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   CRONACA  AGOSTO  2020
   
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2 Agosto 2020: Col di Lana - Commemorazione dei Caduti della Grande Guerra
8 Agosto 2020: Ricordiamo la "tragedia di Marcinelle" (8 agosto 1956)
10 Agosto 2020: La richiesta di una Festa dei Ceri a Settembre non viene accettata
12 Agosto 2020: Il Palio della Balestra 2020... si farà alla vigilia di ferragosto
13 Agosto 2020: Gubbio: in mostra un dipinto di Raffaello
14 Agosto 2020: E il Palio... si Balestrò!
15 Agosto 2020: E' morta Anna Maria Anderlini: era scampata dalla strage dei 40 Martiri
22 Agosto 2020: "L'aquila e il montone". I Montefeltro e i Fortebracci tra il 1391 e il 1477
23 Agosto 2020: 55° edizione del trofeo Fagioli, Gubbio-Madonna della Cima
   
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2 Agosto 2020Col di Lana - Commemorazione dei Caduti della Grande Guerra


    Come consuetudine, la prima domenica d'agosto, sulla vetta del Col di Lana si è svolta l’annuale commemorazione dei Caduti della Grande Guerra.
    Sono già trascorsi tre anni dalla grande e commovente celebrazione del Centenario dei Ceri sul Col di Lana, ed anche quest'anno un numeroso gruppo di Eugubini è stato presente a Cima di Lana in occasione di questa giornata di ricordo di tutti i caduti della Prima Guerra Mondiale, di entrambi gli schieramenti.

    La cerimonia è organizzata dal gruppo Alpini del Col di Lana e dal Comune di Livinallongo, città gemellata con Gubbio.
    Circa 40 gli Eugubini che sono saliti in vetta dove ad aspettarli c'era, all'interno della cappella, la Statuina di S. Ubaldo che lassù è stata collocata nel 2012 al termine della Messa concelebrata dal nostro vescovo Mons. Mario Ceccobelli e dal vescovo emerito Mons. Pietro Bottaccioli. La Statua di S. Ubaldo, come tutti ricorderanno, realizzata dal compianto Enrico Nicchi, fu collocata da due militari: uno italiano ed uno austriaco. Pertanto fu evidente il significato di quella cerimonia nel senso di condanna della guerra e di "Riconciliazione" dal momento che S. Ubaldo è stato definito "Santo della Riconciliazione" da Papa Giovanni Paolo II.


    Sempre molto grande è l'emozione per tutti gli Eugubini, nell'attraversare i luoghi che ricordano feroci battaglie, luoghi dai nomi tristemente famosi come il "vallone della morte".

    La S. Messa è stata celebrata dal Cappellano degli Alpini Don Lorenzo Cottali e come al solito è stata officiata nel cratere scavato dallo scoppio della "mina del Col di Lana" che permise il 17 aprile 1916 all'esercito italiano di conquistare le vetta, spazzando via l'intera guarnigione austriaca.

Video della cerimonia

  Ovviamente, nel ridiscendere a valle immancabile per tutti è stata la visita al Sacrario di Pian di Salesei, dove sono conservati i Ceri (copia di quelli del 1917) usati per la celebrazione del Centenario nel 2017.

                                   

8 Agosto 2020 - Ricordiamo la "tragedia di Marcinelle" (8 agosto 1956)


    Sono trascorsi 64 anni dalla "tragedia di Marcinelle".
Mai tante vittime erano state reclamate dalla miniera, in cambio del carbone estratto dalle sue viscere, come in quell’ 8 agosto 1956 al Bois du Cazier, in Belgio, vicino Charleroi.
    L'incidente è il terzo per numero di vittime tra gli italiani all'estero dopo i disastri di Monongah (Usa - West Virginia: 171 morti italiani) e di Dawson (Usa - Nuovo Messico: 146 morti italiani).
   A Marcinelle, in seguito ad un errore umano, un incendio si estese rapidamente a tutta la miniera. In totale, 262 uomini, di 12 nazionalità diverse (fra cui 136 italiani e 95 belgi) persero la vita, lasciando centinaia di vedove e di orfani.
   Il risultato segnerà la fine dell’emigrazione italiana in Belgio e una regolamentazione più severa per la sicurezza sul posto di lavoro.
Per comprendere la dinamica dell'incidente visita il sito ufficiale della Miniera.
   L’ ASS. EUGUBINI nel MONDO si sente spiritualmente presente alle cerimonie celebrative di Charleroi e pertanto rivolge alle Istituzioni presenti ed ai parenti dei caduti i sentimenti di viva, fraterna e solidale partecipazione come messaggio simbolico che accomuna tutti gli italiani ovunque si trovino.
  
L’
8 Agosto è diventato così anche per gli italiani che vivono nei vari continenti la giornata del sacrificio e del lavoro italiano nel mondo. “Giornata simbolo” ma anche momento di unità e di riaggregazione degli italiani tutti che riscoprono, nelle celebrazioni di Marcinelle, i valori e l’orgoglio dell’identità;
  
   La miniera di Bois du Cazier, Marcinelle, situata nel bacino carbonifero di Charleroi, ha rappresentato “il lavoro” anche per tanti eugubini. Il caso ha voluto che di fatto nessun eugubino vi rimanesse coinvolto, un pò anche per l'appossimarsi delle feste di ferragosto che rappresentavano un'occasione importante per ritornate qualche giorno in Italia dai propri cari. 

   Metà dei 136 morti italiani erano abruzzesi e molisani e calabresi Una tragedia che tutti ricordano ancora oggi a Manoppello, Lettomanoppello e Turrivalignano in Abruzzo; a Crotone, a San Giovanni in Fiore e a Castelsitrano in Calabria.

   Ma
l'8 agosto  è una giornata da non dimenticare, la cui storia va trasmessa alle nuove generazioni affinché capiscano che cosa è stata l’Emigrazione per il nostro Paese, per comprendere nello stesso tempo i valori dell’accoglienza nei confronti dei disperati che bussano alle nostre porte.
    Nel 2001 il governo italiano ha istituito la “Giornata Nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel Mondo”, che ricorre appunto ogni anno l’8 agosto. La memoria rimane l’unica forma di riscatto possibile da quella tragedia, per ricordarci chi eravamo, e per saperci riconoscere in chi oggi, come noi allora, lascia il proprio paese in cerca di una vita migliore.

    I fatti: l’8 agosto 1956, di buon mattino, come ogni giorno, 275 uomini scendono con gli ascensori nella profondità della terra per estrarre le tonnellate di carbone che avrebbero permesso ai loro familiari di vivere e al Belgio di continuare a prosperare. Le gabbie degli ascensori distribuiscono le squadre nei vari piani, a quota 765 e 1.035.
    Alle ore 8.15, per un errore umano un carrello, in un pozzo a 1035 metri di profondità, esce dalle guide e va a sbattere contro un fascio di cavi elettrici senza rete di protezione; i cavi elettrici ad alta tensione e le condotte d’olio si spezzano. Comincia così la tragedia: l’atmosfera carica di fumo, di ossido di carbonio e di gas tossici comincia a espandersi in tutte le gallerie, l’incendio si espande nelle condutture d’aria e le rende inutilizzabili per la risalita e il fumo stagnante impedisce la discesa dei soccorritori a quelle grandi profondità.   
    Alle ore 12.00: finalmente viene ripristinata l’entrata alla miniera, ma il fumo stagnante impedisce la discesa dei soccorritori a grandi profondità.
    I soccorsi furono abbastanza pronti e comunque si continuò a scavare per 15 giorni, fino al 22 agosto, quando purtroppo un soccorritore che, raggiunto i 1035 metri, risalì gridando "tutti cadaveri".
    Solo 13 lavoratori si erano salvati. Le vittime furono 262 di cui 136 italiani, il più giovane di 14 anni e il più anziano di 53 anni.

    La presenza di tanti italiani nelle miniere del Belgio era dovuta ad un accordo del giugno 1946 tra Italia e Belgio che prevedeva l'invio di 2000 giovani disoccupati alla settimana da far lavorare nelle miniere belghe in cambio della vendita a basso costo di un certo numero di tonnellate di carbone. Fu così che nel decennio succesivo partirono dall'Italia per il Belgio 140.000 lavoratori, 18.000 donne e 29.000 bambini.

    l bei manifesti rosa, affissi in tutti i comuni d'Italia, parlavano di un lavoro sotterraneo nelle miniere belghe. Naturalmente non fornivano alcun dettaglio sul tipo di lavoro, soffermandosi invece sui vantaggi dei salari, delle vacanze e degli assegni familiari.

   La realtà che trovarono i lavoratori italiani in Belgio fu, invece, ben altra cosa: un lavoro durissimo e pericolosissimo da affrontare senza alcuna preparazione specifica.


   I candidati minatori erano avviati da tutta Italia e dopo aver superato le visite mediche e dopo un viaggio che poteva durare anche 52 ore, venivano scaricati non nelle stazioni riservate ai passeggeri ma nelle zone destinate alle merci. Quindi erano sistemati lontano dalle città, nei pressi del pozzo della miniera alla quale erano assegnati, in baracche di legno o di zinco molte delle quali erano state utilizzate per i prigionieri russi durante l'occupazione nazista. 

 

   Chiuso definitivamente nel 1967, in quanto L'estrazione del carbone non era più remunerativa, l’insieme architettonico di Bois du Cazier è stato classificato come monumento nel 1990 ed è stato acquistato dalla Regione Vallone che, grazie ai contributi della Comunità Europea, lo ha riqualificato.
    Nel 2004 quello che restava della miniera del Bois du Cazier è stato trasformato in museo per ricordare la tragedia, affinché la memoria di una epopea di lavoro e di sangue non venisse cancellata. Ora il museo del Bois du Cazier è stato dichiarato dall’Unesco monumento di interesse storico per tutta l’umanità grazie al suo alto valore simbolico.
   L’attuale complesso archeo-industriale comprende tre aree espositive, inaugurate lo scorso 12 marzo, per ricordare la storia di una regione coinvolta nella grande rivoluzione industriale, ma soprattutto quella sciagura che costò tante vite umane.
   Oggi l'area dell'ex miniera è stata completamente recuperata e al suo interno sono stati realizzati un museo di archeologia industriale (
in 13 sale, sono illustrati i principali settori produttivi: l’estrazione del carbone, la siderurgia, la vetreria, la metallurgia e la meccanica, la chimica) nonché un memoriale - inaugurato nel 2006, in occasione del 50° anniversario della tragedia - dove la storia di quanto avvenuto è raccontata attraverso numerosi documenti fotografici. All'ingresso è stato posto un blocco di marmo di Carrara su cui sono stati incisi i nomi dei morti.
   

  

    Molto interessante il libro "Per un sacco di Carbone", in quanto si inserisce nell'argomento del lavoro degli italiani nelle miniere di carbone del Belgio, scritto da Maria Laura Franciosi, studiosa e scrittrice che possiede una chiara "eugubinità" (nata a Napoli, ha trascorso gran parte dell'infanzia a Gubbio dove ha frequentato il liceo classico per poi laurearsi in scienze politiche a Roma).

   l'opera, pubblicata nel 1996, è un poderoso volume di 400 pagine piene di fotografie e documenti, e con le storie di ben 150 minatori, delle loro mogli e figli, molti dei quali si sono ora inseriti nel tessuto sociale del Belgio.

   Rappresenta una vera narrazione del lavoro Italiano nel mondo, quando il valore degli uomini equivaleva a quello dei sacchi di carbone che riuscivano ad estrarre dalle viscere della terra.
 

 

 

10 Agosto 2020 La richiesta di una Festa dei Ceri a Settembre non viene accettata


Vedi storia e documenti di "Due anni senza i Ceri"

12 Agosto 2020 - IL Palio della Balestra 2020... si farà alla vigilia di ferragosto


    Seppure in una data inconsueta, il Palio della Balestra tra Gubbio e Sansepolcro 2020 si svolgerà normalmente (a parte qualche limitazione nella partecipazione degli spettatori, a causa delle norme di prevenzione per il Covid-19).
    La data scelta del 14 agosto 2020 che normalmente è riservata al "Torneo dei Quartieri".

    Marcello Cerbella, presidente della Società Balestrieri della città di Gubbio, non nasconde l’orgoglio della scelta fatta:
“Malgrado le restrizioni e la data inedita, riusciremo anche in questo anno difficilissimo a non far venir meno lo spirito vero del Palio, che è quello di rendere onore al nostro amato patrono Sant’Ubaldo, insieme alla cittadina “consorella d’armi” Sansepolcro. Negli scorsi mesi abbiamo rinunciato, come del resto molti in Italia e nel mondo, a tutti i nostri appuntamenti e impegni, nel pieno rispetto delle norme sanitarie. Sarà quindi ancora più bello ed emozionante, tra pochi giorni, sentire una storia di secoli riecheggiare in Piazza Grande, e gridare a tutti, come vuole la tradizione che tramandaronci li nostri padri… SE BALESTRI!”

   Il segnale di questa decisione è prepotente! La storia e il folklore della nostra comunità continueranno ad andare avanti, e nemmeno la grande pandemia le potrà fermare. Sentiremo la voce del Campanone che ci farà sobbalzare e riscalderà i nostri cuori!!!

    Peccato che la stessa sensazione non si possa provare per la nostra Festa dei Ceri. Sembra infatti che la richiesta fatta al Sindaco da un gruppo di eugubini di poter "fare i Ceri" il prossimo 11 settembre (festa della Traslazione del corpo di S. Ubaldo in vetta al Monte Ingino nel 1194) non sia stata accettata.


Programma del Palio
Ore 17:45 Sonata del Campanone
Ore 18:00 Ingresso in Piazza Grande dei Balestrieri, benedizione, scambio dei doni, bando di sfida, inno al Palio
Ore 18.15 Celebrazione del Palio della Balestra
Ore 19:00 Ingresso in piazza dei cortei storici
Ore 19.30 Premiazione dei vincitori e consegna del Palio della Balestra

13 Agosto 2020 - Gubbio: in mostra un dipinto di Raffaello


    Si e' aperta a Gubbio, alla chiesa di Santa Maria dei Laici (detta “dei Bianchi”), l'esposizione del Gonfalone del Corpus Domini, secondo alcuni critici attribuibile al giovane Raffaello Sanzio, di cui ricorre il 5° centenario della morte (6 aprile 1520).
    La mostra si intitola “Un giovane Raffaello a bottega - Evidenze e indizi nel Gonfalone del Corpus Domini di Gubbio”.
    L'opera, scoperta circa vent’anni fa nella Chiesa di Santa Maria al Corso, è oggetto di un vivace dibattito tra gli esperti.  Studiosi e critici d’arte infatti discutono su quanto e su come Raffaello abbia contribuito alla realizzazione del Gonfalone processionale della Confraternita eugubina del “Corpus Domini”.
    Il Gonfalone è una interessante composizione bifacciale su tela, con altezza di 208 centimetri e larghezza di 179, raffigurante Cristo Risorto con la croce, con dietro un drappo sorretto da tre angeli, con i Santi Ubaldo e Francesco inginocchiati per la venerazione del Salvatore. Sant’Ubaldo inoltre è rappresentato nell'atto di raccogliere in un calice d’oro il sangue che esce dalla ferita del costato di Gesù.
    Le due facce del gonfalone hanno lo stesso soggetto, ma presenta differenze rilevanti di carattere artistico e cromatico.
    Nell’ottobre del 2004, furono la storica dell’arte della Soprintendenza di Perugia, Giordana Benazzi, e il direttore dell’Ufficio beni culturali della diocesi di Gubbio, Paolo Salciarini, a presentare le conclusioni di tre anni di studio sul dipinto e i risultati delle analisi effettuate. A rendere più intrigante e fitto il mistero sull’attribuzione raffaellesca contribuì allora anche una sigla particolare che, a una prima osservazione, evidenziava una "R" e una "V", tracciate ripetutamente sul piviale indossato dal vescovo e patrono di Gubbio, Sant’Ubaldo. Un esame accurato del paleografo Massimiliano Bassetti invitava a interpretare il monogramma con l’espressione “Raphael Urbinas”. Sarebbe, dunque, una vera e propria firma del maestro urbinate, all’epoca giovanissimo, intorno ai 14-16 anni.
     Nel 2009 il Gonfalone fu in mostra ad Urbino.
    L’attribuzione convince anche lo storico dell’arte Luca Tomio, consulente scientifico e conduttore del documentario per il cinquecentenario di Raffaello, trasmesso dalla Rai all' inizio del 2020. Tomio e il restauratore tuderte Marcello Castrichini sono convinti che il dipinto processionale bifacciale eugubino sia una sorta di “anello di congiunzione”, una fase di passaggio tra il periodo urbinate e quello umbro di Raffaello.
    “Lo scopo dell’esposizione che abbiamo voluto organizzare - ha spiegato il vescovo di Gubbio, Luciano Paolucci Bedini - è quello di rilanciare lo studio dell’opera, sia per il completamento dei restauri che sono parziali, sia per gli indizi che alcuni studiosi hanno rilevato circa l’intervento di un giovane Raffaello o della bottega del padre, Giovanni Santi. C’è chi contesta l’attribuzione ed è anche per questo che abbiamo promosso l’esposizione, invitando gli esperti d’arte a visionarla e studiarla, in vista di un convegno che vorremmo organizzare al più presto, compatibilmente con le restrizioni dell’emergenza coronavirus”.
    Un filo conduttore della grafica che rafforserebbe l'ipotesi raffaellesca è l'angelo dipinto sul lato sinistro: alcuni hanno voluto vederci una somiglianza tra il suo volto e il famoso autoritratto di Raffaello.

14 Agosto 2020 - E il Palio... si Balestrò!


    Il 14 agosto  è la data in cui si svolge tradizionalmente il Torneo dei Quartieri, ma quest'anno a seguito della pandemia provocata dal covid-19, al suo posto si è tenuto in via eccezionale ed in sicurezza il Palio della Balestra, pur tuttavia tutti i "Quartieri di Gubbio" erano presenti con i loro stemmi!
   I nostri Balestrieri, tutti miniti di mascherine appositamente realizzate con i colori sociali, con in testa il Presidente Marcello Cerbella, orgogliasamente hanno poturo recuperare, con un'edizione straordinaria, il Palio 2020 che normalemte si sarebbe svolto l'ultima domenica di maggio.

    E così, nella sempre spettacolare cornice rappresentata da Piazza grande, con il concorso del Suono del Campanone e del suggestivo spettacolo sempre offerto dai nostri Sbandieratori, i Balestrieri di Gubbio e Sansepolcro hanno ridato vita alla loro secolare sfida con la balestra antica.

    La vittoria è andato ai Balestrieri eugubini con il maestro d'armi Rodolfo Radicchi, che ha potuto innalzare lo splendido Palio realizzato dall'artista eugubino Giuseppe Sannipoli. Al secondo posto si sono piazzati Viviano Zanchi e Luciano Mazzini entrambi di Sansepolcro.

    Presenti in Piazza Grande sia il Sindaco Stirati che il Vescovo Paolucci Bedini, piazza che per l'occasione ha potuto ospitare un numero ristretto e contingentato di soltanto 200 spettatori.

   Grande comunque, oltre la vittoria, è stata la soddisfazione dei Balestrieri eugubini che, nonostante tutto, hanno potuto dare continuità, in onore di S. Ubaldo, ad una manifestazione che ha alle sue spalle una tradizione plurisecolare.
Immaginiamo che a sentire il Campanone, non ci sia stato un vero eugubino che non sia andato drammaticamente con il pensiero alla nostra Festa dei Ceri....annullata!

15 Agosto 2020 - E' morta Anna Maria Anderlini: era scampata dalla strage dei 40 Martiri


   E' deceduta nella notte di ferragosto Anna Maria Anderlini, un eugubina che è vissuta dal 1944 in Sardegna, a Dolianova in provinca di Cagliari. Aveva festeggiato pochi giorni fa il suo 93° compleanno.
    La ricordiamo anche perchè nel 2007 ha pubblicato un libro di ricordi.
    “Un passo indietro” è appunto il titolo del suo libro, curato da Gabriella Pelusi ed edito da Davide Zedda Editore.
   Anna Maria era nata a Gubbio il 2 agosto del 1927 da Quinto Anderlini e Chiara Moscetti, è vissuta a Gubbio fino al 1944. Nel gennaio di quell’anno si
sposò con Giuseppe Cabboi di Dolianova (Cagliari).
     Nel libro racconta anche fatti personali riguardanti il tragico episodio dei 40 Martiri. Infatti nel giugno del 1944, a seguito del tristemente famoso attentato che costò la vita ad un ufficiale medico tedesco e che portò all’eccidio dei 40 Martiri,
Anna Maria fu arrestata insieme al marito nel rastrellamento operato per rappresaglia dall’esercito tedesco.
   Riuscì con il marito a riconquistare la libertà e immediatamente dopo partirono per la Sardegna, viaggio intrapreso in mezzo a tanti pericoli e strani incontri.
   Ha avuto
tre figlie (Rita, Silvana e Marisa), è rimasta vedova a 60 anni e ha goduto per la presenza di sette nipoti e cinque pronipoti.
  Nella sua vita a Dolianova (25 Km da Cagliari) si è occupata prevalentemente della famiglia; ha avuto una personalità vivace, con diversi interessi, ha amato la musica, la lettura e i viaggi.
 
Nel 2007, al compimento degli 80 anni, ha fatto… un "passo indietro" ed ha ripercorso col pensiero e con nostalgia tutti gli anni vissuti raccontando i principali avvenimenti della sua vita.
  Nel libro ricorda la sua infanzia e la sua adolescenza vissuta in maniera libera e serena, con tante amiche, feste campestri e avvenimenti speciali come la trebbiatura. Abitava con i genitori, un fratellino e la nonna paterna,
“Nonna Santina”, che era stata una donna molto sfortunata, perché a venticinque anni era rimasta vedova con cinque figli e durante la prima guerra mondiale aveva perduto il maggiore dei suoi figli.
   Ricorda… ricorda che a scuola le davano l’olio di fegato di merluzzo e le insegnavano il saluto fascista. Ricorda che da bambina era molto indipendente, allevava pulcini e vendeva polli e uova, amava molto i bei vestiti (passione che ha coltivato anche in seguito).
   Ma un giorno un chiromante le predisse che si sarebbe sposata giovane e che sarebbe andata a vivere lontano, e così accadde!
   Nel libro Anna Maria va con la memoria allo scoppio della seconda guerra mondiale che inizialmente a Gubbio non si avvertì tanto. Ma dopo l’8 settembre del 1943 la situazione peggiorò fino a precipitare nel 1944 quando Gubbio si trovò "al fronte" tra le truppe tedesche che arretravano e gli alleati che avanzavano.
   Nel frattempo per Anna Maria ci fu il fidanzamento con Giuseppe, un soldato proveniente dalla Sardegna, a cui seguì il
matrimonio nel gennaio del 1944.
    E’ a questo punto che il racconto si fa maggiormente interessante, in quanto riferisce fatti non da tutti conosciuti: « Il 20 giugno del 1944 … già durante la mattina si diceva sottovoce che sarebbero scesi dalla montagna i partigiani. La città era tranquilla, i tedeschi erano in ritirata.
Io ero in attesa di un bimbo e quel giorno, con mio marito, eravamo ospiti a pranzo a casa di un brigadiere di finanza sardo.
   Intorno alle 14,45 si scatenò l'inferno. Sentimmo degli spari, urla e tanta gente che correva. Gli spari provenivano dal bar sotto casa. Era successo che due ufficiali medici tedeschi erano entrati nel bar per prendere un caffè ed erano stati colpiti dai partigiani. Un tedesco morì subito e l'altro, gravemente ferito, fu portato all'ospedale e fu salvato dal dottor Fabbrini, un grande chirurgo della mia città. Il nostro amico si affacciò alla finestra e si ritrovò decine di mitra puntati contro. Con grande trambusto i tedeschi salirono le scale e perquisirono l'appartamento, rovesciando tutto, bussando perfino nei muri per sentire se c'era il vuoto. In cucina c'era un ripostiglio per il carbone, chiuso con uno sportello e i soldati sfasciarono tutto il muro per vedere cosa c'era dietro. Ci presero e ci portarono via con i mitra sempre spianati, ricordo che la strada era piena di gente che tornava al lavoro nel pomeriggio. Tutto questo accadeva mentre noi ancora non sapevamo cosa fosse successo. Io ero inebetita, non mi rendevo conto di dove eravamo, mi sembrava di sognare, purtroppo non era una visione ma la cruda realtà. Anche tanti altri cittadini che si trovavano per strada furono percossi brutalmente col calcio del fucile, poi presi prigionieri con noi nel rastrellamento. Da loro venimmo a sapere cosa era successo e che ci avrebbero fucilato tutti per rappresaglia. Naturalmente chi aveva sparato non era tra i catturati, era già scappato.
   Ci portarono nella zona del mattatoio, eravamo già centocinquanta ostaggi, ma i rastrellamenti continuavano ancora. Mio marito cercava di parlare in continuazione con i tedeschi, spiegando chi ero io, la nostra estraneità a tutta la faccenda e perché eravamo nella casa sopra il bar e inoltre che io ero incinta.
Uno degli ufficiali era di media statura, giovane, bruno di capelli e di occhi, non era il tipico biondo e Giuseppe gli parlava, implorava che mi lasciassero andare, che ero tanto giovane, quasi una bambina, che ero sua moglie. Si ripeteva continuamente, sentivo tutta la sua angoscia. Era quasi sera quando mi accorsi che questo ufficiale disse qualcosa in tedesco ad un altro comandante, poi prese me e mio marito per un braccio e ci portò via. Pensai che incominciassero con noi la fucilazione e sperai che si sbrigassero, ero certa che fosse la fine.
   Lungo la strada ci disse in italiano: "Io sono fidanzato con una ragazza di Bologna che assomiglia tanto a tua moglie. Adesso io vi riporto dove vi ho preso e ho detto al mio collega che mi avreste aiutato dandomi informazioni per trovare i veri colpevoli. Può darsi che, mentre io vi lascio andare, altri vi possano riprendere, quindi fate molta attenzione, nascondetevi.
Ricordate che io non vi conosco, voi non mi avete visto e se vi riprendono io non potrò fare niente»
.

    Anna Maria e suo marito Giuseppe all'inizio si dettero alla macchia e poi misero in atto la fuga verso la Sardegna che raggiunsero con una nave dopo essersi imbarcati a Napoli.

22 Agosto 2020 - "L'aquila e il montone. I Montefeltro e i Fortebracci tra il 1391 e il 1477: il caso di Gubbio"


    Montone, sabato 22 agosto 2020, nell'ambito del programma della rievocazione, della "Donazione della Santa Spina" si è tenuta nella Chiesa di San Francesco, la conferenza storica "L'aquila e il montone. I Montefeltro e i Fortebracci tra il 1391 e il 1477: il caso di Gubbio", tenuta dallo storico eugubino Fabrizio Cece e organizzata dall'associazione StoricaMente in collaborazione con il Comune di Montone e la Pro Loco.
   L'
Aquila e il Montone sono i due emblemi che esprimono il confronto ta le famiglie dei Montefeltro e dei Fortebracci.

    Si è trattato di un interessante approfondimento culturale che ha preso in esame i rapporti, quasi sempre conflittuali, intercorsi tra i Montefeltro, signori di Urbino e di Gubbio, e i Fortebracci, con particolare riferimento al suo esponente principale, Braccio.
     Questi pluridecennali rapporti sono stati inquadrati dall'ottica eugubina, visto che
Gubbio entrò nell'orbita dei Montefeltro, fin dal 1384. Gubbio era una città importante e il suo vasto territorio (ancora oggi il settimo comune d'Italia) confinava con la signoria di Braccio e con il territorio dei suoi alleati su ben tre punti cardinali. Era pertanto una preda molto ambita per il potente Andrea Fortebracci "Braccio" il quale tentò di conquistarla più di una volta senza peraltro mai riuscirci. Infatti di tutte le città dell'attuale Umbria, Gubbio è l'unica a non essere mai finita sotto la signoria dei Fortebracci.

   Nella conferenza Fabrizio Cece ha parlato anche di Niccolò della Stella, di Carlo Fortebracci rispettivamente nipote e figlio di Braccio, anche loro contrapposti a Guidantonio e a Federico di Montefeltro. Le cavalcate, le intrusioni e le scorrerie dei bracceschi nel territorio eugubino non furono poche e in alcuni casi ebbero come preda il bestiame e gli abitanti del contado che furono anche imprigionati.

   Con Carlo, dopo l'assedio di Montone del 1477 da parte di
Federico da Montefeltro, ebbe fine il lungo conflitto tra le due casate.

    Del resto anche il rapporto di forza tra le due casate era ormai mutato: con il passare dei decenni, infatti, i successi e la capacità militare dei bracceschi erano andate via via assottigliandosi mentre di contro erano cresciute la potenza e la fama del duca Federico.


                        

23 Agosto 2020 - 55° edizione del "Trofeo Fagioli": Gubbio-Madonna della Cima


    Si è svolto a Gubbio il 55° edizione del "Trofeo Fagioli": Gubbio-Madonna della Cima. Purtroppo a “porte chiuse”, cioè senza la presenza del pubblico, a causa della pandemia da Covid-19. 
    Ha vinto Christian Merli, Campione Italiano in carica, che ripete il successo dello scorso anno, il trentino pilota ufficiale dell’ Osella, con la sua “FA30 EVO”, ha prevalso dopo le due entusiasmanti manche di gara sul pluricampione italiano ed europeo Simone Faggioli (Norma M20 Zytek) per soli 6 decimi di secondo. Dietro ai due sfidanti, grande prova del catanese Domenico Cubeda, al debutto con la Osella FA30.
   Grande è stato lo sforzo del Comitato Eugubino Corse che è riuscito perfettamente a gestire gli oltre duecento piloti iscritti, organizzando il paddock e l’allineamento partenza in modo esemplare nel pieno rispetto del protocollo di sicurezza.
   
Agli appassionati è stato possibile seguire la gara mediante la diretta curata da “Arancia Live” e trasmessa sul web ed in tv. 
    Questa edizione del "Trofeo Fagioli" va in archivio anche con l'apprezzamento venuto direttamente dal Ministro della Salute, Roberto Speranza che ha ringraziato gli Organizzatori con un comunicato ufficiale per aver destinato il premio “Memorial Angelo e Pietro Barbetti” alla Sanità italiana, impegnata a combattere la pandemia.

       

                                   

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