chiesa divenne "Basilica" nel 1919, per volere di Papa Benedetto XV.
Nel 1920 la basilica fu dotata di un organo, realizzato dalla ditta Morettini di Perugia, ancora oggi funzionante.
Due anni dopo L. Mosmeyer di Firenze realizzò le vetrate che riproducono gli episodi principali della vita del Santo.

Oggi è attivo un "comitato per la Basilica di S.Ubaldo" che persegue lo scopo di migliorare le condizioni della Basilica. La comunità dei francescani, guidata da Padre Igino Gagliardoni, ha ripreso la pubblicazione de il periodico Bimestrale "Santuario di S.Ubaldo".
In questo periodo sono in corso nuovi e sostanziali lavori di restauro riguardanti soprattutto il convento.
Nel 2015 la Basilica è stata dotata di un nuovo organo.
Sempre nel 2015 è stata pubblicata un'
interessante Guida della Basilica che può essere scaricata:
 

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 Chiesa di S.Croce


Piccola chiesa con facciata del 1600, ma la prima costruzione risale a tempi più antichi, infatti su una pietra posta sul muro dietro la sacrestia una scrittura in numeri romani riporta la data 1262.
Da qui prende origine ogni venerdì santo la
Processione del Cristo Morto organizzata ancora oggi, come nel medioevo, dalla Venerabile Confraternita di Santa Croce.
All'interno, oltre la statua della Madonna Addolorata, c'è un grande Crocifisso dal quale viene staccato il corpo di Cristo, opera dell'artigianato eugubino del 1600, per essere portato in processione.
Caratteristico è il bellissimo soffitto di legno fatto a cassettoni dorati.
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 Eremo di S.Ambrogio


Venne costruito nel 1331, per volere del vescovo Pietro Gabrielli che desiderava accogliere in questo luogo tutti gli eremiti che vivevano, senza una regola precisa in vari luoghi intorno.
Nella chiesetta dell'eremo, sotto l'altare è conservato il corpo del Beato Arcangelo Canetoli (1460 -1513) che qui soggiornò e morì. Durante la sua presenza il monastero fu meta ininterrotta di una grande moltitudine di fedeli, attratti dalla fama di santità di quell'uomo.

Il motivo che sia dedicato a S.Ambrogio è dovuto al fatto che ad un certo punto della sua storia, dopo essere stato sotto gli agostiniani, passò alla "Congregazione di S.Ambrogio".
Durante il 1900 l'eremo andò in progressivo abbandono, ma grazie all'azione svolta dal Comitato per la valorizzazione della Gola del Bottaccione è stato possibile effettuare una grande opera di restauro conclusasi nel 2000, su progetto dell'Architetto Francesco Riccardini e dell'Ingegnere Giancarlo Signoretti ed esecuzione dei lavori da parte della "Cooperativa Edile Eugubina".


Nei pressi dell'eremo troviamo le cosiddette "mura ciclopiche", aventi una lunghezza di circa 50 metri e un'altezza di 5 metri, costituite da pietre giganti dalle dimensioni di 3 metri x 2. Probabilmente esse rappresentano i resti di una struttura di difesa costruita da quei nostri lontani progenitori.


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 Acquedotto Medioevale ("Condotto")


Rappresenta il sistema di collegamento idraulico tra la diga denominata "Bottaccione" e il Cassero (zona fortificata posta a monte del Palazzo Ducale), permettendo anche alla parte alta della città di essere fornita di acqua corrente.
Fu costruito verso la fine del 1300, è lungo circa due km ed è sicuramente un grande esempio di ingegneria idraulica.
Il canale per far a scorrere l'acqua venne realizzato, a forza di scalpello e martello, in mezzo a pietre messe poi a stretto contatto.
Anche il "Condotto", insieme al Bottaccione viene attribuita al Gattapone, ma non si hanno riscontri documentali in merito.
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