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   CRONACA  LUGLIO  2020
   
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11 luglio 2020: Addio al Prof. Bruno Cenni
12 luglio 2020: Libro“IO CERO 15 MAGGIO – La Festa dei Ceri di Gubbio sospesa”
25 luglio 2020: La scomparsa del Prof. Luciano Fabio Stirati
   
   
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11 luglio 2020 Addio al Prof. Bruno Cenni


       Se n’è andato all’età di 74 anni il professor Bruno Cenni.
    Storico, attento ricercatore e studioso profondamente attaccato alle vicende artistiche, storiche e architettoniche di Gubbio. E’ stato un riferimento per generazioni di studenti e appassionati della storia del territorio.
    Il sindaco Filippo Mario Stirati lo ha ricordato come:
“Un uomo che aveva un grande amore per Gubbio e una profonda conoscenza delle sue vicende storiche, capace di trasmettere a tutti la grande passione per l’arte, l’architettura e per i tesori della città. A nome mio e di tutta l’amministrazione esprimo profondo cordoglio e commozione per la perdita di un uomo di rare qualità, grande appassionato delle origini e dei tesori di una città che oggi, giustamente, lo piange“.
    Avrebbe compiuto 75 anni il prossimo 6 ottobre. Aveva studiato all’Accademia delle Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia e ha messo a frutto il percorso di perfezionamento nell’attività dell’insegnamento trasmettendo ai giovani la passione per l’arte e la conoscenza del patrimonio storico-architettonico di Gubbio.
   E’ stato autore di numerosi studi che hanno aiutato a ricostruire lo sviluppo della città nei secoli. Ha anche scoperto documenti e ricostruzioni che hanno permesso di risalire a passaggi precisi nella storia locale. Ne ricordiamo solo alcuni.
    E' del 1987 l'importante libro "il Maggio di S. Antonio e i Ceri di Gubbio"
   Nel dicembre 2015 ha presentato il libro “Egubio la città di Ubaldo appunti di topografia dall’XI al XII secolo”.

   "Il rudere del Cassero sulla cinta muraria della città medievale poi Rocca nuova di S. Agnese costruita dal Duca Federico da Montefeltro"
  
 La sua ultima fatica: "Il duecentesco Palazzo del Bargello, tra ricerca storica e documentazione architettonica".

    Il 7 marzo 2010 la Famiglia dei Santubaldari gli ha consegnato il premio “Civis, Pater, ac Pontifex Ubalde” che consiste nel particolare riconoscimento ad un personaggio, storico, scrittore, ricercatore, che si è particolarmente contraddistinto per studi su Sant’Ubaldo.

    L'Associazione Eugubini nel Mondo porge le più sentite condoglianze alla moglie Luisa, alle figlie Monica e Patrizia e ai famigliari tutti.

                                   

12 luglio 2020 Presentazione del libro“IO CERO 15 MAGGIO – La Festa dei Ceri di Gubbio sospesa”


    Domenica 12 luglio nel Chiostro di San Pietro, è stato presentato il libro “IO CERO 15 MAGGIO – La Festa dei Ceri di Gubbio sospesa” scritto da Elisa Neri in collaborazione con Alessia Fiorelli e con i contributi di padre Paolo Benanti, Chandra Massetti, Francesca Marchegiano, Marco Genzolini, Francesca Nicchi e Antonella Capponi.

   Con le sue 383 pagine, questo libro racconta una storia pubblica, fatta da 5.226 storie private, con le foto e i post inviati dal 30 aprile al 18 maggio al gruppo Facebook IO CERO 15 maggio 2020
   È la storia di una community Facebook al tempo della pandemia da Covid-19.

    E’ la storia di un gruppo che si è stretto attorno alla annullamento della Festa dei Ceri nel maggio 2020.
    Grazie al gruppo Facebook IO CERO 15 maggio 2020 oltre 5.300 persone di 40 Paesi del mondo e di oltre 100 città hanno vissuto assieme, nella solitudine della chiusura totale, lo smarrimento per la sospensione di una rito secolare che in passato ha vissuto rarissimamente sospensioni.
    Il libro rappresenta una narrazione collettiva di un lutto culturale da testimoniare alla Storia.

    Questo libro con le sue meravigliose foto ripescate negli album archiviati degli eugubini, racconta la storia di momenti passati ma mai dimenticati che finiscono per innescare la molla della memoria e travalicare in dinamiche sociali, antropologiche, psicologiche per suscitare, rafforzare e rivivere momenti di memoria collettiva di un popolo che da sempre trae forza dalla propria storia e dal proprio luminoso passato.

   Il libro è in vendita nelle librerie e nelle edicole di Gubbio (prezzo 20 Euro).
   Può essere anche spedito (+ spese di spedizione) sia in Italia che nel Mondo facendo richiesta sia sul
gruppo Facebook, sia direttamente all’autrice (elisa@elisaneri.eu)
 

                                   

25 luglio 2020 La scomparsa del Prof. Luciano Fabio Stirati


   Lutto nella nostra comunità eugubina: si è spento all'età di 97 anni il Professore Luciano Fabio Stirati: figura di spicco del mondo politico e culturale eugubino e regionale, padre dell'attuale sindaco di Gubbio, Filippo Mario.
   "Un giorno triste per la città di Gubbio - si legge in una nota diffusa dall’ufficio stampa del Comune - che perde un uomo di profonda cultura, passione politica, grande sensibilità umana e intellettuale. Tutta l'amministrazione comunale oggi è stretta intorno al suo sindaco per la perdita del caro padre e di un uomo che ha segnato profondamente la storia politico culturale della città".

  
   Luciano Fabio Stirati era nato a Gubbio il 15 dicembre 1922: stimatissimo insegnante di Latino e Greco per i tanti giovani eugubini che hanno frequentato il Liceo Classico "Giuseppe Mazzatinti".

  
   La grande passione per la politica lo portò fino a Roma, come senatore della repubblica nelle file del Partito Socialista per ben due legislature: dal ’62 al ’66 e dal ’72 al ’76.

  
   Luciano Fabio fu anche grande tifoso del Gubbio Calcio di cui rivestì anche il ruolo di presidente onorario, ed immancabili erano i suoi interventi nelle più importanti occasioni pubbliche, di presentazione o celebrazione, che riguardavano la sua squadra del cuore.

  
 Grande e profondo il suo legame con la città e le sue tradizioni, è stato anche Presidente dell’Associazione Maggio Eugubino dal 1985 al 1989.

    
    Ha ricoperto anche la carica di primo Presidente dell'Ente Ospedaliero di Gubbio, allorquando nel 1968 la "Opera Pia" si trasformò in Ente Ospedaliero.



   Ci piace ricordarlo con il suo discorso tenuto il 17 marzo 2011, in occasione della celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia:

    “Ho parole d ringraziamento per il Sindaco di Gubbio (N.d.R.: Cristina Ercoli) per l’onore offerto che mi cagiona grande emozione com’è facile intuire (….) penso che le prime parole debbano essere rivolte ai tanti presenti della scuola, perché la scuola pubblica è stata proprio nei giorni scorsi vilipesa, umiliata da chi per primo avrebbe dovuto difenderla! Perché chi istruisce, educa; e in questi anni soffre anche il peso di una società che in parte è malata. Questi malanni si riflettono nella stessa vita della società. Chiudiamo questa, che non mi pare una parentesi, ma un’esaltazione legittima di una grande istituzione; che io penso che Piero Calamandrei la considerava la più grande e più importante Istituzione pubblica del Paese: la Scuola.
    Per l’unità d’Italia io devo dire che celebrarla sinteticamente anche non dico difficile ma impossibile. Perché la platea dei protagonisti di quest’affascinante avvenimento storico è così vasta e varia di essere francamente sommamente arduo operare una sintesi.
   Io la opererò in un altro senso, forse più interessante almeno per me, che con dolore seguo la politica italiana. Erano uomini di varie estrazioni, di varie posizioni, politiche gravi, storiche, musicali; ma quegli uomini avevano ideali comuni che li rendono uniti.
   Avevano un cuore vibrante di passione “Patria”, sincera, schietta. Provenivano dal mondo della cultura, quasi tutti. Erano di un’onestà INFINITA (mi si passi quest’aggettivo che può sembrare esagerato, mi è venuto spontaneo. Mi è sembrato che l’aggettivo PROFONDA fosse insufficiente!) Uomini dalla vita sobria. Un Cavour, pur ricco, viveva nella parte più modesta del castello avito. Ricasoli, a Torino, aveva un quartierino di tre stanze: un soggiorno e due camere; per se e per il fratello. Desinava nelle locande dei più comuni cittadini, in mezzo ai popolani di Torino. Insomma una vita sobria, un po’ ribelle mi pare! Per i nostri tempi. (Ricasoli rifiutava perfino il biglietto ferroviario gratuito: l’unico compenso de parlamentari, dei ministri).
   Allora non posso che soffermarmi su quelle che a me paiono le figure centrali del Risorgimento, anche se tantissimi hanno operato per raggiungere l’obiettivo supremo: l’Unità e l’Indipendenza dell’Italia.
   Giuseppe Mazzini, oggi non molto popolare anche perché (non so se sarete d’accordo) parla dei Doveri ! Le sue massime non sono molto popolari. Puntava su una vita quasi monastica, sobria, uggiosa, ispirata a una morale collettiva, ma queste massime, queste formule, erano il fermento potente per la gioventù italiana. Ecco la grandezza di Mazzini, al di la del fatto che dai suoi scritti non si può ricavare una filosofia, una teoria. Eppure Mazzini è stata una forza potente, un lievito interessante del nostro Risorgimento.
   Garibaldi fu un protagonista indiscusso, il più popolare anche perché i ribelli in Italia e i rivoluzionari in generale sono sempre molto più popolari dei moderati. Poi magari se uno considera la storia d’Italia troverà che i moderati ma statisti veri, sono stati positivi, costruttivi, riformisti di prima grandezza. Lasciamo stare la cavalcata epica di Garibaldi che tutti conoscono. Un eroe purissimo non c’è dubbio. Un eroe che ha donato un regno e si ritira a Caprera con un sacco di lenticchie; senza una spilla, un gioiello, un quadro, un tesoretto del regno di Napoli da Lui conquistato.
   Il protagonista dei protagonisti: Camillo Benso, conte di
Cavour (…)
… che influenzavano ancora non solo molti cittadini ma le istituzioni… la burocrazia, l’esercito e dall’altra parte l’estrema giacobina. L’alleanza che fu chiamato connubio fu direi un motore fondamentale della marcia cavouriana verso la guerra d’indipendenza. E non pensiate anche qui che il cammino fosse facile nello stesso parlamento. Egli lo dominava, certo, sapeva anche dare lezioni di opposizione a due vespe che voi non immaginate quanto lo infastidissero, da una parte Angelo Brofferio e dall’altra Francesco Domenico Guerrazzi che lo irridevano perché dicevano gli “nuoceva il volume della sua persona” (così scriveva il Ferrero). Nonostante le tante lezioni che il conte di Cavour riservava sia all’uno sia all’altro delle sue moleste vespe, quando si andava alla conta dei voti vinceva sempre il Cavour. I battimani e gli applausi dalle tribune erano per Brofferio, ma quando si andavano a contare le palline vinceva sempre il Cavour. Questo è niente a paragone delle tensioni che caratterizzavano i rapporti tra il Cavour e lo stesso Vittorio Emanuele II, un po’ invidioso del prestigio raggiunto da Cavour specialmente al congresso di Parigi e dopo quando tutte le città italiane inneggiavano all’uomo che aveva difeso l’Italia a viso aperto. Le tensioni continuavano nel prosieguo della sua marcia verso la guerra d’indipendenza. Debbo dire perché è l’aspetto più umano del Cavour, che forse si ritiene sia, ma solo apparentemente, un uomo freddo quasi cinico; il Cavour attraversò nel marzo del 1859 momenti di angoscia terribile per le esitazioni, i dubbi, le stravaganze di Napoleone III. Ebbe notti angosciose … e chiedeva conforto al suo fido collaboratore Costantino Nigra. Ebbe momenti di angoscia dopo Villafranca dopo l’armistizio (…) e gli ultimi istanti della sua vita furono rivolti all’Italia e alla separazione della Chiesa dallo Stato: “Libera Chiesa in libero Stato”. Questo fa onore a un uomo come il conte di Cavour. Fa onore anche al sacerdote padre Giacomo che a rigore non avrebbe dovuto somministrare i sacramenti a uno scomunicato qual era il conte di Cavour; ma Cavour obbediva alla tradizione cristiana di se stesso e la sua famiglia, e il frate obbediva alla sua libera coscienza di sacerdote.
    Sono momenti di grande umanità e di grande valore che io ho voluto ricordare.
   Fatemi concludere, perché vedo molti studenti, docenti e politici, che un altro uomo politico e soprattutto educatore politico è stato Francesco de Sanctis. L’autore della straordinaria storia della letteratura italiana, di saggi critici d’impareggiabile finezza, che costituirono una radicale svolta della storia della critica letteraria italiana molto arretrata; concludeva un suo articolo, niente meno del 1875, ove manifestava la sua delusione per i primi decenni della storia del nostro paese. Egli diceva: ” l’Italia se non si bada va incontro a violenti, a sfrontati, a uomini che trattano la politica come un mestiere da cui si lucrano onori e guadagni” (ricordo, credo sufficientemente, le sue stesse parole). Bene! Noi vorremmo che queste parole fossero ben meditate dalle giovani generazioni. Perché dalle giovani generazioni, spesso assopite o emarginate, che può venire un altro Risorgimento che sconfigga le ombre che ancora si addentrano sugli altri cui hanno fatto cenno coloro che mi hanno preceduto. Quegli uomini che mi sono sembrati, nelle trasmissioni recenti, così avvilenti e così tristi, quando come rappresentanti delle pubbliche istituzioni voltano le spalle e si atteggiano in modo equivoco, in modo reticente. Il che li rende ancora più spregevoli. Dovrebbero ricordare l’articolo quinto della Costituzione che parla di una Repubblica “una e indivisibile”. Bene! È ora che le giovani generazioni a cui affidiamo la storia d’Italia, fatta di tanti travagli, di tante tribolazioni, di guerre, della resistenza che ha salvato l’onore d’Italia… fate in modo che queste energie che esistono nell’Italia finalmente si ridestino, si risveglino; per l’Italia, per voi stessi, per le nuove generazioni.”
 

1° ottobre 2010 incontro del Prof. Stirati con il Vescovo Emerito Pietro Bottaccioli in occasione della presentazione del libro sulla storia della diocesi di Gubbio


 

 

   L'Associazione Eugubini nel Mondo, in tutte le sue componenti, porge le più sentite condoglianze ai figli Filippo e Antonella e ai famigliari tutti.

                                   

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