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 Arte della Ceramica


Gubbio, fin dai tempi più remoti, è stato centro di produzione ceramica molto conosciuto e assai famoso. Sono stati ritrovati resti di antiche fornaci per la produzione di laterizi e di vasellame nelle vicinanze del Mausoleo e della Vittorina.

Probabilmente la qualità delle argille locali era eccellente: i migliori giacimenti di argilla erano localizzati nella parte bassa della pianura eugubina (lungo il fiume Saonda).
Le prime documentazioni scritte sull'antica arte della ceramica si possono già trovare nel XIII secolo e da queste si può capire che i vasellari eugubini producevano manufatti di buona qualità che venivano commercializzati non solo in Gubbio ma anche nelle città dell'Umbria e delle Marche. La tipologia di questi oggetti si ricollega con la produzione tipica dell'Umbria: il vasellame (brocche, ciotole, piatti, pentole, pignatte,…) veniva invetriato e spesso decorato (gli ossidi coloranti erano soprattutto il manganese e il rame che davano un colore marrone e verde).

Con il passare del tempo e con il migliorare dei contatti con gli altri centri di produzione ceramica e civiltà, si assiste ad un progressivo affinamento delle tecniche di produzione. Vengono usati smalti di fondo bianchi a base di stagno e piombo ed il numero di ossidi coloranti aumenta: grazie agli Arabi si conosce il cobalto per ottenere dei bellissimi blu, l'antimonio per i gialli, il cromo per i verdi. L'aumentata capacità tecnica dei ceramisti e la possibilità di avere una tavolozza di colori più ampia richiama, dal 1400 in poi, anche numerosi artisti che contribuirono ad innalzare la considerazione intorno al prodotto ceramico.

Proprio alla fine del 1400, attirati forse dal buon nome, arrivano a Gubbio dalla Lombardia i fratelli Andreoli, il più famoso dei quali, Mastro Giorgio (1470 - 1555), contribuirà a portare il nome della città di Gubbio nel firmamento mondiale della ceramica.

Gli Andreoli avevano già una discreta esperienza nel campo della ceramica perché si ha notizia di una loro società con l'eugubino Mastro Giacomo di Paoluccio con cui collaborarono nei primi anni della loro permanenza a Gubbio.














Gubbio, bottega di Maestro Giacomo di Paoluccio (circa 1510-15).
Parigi, Museo del Louvre.



Dopo il primo decennio del 1500 Mastro Giorgio guidò la crescita della bottega di famiglia, perché sviluppò ulteriormente la particolarissima e preziosa tecnica del "lustro" che consisteva nel conferire - in terza cottura e con una tecnica molto sofisticata - particolari effetti e riflessi metallici soprattutto con l'oro, il rubino (rosso) ed il cantaride (verde).















Metropolitan museum of arts, New York
Stemma Vitelli - Della Staffa



In Italia, fin dal XIII secolo, le ceramiche a lustro erano giunte attraverso Majorca (da cui il nome "maiolica") ed erano state prodotte dai vasai della razza dei "mori" (spagnoli di sangue arabo).
















                 Piatto ispano-moresco (sec.XIV)
                 Parigi, Museo del Louvre



Infatti è agli arabi che viene attribuita (nel IX secolo) la scoperta dei "lustri" nella ceramica, ma è Mastro Giorgio che la sviluppa ulteriormente e la rende preziosa e richiestissima dalle classi ricche e nobili.















Stemma nobiliare (sconosciuto)
Bottega Mastro Giorgio 1525-30
Museo Metropolitan, New York



Mastro Giorgio, per elevare ulteriormente il livello delle sue maioliche, chiama presso la sua bottega anche pittori di fama da altre città e spesso "lustra" ceramiche che gli sono inviate da altri centri ceramici.
Il periodo di maggior produzione e di più alta qualità è tra il 1515 al 1535 e lo dimostrano le date sotto ai piatti che si trovano nelle più importanti raccolte pubbliche e private di tutto il mondo.














                             Il giudizio di Paride
                             Parigi, Musèe du Petit Palais



Dopo tale periodo, Mastro Giorgio affida ai suoi due figli, Vincenzo (Mastro Cencio) e Ubaldo, la continuazione della bottega, ma si assiste ad un calo qualitativo della produzione. Gli Andreoli oramai sono ricchi, famosi e in alto nella scala sociale: è comprensibile che non abbiano più la tenacia che ha caratterizzato l'inizio della loro attività.














S.Ubaldo, Museo della maiolica a lustro
Gubbio



Ci piace qui ricordare una poesia che Gabriele D'Annunzio (1863 - 1938) scrive per Gubbio ed in cui fa riferimento alle maioliche di Mastro Giorgio:

"Agobbio ....

l'argilla incorruttibile per l'arte

di Mastro Giorgio splende; e in tutto il mondo

l'alta tua nominanza ne rosseggia"

Nel Seicento e nel Settecento, per effetto della crescente domanda di porcellana da parte delle classi dominanti , la maiolica assume caratteri più umili e popolari perché chi la compera….. non ha grandi disponibilità.

In quei periodi a Gubbio, come nella maggior parte dei centri di produzione ceramica, si fanno ceramiche per uso quotidiano, con decorazioni eseguite da vasai che non sono più gli artisti del Rinascimento.














                 Vasi da farmacia XVII sec.
                 Gubbio, Museo Comunale



Ma è verso il 1850 che si assiste ad un rinato interesse per le ceramiche grazie alla ripresa dovuta al fenomeno dello "Storicismo" che tendeva a rivalutare i grandi maestri e le arti dei periodi classici.

Pertanto, visto che a Gubbio erano ricercatissime le maioliche di Mastro Giorgio (soprattutto da parte di turisti Inglesi, Francesi e Tedeschi), grazie agli studi ed ai tenaci tentativi per far rivivere il lustri di Mastro Giorgio, fatti da Angelico Fabbri e Luigi Carocci si ritorna ad una produzione di alta qualità nel campo della ceramica.
















Giovanni Spinaci , 1882
Gubbio, Museo Comunale



Questi, dopo loro, i nomi dei maggiori artefici di maioliche eugubine del XIX secolo: Giovanni e Rodolfo Spinaci, Raffaele Antonioli, Pio Pieri, Antonio Passalboni, Giuseppe Magni.

Nel Novecento altri nuovi impulsi artistici spingono la ceramica eugubina in alto e vanno ricordate le società Vascellari Eugubini (diretta da Ilario Ciaurro) e la Fabbrica Maioliche Mastro Giorgio di Polidoro Benvenuti (nella quale viene sperimentata la tecnica della ceramica nera "il bucchero" ancora oggi prodotta).















                    Dal catalogo fotografico della società
                    "Maioliche Mastro Giorgio" (fine anni '20)



In questo periodo iniziano le prime esperienze di un altro grande maestro, Aldo Ajò, il cui stile originalissimo è stato molto apprezzato e le cui opere sono entrate oltre che in collezioni private anche in raccolte pubbliche quali il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza e il Museo Artistico Industriale di Napoli.











Copertina del catalogo sulla mostra organizzata dalla Banca Pop. di Faenza intitolata:
"Aldo Ajò: maioliche dagli anni Trenta ai Settanta".



Attualmente, le aziende ceramiche eugubine sono circa venti e la maggior parte di esse di tipo artigiano.

Varie e mutevoli sono le tipologie e gli stili che esse propongono ad un mercato italiano ed estero che è sempre sensibile a quella che - sì - è definita "arte minore", ma che ha racchiuso sempre qualcosa del patrimonio culturale e materiale della civiltà che l'ha espressa.




















                        Fase della foggiatura al tornio
















Decorazione prima della seconda cottura



















Ceramiche Rampini, produzione 2000


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